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Golpe statunitense in Venezuela: un atto di forza contro il diritto internazionale

Quanto è accaduto oggi in Venezuela, rappresenta l’ennesimo atto di violazione del diritto internazionale e la palese volontà di declinarlo secondo l’interpretazione del più forte.

Il golpe messo in atto oggi dal governo degli Stati Uniti contro il Venezuela con il rapimento del presidente Maduro e della consorte, portati a New York come trofei, preceduto da altre azioni prive di ogni legittimità, rappresenta l’ulteriore via libera alla legge del più forte che umilia ulteriormente le Istituzioni internazionali e porta un altro tassello alla preparazione del terzo conflitto mondiale.

Se si vuole evitare che tutto ciò sia accettato, come se si fosse in presenza dell’inevitabilità del fato e non, invece, di scelte operate scientemente a cui dobbiamo e possiamo opporci, è tempo di abbandonare ogni ambiguità.

Continuare a praticare la doppia morale nel diritto intenzionale, nei diritti umani, secondo la quale il più forte e i suoi sodali possono violare e minacciare impunemente altri stati (Venezuela, Iran, Libano, Siria, Iugoslavia), perpetrare il genocidio del popolo palestinese, con le armi e con la fame, senza subire alcuna sanzione, in pieno disprezzo degli Istituti internazionali di Giustizia.

Dare credibilità alla narrazione secondo cui Maduro è stato arrestato e sarà processato in quanto narcotrafficante, oltre a costituire l’ulteriore vergogna di quanti vi aderiranno, rappresenterà il via libera all’estensione dei conflitti armati e all’allontanamento di ogni tentativo di tornare alla risoluzione politica dei conflitti e del relativo ripudio della guerra.

La CUB condanna fermamente l’aggressione colonialista, perpetrata a danno del popolo venezuelano, spacciato come ennesimo intervento a salvaguardia della democrazia, chiama alla mobilitazione su tutto il territorio nazionale e si rivolge alle forze sindacali, politiche e ai movimenti per costruire iniziative condivise e partecipate che chiedano la fine dell’aggressione USA e al Parlamento italiano di esprimersi senza ambiguità in tal senso.

Roma, 03 gennaio 2026

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