DAL 1° LUGLIO 2026, SE I LAVORATORI NEOASSUNTI NON COMUNICHERANNO ENTRO DUE MESI LA SCELTA DI LASCIARE IN AZIENDA IL TFR, CON LA REGOLA DEL SILENZIO-ASSENSO, IL TRATTAMENTO DI FINE RAPPORTO SARÀ TRASFERITO AI FONDI PENSIONE E NON SARÀ PIÙ POSSIBILE REVOCARE TALE DISPOSIZIONE.
Il Governo, preso atto che le pensioni integrative non decollano, tenta di ingabbiare i lavoratori riducendo da sei a due mesi il termine entro cui è possibile evitare di essere intrappolati nel meccanismo dei fondi pensione a cui destinare il proprio TFR.
Una vera e propria trappola preparata dal Governo con l’obiettivo di mettere le mani nelle tasche dei lavoratori e alimentare il gettito a favore di banche e assicurazioni.
Non basta l’aumento della precarietà e i bassi salari con cui vengono retribuiti i lavoratori, soprattutto i giovani.
È partito anche l’assalto al loro TFR e, con una manovra che ha il sapore del furto con destrezza, si tenta di approfittare del fatto che, proprio all’inizio di un nuovo rapporto di lavoro, un dipendente possa dimenticare di inoltrare la comunicazione all’azienda in merito alla scelta su dove destinare il proprio Trattamento di Fine Rapporto, ovvero una parte significativa della retribuzione “differita”.
C’è poi da considerare che, una volta entrati nei fondi pensione, non è possibile uscirne, mentre se il TFR viene lasciato in azienda la scelta può essere ripensata in qualsiasi momento.
Non sarebbero necessari questi “giochetti” se il conferimento del TFR ai fondi pensione fosse davvero una reale opportunità per integrare una pensione che, per volontà del Governo, viene maturata sempre più tardi ed è sempre più bassa.
La verità è che esiste una precisa volontà politica di:
- demolire il sistema pensionistico pubblico e universale;
- fare profitti sulle spalle dei lavoratori.
La realtà è che i fondi pensione spesso pubblicizzano rendimenti ben superiori a quelli garantiti per legge dalla rivalutazione del TFR lasciato in azienda, ma i “giochi di borsa” sono esposti a fluttuazioni che rischiano di vanificare qualsiasi garanzia sbandierata.
La Confederazione Unitaria di Base, ritenendo fondamentale difendere la pensione pubblica e universale e tutelare gli interessi dei lavoratori, informerà tempestivamente gli interessati affinché non restino vittime della TRAPPOLA DEI FONDI PENSIONE.

La modifica contenuta nella Legge di Bilancio 2026 – Art.1 Comma 204 – interviene in modo sostanziale sull’articolo 8 del decreto legislativo n. 252 del 2005, introducendo il principio dell’adesione automatica alla previdenza complementare per i lavoratori dipendenti del settore privato di prima assunzione. In concreto, la norma stabilisce che, salvo esplicita rinuncia, il lavoratore venga automaticamente iscritto a un fondo pensione collettivo individuato dai contratti applicati in azienda o, in assenza di questi, a un fondo residuale definito per decreto ministeriale.
Il cuore del meccanismo è la drastica riduzione dei tempi di scelta: il lavoratore dispone di soli sessanta giorni dalla data di assunzione per comunicare la volontà di mantenere il TFR in azienda secondo il regime previsto dall’articolo 2120 del Codice Civile. Trascorso tale termine senza una dichiarazione formale, il datore di lavoro è obbligato a conferire automaticamente l’intero TFR maturando alla forma pensionistica complementare individuata, avviando anche i relativi versamenti contributivi.
La norma prevede inoltre che, in caso di adesione automatica, il TFR venga conferito integralmente e che l’adesione decorra retroattivamente dalla data di assunzione, con effetti economici immediati. Sebbene sia formalmente prevista la possibilità di revocare successivamente la scelta, tale facoltà riguarda esclusivamente il passaggio da un fondo a un altro e non consente il ritorno al TFR lasciato in azienda, rendendo di fatto irreversibile l’ingresso nel sistema della previdenza complementare.
Viene così introdotto un automatismo che ribalta il principio della libera scelta consapevole, trasformando il silenzio o la mancata informazione in consenso, e scaricando sul lavoratore l’intero peso di una decisione complessa che incide su una parte rilevante del salario differito. Un impianto normativo che non rafforza i diritti, ma li comprime, favorendo gli interessi del sistema finanziario a discapito delle tutele dei lavoratori.
9 gennaio 2026
Confederazione Unitaria di Base
