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Presidio Cub Sanità Milano in Regione, contro il profitto a discapito della qualità

Milano, 1 ottobre 2026 – In Regione Lombardia si è riunita ieri pomeriggio la III Commissione Sanità e, dopo più di un anno – le prime denunce e segnalazioni al Ministero e agli organi regionali risalgono al settembre 2025 – la politica finalmente si è interessata formalmente di quanto avviene nelle strutture private accreditate, quindi finanziate con i contributi di tutta la collettività dei cittadini lombardi, tema su cui la Cub da anni non cessa di segnalare criticità, inadempienze e per cui rende noti i casi di mala gestio, come avvenuto negli scorsi mesi per l’Ospedale San Raffaele di Milano.

La Cub infatti segue fin dall’inizio il caso della Rappresentante Sindacale Margherita Napolitano, ingegnere di laboratorio dipendente da 23 anni del San Raffaele, proprietà del Gruppo San Donato, che si è esposta in prima persona proprio per denunciare le criticità e carenze organizzative a cui aveva assistito durante lo svolgimento del proprio lavoro e che emergeva anche da quanto riferito dai colleghi. Come Rsu della Cub sanità, con un occhio privilegiato sull’andamento all’interno della struttura ospedaliera in cui lavorava, Margherita raccoglie testimonianze ed evidenze e ne mette a parte la Direzione. Inascoltata viene poi intervistata, tra gli altri organi di stampa, anche  da una troupe di Report, il noto programma d’inchiesta di Rai 3, che manda in onda un servizio televisivo dettagliato, da cui comincia ad emergere pubblicamente una situazione ritenuta al limite, con la preoccupazione per le possibili conseguenze sulla salute degli stessi utenti, oltre che per le condizioni degli operatori. Puntualmente avviene quanto pronosticato, con casi che finiscono in cronaca e pazienti a cui vengono somministrate cure senza la dovuta attenzione. Margherita paga la scelta di non tacere con il licenziamento – a luglio di quest’anno – per aver scoperchiato in prima persona un problema che interessa la struttura per cui lavora ma più in generale riguarda tutto il sistema sanitario regionale, dove le esternalizzazioni sono sempre più diffuse, dove è ormai prassi il ricorso a ‘gettonisti’ – professionisti sanitari assunti tramite società private o cooperative – che lavorano facendo turni superiori a quanto suggerito dalle linee guida per una corretta gestione dell’attività e che sopperiscono alle carenze di personale interno, anch’esse già denunciate.
Il Ministero, dopo le sollecitazioni formali ricevute, lo scorso gennaio decide di inviare degli ispettori, che segnalano quanto già indicato come non conforme dalla Cub e che aggiungono all’elenco altre criticità emerse oltre a quelle indicate. Il suggerimento è quello di stabilizzare e rendere più attrattiva la scelta di lavorare nel privato, con incentivi economici e con una maggiore armonizzazione con il contratto della sanità pubblica, che negli ultimi anni è stato rinnovato tre volte mentre i dipendenti delle settore privato attendono da otto anni. La Cub su questo aveva lavorato per un anno, procedendo alla stesura di linee guida programmatiche proprio per tendere ad uniformare i contratti pubblici e privati e nel 2016 era stato presentato un documento che aveva condotto a dei miglioramenti generalizzati ma dal 2020 si è fatta marcia indietro, in attesa di un rinnovo che, come detto, manca dal 2018. Intanto i professionisti privati, a cui lo Stato chiede il 5% di aliquota con l’apertura della partita iva, o scelgono di guadagnare di più – ma non va scordato che ferie, malattie, assicurazioni sanitarie e trattamenti pensionistici sono a carico proprio – o passano al settore pubblico dove fortunatamente dei concorsi si aprono ancora. A guadagnarci – denuncia da tempo la Cub insieme alle altre sigle del sindacalismo privato tra cui Usi presente ieri al presidio – sono i Gruppi che detengono la proprietà delle strutture ospedaliere private e che utilizzano poi i grossi margini di guadagno anche per investimenti all’estero in affari di dubbia resa – come emerso anche dall’inchiesta della Rai che ha indagato anche a Dubai –  da cui in alcuni casi la necessità di ripianare i debiti contratti tramite i fondi a disposizione, che includono anche quelli pubblici ricevuti in cambio delle prestazioni sanitarie accreditate. Il tutto a discapito, secondo quanto denunciato dalla Cub, del servizio alla cittadinanza. Durante i due mesi di presidio al San Raffaele a luglio e agosto, Margherita Napoletano e la collega di Usi, che insieme a lei ha trascorso l’estate nel piazzale dell’Ospedale milanese, hanno infatti raccolto numerose segnalazioni ed esposti da parte delle Rappresentanze dei Lavoratori per la Sicurezza e degli utenti, non da ultimo per le condizioni della struttura dove la manutenzione richiederebbe investimenti decisamente superiori.
Ieri quindi una delegazione di Cub Sanità Milano, di Usi e rappresentanti di USB, Sial Cobas, AVS e del Coordinamento Lombardo degli Sportelli Salute erano presenti per chiedere il reintegro di Margherita e per mantenere alta l’attenzione su un comparto tanto vitale quanto redditizio come quello sanitario, per chiedere alle istituzioni di farsene carico in maniera adeguata non tralasciando di perseguire gli obiettivi dichiarati ossia il miglioramento del sistema dei controlli degli standard di qualità e l’innalzamento delle sanzioni nel caso di inadempienze. 

📹 VIDEO DI MARGHERITA NAPOLETANO, CUB SANITA’ MILANO, al termine della riunione della III Commissione Salute di regione Lombardia.

📺 TGN, Telegiornale Telenova, 1 ottobre, dal min. 6:55 sul presidio di Cub Sanità Milano sotto Palazzo Lombardia

📻 Mattia Scolari segretario Cub Milano, sulle ragioni del presidio al Pirellone, a Radio Lombardia- puntata di Pane al Pane del 30 settembre (dal min. 1:43:33) e a Metro Regione, Radio Popolare, giovedì 1 ottobre (dal min. 4:30).

📰 Ansa Milano, 29 settembre 2026

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