La Corte di Giustizia UE ha evidenziato il problema e dettato principi antidiscriminatori; mal recepiti in Italia con un disegno di legge di facciata, del tutto insufficiente a tutelare i lavoratori caregiver.
Le normative che tutelano i diritti delle persone che si prendono cura di familiari non autosufficienti sono ancora frammentate e, a parte l’esigibilità prevista dalla legge 104 con i permessi mensili e il congedo straordinario, restano sempre fonte di interpretazione e trattativa con il datore di lavoro, in particolare rispetto ad agevolazioni su orari e condizioni di lavoro.
Recentemente la corte di giustizia europea si è pronunciata rispetto ai bisogni lavorativi di chi assiste familiari disabili. In particolare la sentenza C-38/24 dell’11 settembre 2025 la Corte ha stabilito che i caregiver familiari sono tutelati contro la discriminazione indiretta e hanno diritto ad “accomodamenti ragionevoli” sul lavoro.
Il rifiuto di flessibilità – come ad esempio il passaggio a part time o i cambi turno – può costituire discriminazione indiretta. I datori di lavoro devono adottare misure organizzative (orari flessibili, ricollocazione) per permettere al caregiver di prestare assistenza, valutando l’impatto sproporzionato delle loro decisioni.
Una sentenza che può rafforzare l’esigibilità di adattamenti dell’ambiente di lavoro per chi cura un familiare disabile, pur mancando ancora una normativa specifica sui diritti dei caregiver.
Il 6 febbraio è stato depositato per la prima volta in Italia un disegno di legge che definisce nello specifico la figura del caregiver ed eventuali diritti.
Cosa prevede questa proposta di legge?
-Individua 4 (!) livelli di caregiver a seconda della gravita della persona da assistere, definizione che andrà fatta con una procedura complessa su INPS , che si conclude con una certificazione del livello di status del caregiver.
Procedura che dovrebbe concludersi entro 30 giorni, ma per la quale il personale che dovrebbe esservi dedicato è stabilito in 110 unità a livello nazionale, quindi appena 5 (!) per regione: ennesima riforma senza risorse e con cavilli burocratici che ne renderanno difficile l’accesso.
-Prevede la possibilità (non il diritto) di crediti formativi (!) per studenti che assistono familiari.
-Diritto alla trasformazione contratto da full time a part time e diritto di precedenza sul lavoro agile, dove possibile rispetto alle mansioni: quindi diritto non assoluto ma solo “di precedenza”, peraltro già esigibile in base a numerose sentenze.
-Estesa la possibilità del congedo parentale fino ai 18 anni, ma senza allungarne la durata.
Ma il punto più critico riguarda le misure di sostegno economico: di fronte a tante lavoratrici (soprattutto donne) e lavoratori costretti a lasciare il lavoro per assistere un familiare si prevede un massimo di 1.200 euro a trimestre, cioè 400 euro al mese (!) per chi assiste un familiare per almeno 91 ore settimanali, cioè 13 ore al giorno: paga oraria meno di 1 euro l’ora!
Oltretutto, un “beneficio economico” concesso a chi ha retribuzione annua non superiore a 3.000 euro e Isee non superiore a 15.000 euro, limiti alla soglia di povertà… per pochi “eletti” !
Questa proposta di legge non rappresenta alcuna tutela reale per i caregiver, al di là degli annunci roboanti sul riconoscimento della figura del caregiver, che se non supportato da benefici economici e diritti esigibili non porterà concreti vantaggi alle lavoratrici e lavoratori!
CI VUOLE BEN ALTRO! … ALCUNE PROPOSTE IMMEDIATE DELLA CUB:
● diritto alla trasformazione del contratto da full time a part time, e garanzia del rientro a full time
● diritto al Lavoro Agile continuativo per le attività che lo consentono
● allungamento del Congedo Parentale, almeno in misura doppia della durata attuale
● 1.400 euro al mese per chi assiste un familiare.
Confederazione Unitaria di Base di Firenze
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