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Polizia e Uffizi insieme per il nuovo Museo della Polizia

Un ulteriore esempio di come ogni ambito civile si stia piegando al militare arriva direttamente da Roma con un comunicato stampa che annuncia la collaborazione tra Polizia di Stato e Uffizi per realizzare un nuovo Museo della Polizia.

Già in diversi Enti locali governati dalle destre sono nate aule e musei dedicati alle tradizioni, ove per tradizione si intende il riferimento ai fasti del passato del territorio, ad esempio a Pisa in è nato il museo comunale delle Tradizioni locali che riguarda la Pisa Repubblica marinara in epoca medievale, oltre a un ampio corredo fotografico sulle feste tradizionali del capoluogo Pisano con la rivisitazione delle stesse in temini religiosi.

La firma del protocollo di collaborazione in data 12 Gennaio parte dalla cooperazione atta ad allestire un museo della Polizia di Stato quando interi musei statali e pubblici non riescono a garantire prolungate aperture al pubblico, percorsi didattici e di ricerca, una occupazione stabile alla forza lavoro. Questioni di priorità, la cultura si piega sempre più alla propaganda di guerra e alla celebrazione delle Forze dell’ordine parlando incredibilmente di valorizzazione del patrimonio storico, artistico e identitario (notate bene!!) dell’Istituzione, con finalità educative e di diffusione della cultura della legalità destinato all’integrazione del futuro Museo della Polizia nel Sistema Museale Nazionale.

Le Gallerie degli Uffizi, che nellultimo periodo ha potuto vedere nel piazzale antistante diversi presidi della sua stessa forza lavoro, avrebbero bisogno di molti interventi. A cominciare dalla stabilizzazione del personale con contratti adeguati ai beni culturali, di una più ricca offerta didattica, biglietti dingresso economicamente più inclusivi e non di un museo della Polizia in cui fornire il proprio contributo di esperienza e know-how, affiancando il Dipartimento della Pubblica Sicurezza nella definizione dei contenuti. Come si legge nel comunicato, in cui si parla della creazione di un dialogo istituzionale rafforzato tra mondo della sicurezza e della cultura per riaffermare il valore della memoria storica come strumento di conoscenza e partecipazione civile.

Come Cub non possiamo che esprimere la nostra preoccupazione: inserire all’interno dei luoghi della cultura quello che potremmo definire un presidio militare, facendolo passare come una mera collaborazione tra due enti pubblici, è la silenziosa azione per farci normalizzare la presenza della componente militare nella quotidianità, anche di un museo.

Invitiamo la cittadinanza a prestare attenzione, a non cadere nella trappola del Governo Meloni che ci vuole far giungere, senza accorgercene, ad uno stato marziale

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