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Scuole e università contro la militarizzazione e l’economia di guerra

L’intervento di Federico Giusti (CUB) alla mobilitazione del 4 novembre promossa dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università.

La Confederazione Unitaria di Base sostiene da anni la giornata di mobilitazione contro il militarismo e l’economia di guerra, promossa dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università.

La nostra piazza rappresenta una piccola risposta alla retorica di guerra, ai revisionismi storici, all’aumento delle spese militari e a quell’economia di guerra che sistematicamente dissangua il nostro welfare.

Siamo davanti a un ecosistema dei saperi che prevede un modello di finanziamento della ricerca nel quale le risorse pubbliche e private vengono distribuite laddove maggiori sono i margini di profitto e le opportunità di investimento. La tanto richiamata libertà e autonomia della ricerca è ormai una rivendicazione astratta, alla luce del modo in cui si intrecciano ricerca, scuole, università e aziende del comparto militare.

Non si tratta soltanto di denunciare, e dobbiamo continuare a farlo, le singole collaborazioni o l’ingresso delle imprese di guerra e delle loro fondazioni nelle scuole e negli atenei. Siamo già decisamente avanti nella costruzione di un modello destinato a superare la classica distinzione tra civile e militare e perfino la stessa nozione di tecnologia duale.

Un libro di recente pubblicazione analizza il rapporto sempre più stretto tra guerra, mercato e sapere. Nel corso degli anni abbiamo visto privilegiare alcune materie e determinati percorsi di studio, influenzare i meccanismi di distribuzione dei fondi destinati alla ricerca e promuovere una costante opera di persuasione da parte di militari di ogni ordine e grado.

Le scuole e le università occupate siano il banco di prova di una rinnovata capacità di leggere la realtà, senza limitarsi a narrazioni autoreferenziali. Iniziamo, ad esempio, dalla legge di Bilancio, che accresce le spese militari in deroga ai tetti di spesa, con il benestare di Bruxelles, sempre più coinvolta nella promozione dell’economia di guerra.

Se l’ecosistema dei saperi definisce i nuovi ruoli e assetti dell’istruzione e del mondo della conoscenza, contemporaneamente scuole e università diventano anche terreno fertile per le dinamiche repressive, attraverso l’applicazione di nuovi reati e nuove sanzioni a carico dei movimenti giovanili.

Il controllo sulla ricerca, sul sapere scientifico e sul mondo del lavoro si accompagna alla necessità di dare impulso all’economia di guerra. La prossima legge di Bilancio sottrarrà risorse all’istruzione e alla sanità, gettando le basi per nuovi processi di privatizzazione.

Questa piazza sia, quindi, un luogo di discussione e di ricomposizione contro l’economia di guerra.

Approfondimento – Ricerca, industria militare ed economia di guerra

Il rapporto tra ricerca, università e industria militare è al centro di un ulteriore approfondimento dedicato al Catalogo delle piccole e medie imprese del comparto Difesa e alla costruzione di nuove filiere industriali che intrecciano finanziamenti pubblici, sviluppo tecnologico e produzione militare.

7 novembre 2026

Da CUB Pisa

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