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Assistenti alla comunicazione: tutto cambia affinché nulla cambi

Quando circa due anni fa sono state depositate alcune proposte di legge per l’internalizzazione della figura dell’assistente all’autonomia e alla comunicazione ci siamo convintə che fosse il momento di battere il famoso ferro finché caldo.

Questo perché sembrava potessero allinearsi interessi e schieramenti politici differenti nella direzione di un giusto riconoscimento della professionalità di migliaia di lavoratrici e lavoratori che, finalmente, sarebbero potutə tornare a svolgere un servizio decisivo per l’inclusione scolastica con giusti stipendi e fuori dalle logiche di precarietà e sfruttamento degli appalti al massimo ribasso che caratterizzano il terzo settore esternalizzato.

Come realtà sindacali di base e conflittuali, insieme anche ad altre associazioni nazionali, abbiamo portato a Roma migliaia di persone in occasione dello sciopero del 10 aprile 2024, ribadendo che si doveva trovare una quadra tra le varie proposte che andasse nella direzione dell’internalizzazione presso il Ministero dell’Istruzione e del Merito, per riportare in seno alla scuola pubblica quella che è una figura chiave nel percorso formativo per studenti e studentesse con disabilità. Abbiamo inoltre chiarito che questo processo di internalizzazione sarebbe dovuto servire per aprire una stagione di nuova ripubblicizzazione del lavoro di cura esternalizzato, settore dove i bassi stipendi, i carichi eccessivi di lavoro, il part time involontario e il rischio continuo di burn out sono all’ordine del giorno.

Così non è stato e ne prendiamo atto, perché dopo due anni quello che è passato ieri al Senato, il cosiddetto “testo unificato” che riunisce le varie proposte di legge depositate, si è rivelato irricevibile e dannoso.

Spariscono i riferimenti al MIM e si demanda agli enti locali l’internalizzazione (peraltro facoltativa) della figura dell’assistente all’autonomia e alla comunicazione, in un Paese dove il dissesto finanziario dei comuni è sotto gli occhi di tuttə. Non si prevedono finanziamenti e fondi dedicati, costruendo quindi un contenitore vuoto che nessuno riempirà. Si sminuisce la figura professionale dell’assistente all’autonomia e alla comunicazione, già spezzettata tra decine di denominazioni e funzioni differenti in tutta Italia, facendo riferimento a un generico “operatore socio-educativo”. Si prevedono infine diversi percorsi formativi per l’acquisizione della qualifica, che vanno dalla laurea ai corsi regionali, sminuendo ancora di più la professionalità di lavoratrici e lavoratori.

Un disastro su tutta la linea, che non può passare sotto silenzio. Se questo disegno di legge passerà anche alla Camera sarà l’ennesima beffa sbandierata da grande conquista e tutto ciò, per il terzo settore in appalto e accreditamento, non è davvero accettabile.

Invitiamo tutti e tutte, nei vari territori, a organizzare assemblee, incontri di approfondimento e mobilitazioni. Continueremo a farci sentire e a scendere in piazza, affinché il lavoro di cura cambi davvero volto, perché ne abbiamo abbastanza di vergognose operazioni di facciata che hanno il solo scopo di mantenere (o addirittura peggiorare) lo status quo!

Cub Roma, 30 gennaio

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