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Riforma degli istituti tecnici

UNA RIFORMA CHE FA MALE ALLA SCUOLA

Lo scorso 10 marzo è stato pubblicato il decreto per la revisione ordinamentale degli istituti tecnici che definisce gli indirizzi, le articolazioni dei quadri orari e i risultati di apprendimento attesi per i diversi percorsi di studio. Il decreto regolamenta la riforma varata il 7 marzo 2025 (governo Meloni) nella cornice definita dal D.L. 144 del 23 settembre 2022 (governo Draghi) a testimoniare che destra, tecnici e sinistra condividono la stessa idea di scuola piena di contraddizioni e criticità.

Innanzitutto una scuola al servizio delle imprese e non del cittadino e della società. Infatti si riduce il tempo scuola, si tagliano le materie caratterizzanti i diversi corsi di studi e si introducono i percorsi di formazione scuola-lavoro già dal secondo anno, accentuando così il carattere addestrativo al lavoro che si vuole assegnare alla formazione tecnica.

Con la scusa di “rispondere alle esigenze del territorio” (cioè delle imprese del territorio) il decreto enfatizza la possibilità di “personalizzare i percorsi di studio” adattando fino al 20% del curricolo (quota dell’autonomia) cui si può aggiungere un altro 30% nel secondo biennio e un 35% nell’ultimo anno (quote di flessibilità). Ne consegue che i percorsi di studio si possono differenziare da scuola a scuola, nell’ultimo anno, fino al 55% del curricolo rompendo il carattere unitario e nazionale dell’istruzione e minando il valore legale del titolo di studio.

Ad ulteriore conferma di questa soggezione aziendalista notiamo che il MIM considera la creazione dei «Patti educativi 4.0» come uno dei pilastri della riforma. Si tratta di accordi territoriali tra scuole, università, centri di ricerca, ITS Academy e imprese. Le aziende diventerebbero così “partner attivi che contribuiscono alla formazione attraverso esperienze laboratoriali condivise e affiancamento tutoriale per i docenti.” Ovviamente imprenditori e loro dipendenti sono automaticamente promossi a formatori grazie all’ideologia neoliberale che anima i nostri governi di vario colore e infatti nessuno di loro sostiene un concorso o è soggetto alla via crucis dei famigerati crediti formativi che opprimono gli aspiranti insegnanti. Eppure, dopo anni ed anni di adattamenti dei curricoli alle “esigenze dei territori” sarebbe ora di prendere atto che la disoccupazione giovanile, ostinatamente ferma attorno al 18%, non dipende dalle pretese insufficienze della scuola ma da un mercato del lavoro asfittico, basato su condizioni salariali e normative tanto indegne da spingere sempre più i nostri migliori giovani tecnici all’emigrazione.

Non è questa la scuola che vogliamo! Pensiamo che essa abbia il compito principale di formare il cittadino, fornendogli una solida cultura critica, indipendentemente dall’ambito tecnico, scientifico o classico, scelto dai giovani e dalle famiglie. Ad altri enti spetta l’onere di formare e aggiornare i lavoratori, specialmente in questo nostro tempo caratterizzato dalla continua e accelerata evoluzione tecnologica. Ma nella riforma dei tecnici (che va letta insieme al 4+2) si pratica esattamentel’opposto e questo ci è sufficiente per rifiutarla ed esortare tutti i docenti e le scuola a farsi motore di questo rifiuto attraverso decise prese di posizione come già avvenuto al Feltrinelli, al Varalli e in altri istituti tecnici italiani.

Il MIM ha chiuso le iscrizioni a febbraio costringendo le famiglie a scegliere al buio, in un quadro profondamente modificato rispetto a quello loro presentato in fase di orientamento. Ora sollecita le scuole a predisporre l’organico di diritto in tempi rapidi e senza sapere a quali classi di concorso assegnare le ore previste dai quadri orari. Ci chiedono di rappezzare una trama che loro continuano a stracciare perciò è ora di dire BASTA!

INFORMIAMO I COLLEGHI E LE FAMIGLIE, ORGANIZZIAMO LA PROTESTA NELLE SCUOLE E NELLA SOCIETÀ PER RIFIUTARE IL RIASSETTO AZIENDALISTA DELL’ISTRUZIONE TECNICA E PROFESSIONALE.


Milano, 28 marzo 2026
Cub Sur Milano e provincia, Viale Lombardia 20, 20131 Milano
Tel: 02.7063.1804 fax: 02.7060.2409
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(Comunicato Cub Sur Milano e prov.)

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