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ASP Città di Bologna, dall’11 luglio sciopero dello straordinario

Dall’11 luglio al 9 agosto 2026, tutto il personale dipendente e somministrato di ASP Città di Bologna (Azienda Pubblica di Servizi alla Persona) si fermerà per uno sciopero dell’orario straordinario. L’iniziativa, proclamata dal sindacato di base CUB Pubblico Impiego, rappresenta il culmine di una mobilitazione avviata già a giugno e resasi necessaria dopo il fallimento del tentativo di conciliazione in Prefettura. È una protesta mirata, che intende colpire proprio quell’abuso sistematico di lavoro extra a cui, secondo il sindacato, l’azienda ricorre per colmare le proprie carenze gestionali: lo straordinario, che dovrebbe restare uno strumento eccezionale, sarebbe diventato una modalità ordinaria per compensare organici insufficienti e mancata programmazione.

La vertenza si è aperta formalmente il 17 giugno, quando CUB Pubblico Impiego ha proclamato lo stato di agitazione di tutto il personale ASP, compresi i lavoratori in somministrazione. Le criticità erano emerse già dal mese di maggio al Centro Servizi Albertoni, dove per coprire le ferie estive l’azienda ha introdotto unilateralmente, senza alcun accordo sindacale, le cosiddette “lunghette”: turni da 10 ore e 15 minuti per gli infermieri. Nella stessa struttura, nella Casa Residenza Anziani, sono stati inoltre tagliati gli organici del turno notturno, con l’eliminazione della seconda unità OSS: oggi un solo operatore e un infermiere devono garantire da soli vigilanza e assistenza su tre piani, con rischi rilevanti per lavoratori e ospiti. Le richieste poste dalla CUB alla base dello stato di agitazione sono state precise: aumentare gli organici infermieristici e socio-sanitari oltre i livelli minimi stabiliti dal sistema regionale di accreditamento, ripristinare la seconda unità OSS nel turno notturno all’Albertoni e interrompere l’imposizione delle “lunghette” per il periodo estivo.

Il confronto è arrivato il 25 giugno sul tavolo della Prefettura di Bologna, nell’ambito delle procedure di raffreddamento e conciliazione, e si è concluso senza alcun punto d’intesa. Il resoconto firmato dal viceprefetto aggiunto certifica che le parti hanno preso atto dell’esito negativo del tentativo e che la CUB ha dichiarato il proseguimento dello stato di agitazione. Secondo il sindacato, ASP ha risposto con un secco no su tutta la linea, negando tutte le richieste avanzate e trincerandosi dietro l’accreditamento e i limiti di budget, minimizzando anche l’impatto dei turni superiori alle dieci ore. È proprio sull’utilizzo degli standard di accreditamento che si concentra parte della contestazione: per la CUB, livelli concepiti come soglie minime non possono diventare il parametro ordinario per organizzare strutture che accolgono persone con bisogni assistenziali sempre più complessi.

A queste condizioni organizzative si sono sommate le carenze strutturali evidenziate dall’emergenza caldo. I guasti agli impianti di climatizzazione hanno costretto l’azienda a chiudere il centro diurno di viale Roma, mentre al centro servizi Giovanni XXIII un guasto agli impianti di raffrescamento ha esposto interi reparti a situazioni critiche legate alle alte temperature. Su questo la CUB ha chiesto all’azienda di adempiere ai doveri datoriali previsti dal d.lgs. 81/08, adottando soluzioni tampone e riorganizzando le attività lavorative in attesa del ripristino della climatizzazione.

La mobilitazione prende corpo mentre ASP rivendica pubblicamente, attraverso un articolo del Corriere di Bologna, un bilancio positivo con 1,9 milioni di euro di utile per il 2025, presentando il proprio sistema come un modello di “welfare che produce economia” e annunciando investimenti su patrimonio e foresterie aziendali per attrarre personale. Per la CUB questa narrazione evita la domanda centrale: come può un ente che dichiara risultati economici così positivi continuare a non trattenere infermieri e OSS? La dirigenza attribuisce le difficoltà al costo della vita bolognese; per il sindacato, le vere ragioni della fuga sono altre — carichi di lavoro insostenibili, organizzazione inadeguata, organici tenuti sui livelli minimi.

Preso atto del fallimento della conciliazione, il 29 giugno CUB Pubblico Impiego ha proclamato lo sciopero dell’orario straordinario. Il giorno successivo, il 30 giugno, mentre la mobilitazione era già stata proclamata, è arrivato un ulteriore motivo di tensione: il bando per le progressioni economiche interne relativo al 2025. L’amministrazione ha stanziato complessivamente 20.000 euro, sufficienti a finanziare appena 22 passaggi su 206 dipendenti aventi diritto — oltre il 90% del personale resta escluso. Per gli Operatori Esperti sono previste 11 progressioni su 105 aventi diritto, per gli Istruttori appena 5 su 48. La CUB parla apertamente di «briciole» e denuncia il rischio di una guerra tra lavoratori per risorse così limitate, contestando la sostituzione degli aumenti salariali con strumenti di welfare come i buoni spesa — una scelta definita «falso welfare aziendale».

È per queste ragioni che da domani il personale ASP incrocia le braccia sugli straordinari. «Gli utili non li producono i patrimoni immobiliari, i bilanci o le operazioni di comunicazione — sostiene la CUB — ma lavoratrici e lavoratori sempre meno numerosi, sottoposti a carichi crescenti e chiamati a garantire servizi essenziali in condizioni sempre più critiche». In assenza di un cambiamento nelle posizioni aziendali, il sindacato valuterà ulteriori iniziative, compreso uno sciopero aziendale e la presentazione di esposti agli organi di vigilanza competenti in materia di sicurezza e organizzazione del lavoro.

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