Israele, delibere e ripensamenti: UniBo riapre una partita che sembrava chiusa
Un atto inatteso del CdA riscrive gli effetti della decisione del Senato accademico di settembre
C’era una volta una delibera del Senato Accademico, approvata il 23 settembre 2025 che proibiva nuove collaborazioni con Israele. Per qualcuno, la delibera sembrava cosa fatta e le collaborazioni un capitolo chiuso. E invece no…
Il 19 dicembre, proprio prima della pausa natalizia, in sordina, il Consiglio di Amministrazione dell’Università di Bologna ha deciso di intervenire. Lo fa a freddo, fuori scena, con una nuova delibera che nessuno aveva chiesto e che nessuno si aspettava. Non per correggere un errore, ma per rimettere ordine dopo che lo stop alle collaborazioni deliberato dal Senato Accademico in settembre, evidentemente, per qualcuno non reggeva. Lo fa senza consultare lo stesso Senato e il Consiglio degli Studenti, come regole e prassi richiederebbero. Lo fa non per recepire l’orientamento di tali Organi, ma per stravolgere tutto con effetto immediato.
Il messaggio è semplice: la delibera del Senato Accademico sulle collaborazioni con Israele, così com’era, creava (per qualcuno, non per noi) troppi vincoli (leggi qui). Vincoli politici, giuridici, simbolici. E per questo andava ricondotta entro confini più rassicuranti e blandi, coerenti con le tendenze dominanti “pro-Israele costi quel che costi”, sperando che nessuno se ne accorgesse.
Da chi ci rappresenta in CdA come Personale Tecnico Amministrativo, nessuna notizia, nessun allarme. Nessuna informazione da parte del Rettore o da chicchessia…
Non è un caso che di questa delibera – discussa, modificata, votata e approvata! – non vi sia alcuna traccia nemmeno nell’informativa del 30 dicembre InPrimoPiano relativa ai temi trattati dagli OO.AA. e in particolare dal CdA del 17/12/2025.
Per cui i contenuti ve li diciamo noi… la sostanza è che le collaborazioni con partner israeliani potranno andare avanti tranquillamente!
Il CdA di dicembre scorso ha infatti bypassato il SA!
Scarso acume e tanta furbizia per introdurre senza alcuna base giuridiche un’interpretazione, che potremmo definire abrogante, in quanto consente di rendere fattivamente inapplicabile la delibera del Senato Accademico tutt’ora vigente.
Primo passaggio: la sospensione delle collaborazioni riguarda esclusivamente quelle con persone giuridiche con sede in Israele e non le persone fisiche. Una precisazione formalmente corretta, ma che apre la strada a un uso improprio e meramente difensivo del principio di non discriminazione, trasformato in argine contro qualsiasi presa di posizione strutturale.
Secondo passaggio: la delibera del Senato di settembre adesso si applicherebbe solo se compatibile con gli obblighi internazionali e sovranazionali. In particolare, con i programmi europei, Horizon Europe in testa, che garantiscono a Israele lo status di Paese associato. In sostanza ora il CdA avverte che interrompere collaborazioni può costare caro. In termini di fondi, di contenziosi, di reputazione e quindi lascia aperta la strada a chi ritiene non possibile vietare ai docenti di partecipare a un bando europeo con la presenza di un partner israeliano.
Terzo: la regola di sospensione degli accordi vale solo se non comporta rischi finanziari, legali o perdite di opportunità scientifiche. Traduzione: vale solo quando non serve a nulla, quindi nulla può essere vietato!
Quarto: la decorrenza. Tutto ciò che è nato dopo il 23 settembre 2025 può essere adesso valutato e attuato. Tutto ciò che esisteva prima – o che era già in trattativa (come si farà a verificare questo requisito?) – viene del tutto fatto salvo, quasi per forza e a prescindere da qualsiasi valutazione. Anche qui, il messaggio è chiaro: nulla deve fermarsi.
Infine, il capolavoro: la responsabilità viene scaricata su singole ricercatrici e singoli ricercatori, chiamati a ‘valutare con attenzione’ le collaborazioni. Quindi l’istituzione si tira indietro, mentre chiede agli individui di esporsi. E al contempo si elude la proposta di istituzione di una commissione indipendente atta a valutare le collaborazioni d’Ateneo, comprese quelle con aziende belliche e dual use.
Allora, ognuno farà come crede o come gli conviene!
E capolavoro al quadrato: noi tecnici amministrativi, diventeremo “complici”, più o meno consapevoli, senza possibilità di potersi sottrarre (obiezione di coscienza).
Questa delibera è un’operazione di bonifica. Serve a neutralizzare una decisione nata sotto pressione degli Scioperi di settembre e a riaffermare una gerarchia precisa: prima i finanziamenti, poi i valori, prima il silenzio dei governi, poi il grido di aiuto dei popoli oppressi.
A questo punto, se l’Università continua a riscrivere le delibere e a disattendere gli impegni presi, noi continueremo a riscrivere la nostra lotta e a consolidare la nostra forza di resistenza!
