Tragedia al Colosseo, CUB: «Ancora un morto sul lavoro nel settore culturale. Il profitto viene prima della vita e della dignità umana»
Il sindacato CUB esprime profondo cordoglio e si stringe attorno alla famiglia di Andrea Moretti, il giovane operaio di soli 22 anni che ha perso la vita precipitando da circa dieci metri di altezza mentre lavorava in quota al Colosseo, nella notte tra il 22 e il 23 settembre.
In attesa che le autorità competenti chiariscano le dinamiche dell’incidente, resta inaccettabile la gestione dell’accaduto da parte delle istituzioni e della direzione del Parco Archeologico. La decisione iniziale di limitare la chiusura al solo secondo anello del sito — anziché sospendere immediatamente l’intero servizio in segno di rispetto per una giovane vita spezzata — rappresenta la dimostrazione tangibile di come la produttività e l’afflusso turistico vengano sistematicamente anteposti alla dignità dei lavoratori.
Solo a seguito di un’ondata di aspre critiche e su indicazione del Ministro della Cultura Alessandro Giuli, la direzione ha disposto la chiusura totale dell’Anfiteatro Flavio, tentando successivamente di giustificare l’apertura del primo turno con motivi di ordine pubblico e concentrazione di visitatori. Dichiarazioni caotiche e contraddittorie che evidenziano una sola preoccupazione: la gestione del danno d’immagine e dell’opinione pubblica.
Riteniamo sconcertante che, di fronte a un dramma di questa portata, il Ministro, nel tentare di avvalorare la posizione del Ministero e del Parco e nel rivendicare la tempestività del proprio operato, sia arrivato a porre l’attenzione sulla grandezza del tributo floreale, dichiarando alla stampa: «Una corona di fiori del genere non si improvvisa in pochi minuti». Un giovane di 22 anni è morto sul lavoro: non servono formalità di facciata o la grandezza delle corone di fiori, servono risposte e responsabilità concrete.
Questa tragedia si inserisce in un quadro drammatico che riguarda da vicino i lavoratori del settore culturale a Roma. Ricordiamo il crollo alla Torre dei Conti del novembre 2025, in cui ha perso la vita l’operaio Octay Stroici, e il malore fatale che ad agosto 2025 ha colpito la guida turistica Giovanna Maria Giammarino sotto il caldo torrenziale. Si tratta di “morti del lavoro culturale” che avvengono all’interno di un sistema caratterizzato da precarietà, salari da fame, ritmi serrati e scarso rispetto delle tutele fondamentali. Una persona è morta, un giovane lavoratore con tutta la vita davanti non c’è più. E purtroppo sappiamo che non sarà l’ultimo.
La CUB continuerà a battersi al fianco dei lavoratori affinché la sicurezza non sia considerata una variabile subordinata alle esigenze di cassa e al flusso turistico.
