Violenza di genere: la libertà delle donne non può avere la scadenza di un voucher
CUB Campania – La violenza sulle donne è un problema strutturale. Servono risorse adeguate, lavoro stabile, autonomia abitativa e servizi pubblici.
Dietro ogni richiesta di aiuto c’è una donna che cerca di sottrarsi alla violenza, alle minacce, al controllo e alla paura. Quando trova il coraggio e gli strumenti per chiedere aiuto, deve affrontare altre domande: dove andrò a vivere, come manterrò i miei figli, come potrò ricominciare senza un lavoro e un reddito?
È la contraddizione che la politica continua a non affrontare: si condanna la violenza contro le donne, ma non si garantiscono le condizioni materiali per sottrarsene. Dichiarazioni di solidarietà, campagne istituzionali e provvedimenti emergenziali non bastano se l’indipendenza economica resta affidata a finanziamenti limitati e sostegni a scadenza.
In Campania, nel 2025, le chiamate al numero antiviolenza 1522 da parte di persone che si dichiaravano vittime sono state 1.609, contro le 1.345 dell’anno precedente. Un dato che, pur non misurando direttamente l’aumento della violenza, racconta quanto sia importante garantire ascolto, protezione e sostegno a chi cerca aiuto. Dietro queste richieste ci sono situazioni di paura, dipendenza e difficoltà che non possono trovare risposta soltanto nelle campagne di sensibilizzazione, ma richiedono servizi pubblici e interventi concreti e continuativi.
La violenza di genere affonda le radici in una cultura patriarcale che riproduce rapporti di dominio e subordinazione, dall’ambiente familiare ai luoghi di lavoro. Preoccupa il ritorno, anche nel linguaggio politico e istituzionale, di una visione della donna e della famiglia che richiama modelli sociali di sessant’anni fa e oltre, in cui i ruoli femminili erano subordinati all’autorità maschile. Una mentalità tutt’altro che superata: nel 2023 un’indagine ISTAT ha rilevato che il 48,7% delle persone intervistate condivideva almeno uno stereotipo sulla violenza sessuale. Non possiamo accettare la normalizzazione dei linguaggi sessisti e dei comportamenti possessivi, né una concezione della famiglia in cui il controllo sulla donna viene confuso con l’autorità, la gelosia con l’amore e la subordinazione con il rispetto dei ruoli. Senza mettere in discussione questa mentalità, nessuna politica di prevenzione potrà essere davvero efficace.
La violenza non è soltanto fisica: è anche psicologica ed economica. Impedire a una donna di lavorare, controllarne il denaro o privarla del reddito significa esercitare un controllo sulla sua stessa esistenza. Nel 2024, tra le donne che avevano avviato un percorso nei Centri Antiviolenza, il 45,5% non era economicamente autonomo e il 39,7% aveva subito violenza economica, come emerge dalle rilevazioni ISTAT. Quando mancano lavoro, casa e servizi pubblici, interrompere una relazione violenta può diventare un percorso segnato da nuovi ricatti e privazioni.
Il Reddito di Libertà, istituito nel 2020, ha rappresentato un passo avanti nel riconoscimento dell’autonomia economica delle donne vittime di violenza, ma resta una misura insufficiente: un contributo massimo di 530 euro mensili per dodici mesi non può garantire, da solo, un percorso di indipendenza. La stessa INPS ha confermato che in alcune Regioni i fondi non bastavano a finanziare tutte le domande ammissibili. È stata quindi necessaria un’integrazione di 3,9 milioni di euro, che porta le risorse complessive indicate per il 2026 a 20,4 milioni, con ulteriori 389.566 euro destinati alla Campania.
Il problema di fondo resta intatto: una donna può possedere tutti i requisiti e non ricevere il sostegno per esaurimento dei fondi. Le domande rimaste senza copertura alla fine dell’anno decadono e devono essere ripresentate. Si riconosce il bisogno, ma non si garantisce il sostegno. Quante richieste sono rimaste senza copertura in Campania e quante potranno essere soddisfatte con i 389.566 euro? Le istituzioni devono rispondere: solo conoscendo il fabbisogno effettivo è possibile valutare l’adeguatezza dell’intervento.
Anche la Regione Campania, attraverso l’Avviso Pubblico Multintervento 2025, ha stanziato complessivamente 2.572.500 euro a sostegno delle donne vittime di violenza, dei loro figli e degli orfani di femminicidio, prevedendo contributi per esigenze abitative, familiari e percorsi di formazione e inserimento lavorativo.
Risorse utili per affrontare le situazioni di emergenza, ma la cui adeguatezza rispetto ai bisogni reali delle donne resta da verificare. In un Paese che destina crescenti risorse alla spesa militare, è legittimo interrogarsi sulle priorità della politica e su quanto si investa realmente nella protezione sociale e nell’autonomia femminile. Non basta stanziare fondi: occorre garantire che gli interventi raggiungano chi ne ha bisogno e assicurino continuità ai percorsi di uscita dalla violenza.
Un contributo economico può essere decisivo per lasciare un ambiente violento, affrontare le prime spese e provvedere ai figli. Ma cosa accade quando termina? Senza un lavoro stabile, un reddito adeguato, una casa e servizi pubblici accessibili, il rischio è che la dipendenza economica continui a condizionare la vita delle donne. Per questo il sostegno nell’emergenza deve essere accompagnato da investimenti strutturali nell’occupazione femminile, nell’autonomia abitativa e nei servizi pubblici, affinché la possibilità di ricostruirsi una vita non dipenda dalla durata di un finanziamento.
Un voucher non è un salario. Un corso di formazione non garantisce un’assunzione. Un contributo per l’affitto non assicura una casa.
In Campania la disoccupazione femminile, il lavoro nero, i bassi salari e la precarietà sono ostacoli concreti. La violenza attraversa tutte le classi sociali, ma la dipendenza economica rende molto più difficile sottrarsi a un rapporto maltrattante. Per la CUB questa è anche una questione di classe: la libertà non può essere separata dal diritto al lavoro, al reddito, alla casa e ai servizi pubblici.
Al Governo e al Dipartimento per le Pari opportunità chiediamo il rafforzamento del Reddito di Libertà, con risorse strutturali sufficienti a garantire tutte le domande ammissibili, senza decadenza delle domande rimaste prive di copertura.
Alla Regione Campania chiediamo un piano per l’occupazione femminile stabile e per l’autonomia abitativa, il potenziamento dei Centri Antiviolenza, delle Case Rifugio, dei consultori, degli asili nido e dei servizi sociali pubblici, insieme a risorse adeguate per garantire continuità agli interventi di sostegno e ai percorsi di uscita dalla violenza.
La libertà delle donne non può avere la scadenza di un voucher. Né il diritto di ricostruirsi una vita può dipendere dall’esaurimento di un fondo pubblico.
Napoli, 15 ottobre 2026
CUB Campania
