
Cronaca di una guerra annunciata
Le notizie danno per certa la morte dell’ayatollah Khamenei, colui che veniva definito l’ incarnazione del male assoluto stando alla apocalittica strategia comunicativa di Israele e Usa. Cronaca di un attacco militare da tempo annunciato, preceduto da mesi di logoramento dell’Iran sotto forma di attacchi militari, sanzioni, atti di terrorismo e soprattutto facendo leva sul dissenso interno, debitamente sostenuto e trasformato in opposizione civile e di massa contro il sanguinario e oppressivo regime islamico
Nella Repubblica islamica sono state innumerevoli le proteste sociali e sindacali dettate da ragioni economiche, già nel 2017 furono contestate le politiche finanziarie, l’indebolimento del welfare e anche la corruzione, ci furono scioperi e cortei, pochi mesi dopo, nel 2018 invece partirono proteste ben più grandi e ramificate contro il carovita. Ma tutte queste proteste agli occhi dei media occidentali non apparvero come notizie interessanti alle quali dedicare quella incessante campagna propagandistica alla quale assistiamo da mesi.
Anche negli anni successivi al 2018 le piazze delle principali città iraniane sono state attraversate da proteste sindacali e studentesche contro il caro vita, il mancato adeguamento degli stipendi al caro vita, la chiusura dell’università davanti a proteste studentesche seguite dalla asfissiante presenza dei miliziani governativi in chiave repressiva. Le contestazioni verso l’operato della Repubblica islamica dopo l’aumento del 200%, dei prezzi del carburante e dei generi di prima necessità si sono fatte sempre più forti e la credibilità del Governo ha toccano i minimi storici dal 1979 ad oggi.
L’avvento della inflazione, gli embarghi costruiti come strumento per mettere in ginocchio dei popoli (e non solo i governi di certi stati), spingerli verso l’abbraccio mortale con gli oppressori, sono strategie consolidate da parte Usa e Ue. E’ comunque innegabile che perfino alcuni settori tradizionalmente alleati della Repubblica islamica abbiano nel tempo assunto posizioni di critica e di opposizione, la crisi economica è stata determinante per le proteste di piazza specie dopo il calo delle esportazioni di greggio, gli embarghi allo stesso e la perdita di valore della moneta locale che ha accresciuto la erosione del potere di acquisto delle famiglie.
Un’altra crisi ha poi colpito duramente il paese offuscando la già opaca immagine della Repubblica islamica, parliamo della crisi ambientale, dell’acqua razionata, la cui fornitura è divenuta un’arma straordinaria di controllo sociale. E in assenza di acqua, generi alimentari, a prezzi accessibili davanti alla erosione del potere di acquisto le proteste sociali si sono allargate a macchia d’olio, la forza lavoro in sciopero, la crescente ostilità dei ceti mercantili hanno progressivamente indebolito la immagine, e la credibilità, della Repubblica islamica, nelle università le proteste sono state particolarmente accentuate sul tema delle libertà individuali e collettive, sui programmi di studio per liberarli dalla censura preventiva. Con una inflazione sopra il 40 per cento la protesta sociale non poteva che allargarsi dalle principali città del paese alle aree periferiche. specie se poi la Repubblica islamica si mostrava incapace, o impossibilitata, a erogare servizi sociali, quando perfino le medicine erano soggette a forti rincari.
Un ceto tradizionalmente contraddittorio, un tempo legato allo Scia e poi allineato con la Repubblica islamica, quello dei commercianti, è stato tra i più attivi partecipanti alle proteste di piazza, i loro scioperi attraverso le serrate dei negozi hanno reso plasticamente l’immagine di un paese diviso e con una opposizione interna sempre più forte. Ma dopo le iniziali proteste unitarie sono emerse divisioni all’interno del paese, una opposizione divisa anche sugli obiettivi con le tante anime che si prefiggevano obiettivi spesso divergenti (basta vedere le piattaforme rivendicative dei sindacati, degli studenti e del ceto mercantile)
E’ forse patetico rispondere, come in queste ore, che la Repubblica Islamica sta combattendo una guerra contro i terroristi, senza dubbio riduttivo rispetto a una situazione ben piu’ complessa fermo restando che azioni terroristiche contro le infrastrutture del paese ve ne sono state.
Ogni qual volta la Repubblica Islamica ha provato ad accogliere alcune richieste sono arrivate le contestazioni verso queste misure denunciate come tentativo di dividere l’opposizione, al resto hanno pensato le potenze occidentali che facevano partire attacchi diplomatici, economici e militari con una sapiente regia occulta degli strateghi Usa e di Israele.
Attenzione ai significati simbolici che anche in Occidente hanno la loro rilevanza strategica, la scelta di attaccare l’Iran in questi giorni arriva in concomitanza di una festività ebraica che commemora la salvezza del popolo ebraico dalla minaccia di sterminio nell’antica Persia. Il ricorso ai testi sacri sta diventando una autentica bussola per occultare disegni strategici e materiali attuali.
L’attacco all’Iran si prefigge innumerevoli obiettivi che vanno dal controllo totale del petrolio da parte Usa, all’avvento degli accordi di Abramo in tutta l’area regionale allargata, dal controllo dello Stretto di Hormuz alla normalizzazione di paesi come Libano, Yemen, dalla pax americana al disegno del grande Israele.. I bombardamenti in corso mirano a distruggere le infrastrutture iraniane per poi frammentare il paese in 8-9 Stati – nazione su base etnica. Una strategia già vista con l’autonomia prima accordata ai Kurdi e poi loro negata, con la divisione della Siria per favorire la cacciata di Assad e la consegna del paese a militanti ex Isis convertiti all’alleanza con gli Usa., Rispetto alla guerra dei 12 giorni del Giugno 2025 questo attacco condotta all’Iran sembra invece essere di maggiore entità e non riconducibile ad una azione dimostrativa: una volta portata alle estreme conseguenze la guerra a Gaza, la sconfitta dell’Iran e il rovesciamento della Repubblica iraniana potrebbero provocare effetti a catena in tutta la regione e rafforzare il dominio assoluto Usa e Israeliano, affermare la pax americana e gli accordi di Abramo. E anche in questa occasione del tutto inadeguato è il ruolo europeo in particolare dei paesi tradizionalmente vicini agli Usa che di questo attacco sono stati tenuti all’oscuro.
