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CHI SEMINA DISUGUAGLIANZA RACCOGLIE TEMPESTA: LO SCIOPERO GENERALE CONTRO L'ECONOMIA DI GUERRA

Lo sciopero generale del 28 novembre e le manifestazioni del 29 a Roma e Milano non sono semplici appuntamenti rituali, ma una necessità vitale per i lavoratori. Ci troviamo di fronte a una legge di bilancio che pone le basi per un’espansione dell’economia di guerra, un progetto che l’Italia sta portando avanti insieme all’Europa per dirottare risorse verso gli armamenti. Mentre ci dicono di “mettere i conti a posto”, la realtà è che si investe in armi per conflitti futuri, usando la paura come scusa per politiche che non condividiamo.

Meno welfare, più armi: il ricatto del governo. Il governo continua a tagliare sulla sanità, sull’istruzione e sui trasporti pubblici, che rappresentano forme di salario indiretto per chi lavora. Le risorse ci sono, ma vengono spostate verso le spese militari, seguendo le direttive della NATO e del “Piano Draghi” per la costruzione di un esercito europeo. Questo significa che, mentre il potere d’acquisto dei salari crolla e la precarietà aumenta, miliardi di euro vengono regalati alle multinazionali delle armi, che negli ultimi anni hanno visto i loro profitti crescere esponenzialmente.

Solidarietà internazionale e lotta al genocidio. La nostra mobilitazione è indissolubilmente legata alla solidarietà con il popolo palestinese. Non possiamo accettare la complicità del governo italiano nel genocidio in corso e nel sostegno allo Stato d’Israele. La censura e i tentativi di criminalizzare chi si oppone al sionismo, equiparandolo all’antisemitismo, servono solo a intimidire il movimento che da anni denuncia l’apartheid e i crimini di guerra. La lotta per la libertà dei popoli e quella per i diritti sociali in Italia sono due facce della stessa medaglia: contro la militarizzazione della società e la macelleria sociale.

Riprendiamoci le piazze. C’è un divario enorme tra una politica istituzionale sempre meno credibile, che genera astensionismo, e una partecipazione popolare nelle piazze che cresce. Le persone sentono il bisogno di essere protagoniste e di esercitare un potere decisionale reale attraverso il conflitto e il sindacalismo di base. Non ci fermeremo: lo sciopero del 28 è solo un segnale di ripartenza verso uno stato di agitazione permanente.

DOMANDE E RISPOSTE (FAQ)

Perché il governo sta decidendo di togliere soldi dalle tasche dei cittadini e dai servizi pubblici per finanziare la produzione di armi.

Invece di investire in ospedali e scuole, i nostri soldi vanno a foraggiare le multinazionali della guerra e la militarizzazione dell'Europa.

Mentre il costo della vita e l'inflazione aumentano, i salari restano fermi o perdono potere d'acquisto.

Il governo ha cancellato il reddito di cittadinanza, ha liberalizzato i contratti precari e si oppone al salario minimo, rendendo le famiglie sempre più povere mentre le aziende belliche si arricchiscono.

Perché le guerre sono strumenti del capitalismo per rivitalizzarsi e controllare le risorse, e a pagarne il prezzo sono sempre i lavoratori e i poveri, sia sotto le bombe che attraverso i tagli al welfare.

La lotta contro l'oppressione in Palestina è la stessa lotta che facciamo qui contro chi vuole una società basata sull'odio e sulla violenza.

Chiediamo un cambio di rotta totale: basta soldi alle armi, investimenti massicci nei servizi pubblici, aumento dei salari con il ripristino dell'indicizzazione all'inflazione e l'eliminazione dei contratti precari.

Vogliamo uno sviluppo che metta al centro il benessere sociale e non il profitto di pochi.

SINTESI DEI PASSAGGI PRINCIPALI

  • [00:00 – 05:00] Marselo Amendola spiega l’importanza di scendere in piazza il 28 e 29 novembre contro una legge di bilancio che finanzia l’economia di guerra.
  • [05:00 – 11:00] Mattia Scolari analizza l’aumento delle disuguaglianze, i tagli al welfare e la militarizzazione della società imposta dalla NATO.
  • [11:00 – 15:00] Margherita Dametti discute della missione Global Summit Gaza e del bisogno delle persone di partecipare attivamente alla politica fuori dai canali istituzionali.
  • [15:00 – 20:00] Hannun denuncia la criminalizzazione del movimento pro-Palestina e descrive i 77 anni di occupazione e apartheid israeliano.
  • [20:00 – 27:00] Approfondimento sul legame tra sionismo, fascismo e interessi delle multinazionali delle armi che drenano denaro pubblico.
  • [27:00 – 32:00] La guerra come strumento del capitalismo per uscire dalla crisi e il ritorno della destra reazionaria e autoritaria in Europa.
  • [32:00 – 38:00] Analisi delle forme silenti di oppressione burocratica e sistematica e il fallimento del modello capitalista globale.
  • [38:00 – Fine] Riflessioni finali sul diritto del popolo palestinese a uno stato democratico e appello per lo sciopero generale.

Possiamo immaginare la spesa militare come un parassita che si nutre delle radici di un albero: più il parassita cresce mangiando le risorse destinate alla vita, più i rami della sanità e della scuola seccano, lasciando i lavoratori senza ombra né frutti.

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