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RAPINE E REALITY

Giovedì 16 aprile la filiale del Credit Agricole del Vomero, a Napoli, è stata oggetto di una spettacolare rapina. Diciamo spettacolare, ma sarebbe meglio dire “spettacolarizzata”. Infatti, in assenza dell’informazione a causa di un sacrosanto sciopero dei giornalisti (per un contratto scaduto da 10 anni), il TG2 ha pensato bene di aprire una diretta dal luogo della rapina.

Per ore e ore le telecamere hanno scandagliato ogni singolo centimetro del quartiere teatro dell’evento, mentre in studio ospiti improvvisati discettavano in modo imbarazzante, spacciandosi come “esperti” e inanellando una perla dietro l’altra, tra cui primeggiava la scarsa “professionalità” dei rapinatori.
I quali invece avevano preparato il colpo da mesi, studiando i dettagli per la buona riuscita dell’impresa e per la fuga successiva, senza errori e senza imprevisti.
Mentre si attendevano da Livorno i gruppi di pronto intervento dei carabinieri (arrivati dopo tre ore, pare per la necessità di fare rifornimento all’elicottero a Pratica di Mare), veniva analizzata meticolosamente l’auto dei rapinatori, lasciata volutamente in balia della “scientifica”.
Intanto i rapinatori razziavano il possibile e svuotavano almeno 40 cassette di sicurezza, in modo mirato, per poi prendere il largo attraverso i tombini della Napoli sotterranea. Le cassette di sicurezza scassinate erano scarsamente protette, erano state trasferite da una vicina filiale chiusa due anni prima e non erano contenute in armadi blindati: i rapinatori lo sapevano ed hanno forzato facilmente l’esile cancelletto che si sono trovati davanti.
Il clou dello show veniva raggiunto con il blitz dei carabinieri, che sfondavano una vetrina del locale dove erano stati rinchiusi i 25 impiegati e clienti tenuti in “ostaggio”, peraltro neanche sorvegliati. L’Italia intera ha assistito attonita alla fuoriuscita dei clienti e dei nostri colleghi, con l’assistenza delle forze dell’ordine, sotto l’occhio ansiogeno delle telecamere, in totale dispregio di ogni forma di tutela della privacy e della riservatezza personali.
Tutti sono stati ovviamente convocati in caserma, per la raccolta delle testimonianze, alla ricerca della immancabile “talpa” che ha fornito le indicazioni utili per “bucare” nel posto giusto.
Le testimonianze concordano nel riferire un comportamento tranquillo dei rapinatori e l’assenza di maltrattamenti nei confronti dei malcapitati, che hanno subito certamente un
trauma inevitabile nel loro coinvolgimento in un atto criminoso, ma che hanno parlato di ladri “gentili e simpatici”, innervositi semmai dall’arrivo dei gendarmi.
Quello che si poteva evitare era invece quello che hanno fatto i media e le forze dell’ordine unite: sottoporre ad esposizione globale le persone coinvolte, senza alcuna preventiva richiesta di autorizzazione. Una fama che avrebbero volentieri evitato, a nostro parere.

Resta la carenza di misure di prevenzione e controllo da parte della banca in questione, che ha evidentemente preferito mantenere aperti ed accessibili gli ingressi in filiale, senza particolari filtri e sistemi di sicurezza: tutti hanno visto nelle immagini la presenza di una semplice porta scorrevole. La sicurezza del personale resta l’ultimo dei pensieri delle aziende.
Ma anche i clienti hanno i loro giusti motivi per essere infuriati: la banca ha lasciato le cassette di sicurezza scarsamente presidiate ed ha così servito su un piatto d’argento il bottino ai malviventi, quasi fosse un invito a nozze! Sono andati perduti beni, preziosi, gioielli e anche oggetti magari di scarso valore venale, ma grande valore affettivo…
I lavoratori, insieme ai clienti, hanno pagato in prima persona, sia con lo stress della rapina, sia con la comparsata involontaria sulle reti nazionali ed i soliti rimbalzi sui social. Ma ormai, tutto fa spettacolo!

(Comunicato)

C.U.B.-S.A.L.L.C.A. Credito e Assicurazioni
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f.i.p. 19.04.2026

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