Da Torino il commento da parte della segreteria nazionale Cub Sur sulla manifestazione tenutasi in città sabato 24 ottobre scorso
La manifestazione di sabato 24 ottobre a Torino ha rappresentato un importante momento di partecipazione e di mobilitazione sociale. Migliaia di persone, soprattutto ragazze e ragazzi, sono scese in piazza per opporsi al riarmo, al carovita e al ‘razzismo istituzionale’ del governo.
È questa la prima notizia della giornata. Una generazione che rifiuta di accettare come inevitabile un futuro segnato dalla guerra, dalla precarietà e dall’impoverimento. Una generazione che rivendica risorse per la sanità, l’istruzione e i servizi pubblici, salari più alti, investimenti nelle periferie e una città che non abbandoni chi la abita e chi ci lavora.
Sono rivendicazioni che parlano a tutto il mondo del lavoro e che mettono in discussione le priorità di un governo che sceglie di aumentare le spese militari mentre peggiorano le condizioni materiali di vita di milioni di persone.
La seconda questione riguarda la gestione dell’ordine pubblico. Denunciamo l’atteggiamento provocatorio e sproporzionato delle forze dell’ordine, che hanno impedito al corteo di attraversare il centro cittadino, concentrando un imponente schieramento di agenti intorno a piazza Castello.
La manifestazione è stata progressivamente spinta fuori dal centro, verso piazza Baldissera, lontano dai luoghi della vita cittadina e dalla possibilità di rendere visibili le proprie ragioni. Le successive cariche e gli inseguimenti nei confronti di quanto rimaneva del corteo rappresentano, a nostro giudizio, un ulteriore e grave episodio di gestione repressiva del dissenso.
Non si tratta soltanto di contestare singoli comportamenti delle forze dell’ordine. Si tratta di interrogarsi su un modello di gestione del conflitto sociale che tende a considerare le manifestazioni come un problema di sicurezza, anziché come l’espressione di bisogni, rivendicazioni e diritti collettivi.
La terza questione, forse la più importante, riguarda la possibilità di dare continuità e prospettiva a questa straordinaria partecipazione.
Le giornate di sciopero generale del 30 ottobre e del 20 novembre rappresentano un passaggio importante soprattutto perché possono segnare il passaggio da una contestazione prevalentemente giovanile a una mobilitazione capace di coinvolgere l’intera società.
Le ragioni che hanno portato migliaia di ragazze e ragazzi nelle strade di Torino sono, in larga misura, le stesse che attraversano la vita quotidiana di lavoratrici e lavoratori, pensionati, precari e di quanti subiscono il progressivo impoverimento dei servizi pubblici e delle condizioni di esistenza.
Il passaggio dalle manifestazioni agli scioperi può dunque rappresentare qualcosa di più della semplice successione di appuntamenti di lotta: può diventare l’occasione per costruire una convergenza sociale, capace di mettere in discussione le politiche del governo e di iniziare a delineare un’alternativa.
Un’alternativa che parta dai bisogni materiali delle persone, dalla redistribuzione della ricchezza, dall’aumento dei salari, dalla difesa e dal rilancio dei servizi pubblici, dal rifiuto del riarmo e dalla riconquista degli spazi di democrazia e partecipazione.
Non si tratta soltanto di opporsi alle scelte del governo, ma di affermare una diversa idea di società, nella quale il lavoro, i diritti e i bisogni collettivi tornino a prevalere sulle compatibilità economiche imposte dalle politiche di austerità.
La forza delle giovani generazioni che riempiono le piazze e quella delle lavoratrici e dei lavoratori che scioperano possono incontrarsi su questo terreno. È questa convergenza che può trasformare la protesta in una reale possibilità di cambiamento.
Non possiamo accettare che alle richieste di giustizia sociale si risponda con nuovi decreti sicurezza, con la militarizzazione delle città e con la criminalizzazione del dissenso.
La risposta alla crisi sociale non può essere la repressione. Deve essere il riconoscimento dei diritti, della dignità del lavoro e della libertà di manifestare.”
Torino, 26 ottobre 2026, Cub Scuola Università Ricerca, segreteria naz.le, Torino, C.so Marconi, 34 – tel/fax 011.655897 – info@cubpiemonte.org
