Apprendiamo con favore il ritiro delle contestazioni disciplinari che ALES aveva notificato a 28 dipendenti delle Gallerie degli Uffizi per aver aderito allo sciopero generale della cultura dello scorso 12 giugno. Il caso è stato seguito da Filcams CGIL e Uiltucs, che in una nota congiunta hanno dichiarato come questa scelta “ristabilisca un corretto rapporto con l’azienda”.
Tuttavia, la posizione della CUB è di tutt’altro avviso: “Per noi, che siamo sindacalisti e sindacaliste attivi quotidianamente nei beni culturali, resta difficile immaginare un ‘corretto rapporto’ con questa società in house del Ministero della Cultura”, spiega Francesca Doveri della CUB. “Come abbiamo già denunciato sulla stampa nazionale, ALES applica il contratto del commercio, un CCNL totalmente inadeguato rispetto alle reali mansioni e alle professionalità del personale che opera dentro gli istituti statali della cultura. Inoltre, non possiamo credere alla tesi del mero errore materiale: com’è mai possibile che una società di queste dimensioni non abbia contezza delle procedure del diritto di sciopero?”
La vicenda di Firenze ha però messo in luce una grave lacuna strutturale: la totale mancanza di un protocollo che regolamenti la presenza del personale ALES nei contingenti minimi della Galleria in caso di sciopero. La stessa società in house, in una nota ufficiale, ha ammesso la necessità di un confronto con le organizzazioni sindacali “per ricercare soluzioni condivise sulla gestione dei servizi pubblici essenziali in caso di sciopero, attualmente privi di una specifica disciplina contrattuale”.
Sul punto, Paola Sabatini della CUB esprime forte preoccupazione: “I beni culturali sono stati inseriti nel 2015 tra i servizi pubblici essenziali dall’allora ministro Dario Franceschini con il decreto Colosseo proprio per limitare il diritto di sciopero nel settore,scelta poi assecondato e portato avanti dalle destre. La stesura di un protocollo per i lavoratori ALES è sicuramente un atto legittimo e necessario, ma ci spaventa l’idea che questo diventi lo strumento per limitare ulteriormente il diritto di sciopero a lavoratori e lavoratrici che rappresentano ormai una percentuale larghissima della forza lavoro nei beni culturali, e nello specifico agli Uffizi”.
Lo sciopero generale della cultura del 12 giugno è stato il frutto di un lungo percorso di mobilitazione costruito in prima battuta insieme all’associazione Mi Riconosci? e, a seguire, con tantissime altre realtà e sigle sindacali di base. Tra queste non figurano la UIL e la Filcams CGIL, le quali oggi intervengono parlando della Legge 146/90 e affermando che “se anche potesse essere ritenuta sbagliata e/o incompleta, va comunque applicata correttamente senza ledere in alcun modo un diritto sacrosanto e costituzionalmente garantito”.
Come CUB riteniamo doveroso correggere questa impostazione: la normativa italiana sullo sciopero nei servizi pubblici è profondamente sbagliata e lesiva. Non a caso è stata duramente condannata dal CEDS (Comitato Europeo dei Diritti Sociali), che ha ravvisato una restrizione illegittima del diritto di sciopero, criticando in particolare l’inclusione tra i servizi essenziali di prestazioni che non sono realmente connesse alla sicurezza o alla sopravvivenza dei cittadini, come appunto le attività culturali. Questa legge va dunque contestata nella sua interezza; nell’immediato, pretendiamo che venga perlomeno applicata senza dar vita ad azioni palesemente antisindacali.
Per noi questa storia non è conclusa. Non ci basta sapere che ALES abbia ritirato le contestazioni: ci aspettiamo delle scuse pubbliche ufficiali ai lavoratori e alle lavoratrici. Chiediamo inoltre una presa di posizione chiara da parte del Ministro della Cultura Alessandro Giuli: quanto e come il Ministero monitora l’operato e le azioni disciplinari di ALES dentro i nostri luoghi della cultura?
Firenze, 03 luglio 2026
CUB Pubblico Impiego
