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In vista accordo quadro tra Associazioni datoriali e sindacati confederali

Da quanto emerge dal documento presentato il 17 giugno scorso dai sindacati confederali alle Associazioni datoriali, se venisse stipulato questo si tradurrebbe in un danno in termini di salari e nei confronti dei lavoratori. La segreteria nazionale Cub infatti evidenzia diversi elementi che porterebbero a un accordo a perdere per la classe lavoratrice in generale. 

Andando per punti, in tema di SALARIO risulta ormai è evidente che quelli reali dei lavoratori italiani hanno perso oltre il 20% del potere d’acquisto in soli 10 anni, senza nessuna reale iniziativa di lotta da parte dei vertici confederali. Nelle richieste sindacali presentate si introducono il Trattamento Economico Minimo e il Trattamento Economico Complessivo.
Il TEC (Trattamento Economico Complessivo) sarà costituito dal TEM, così come definito dall’accordo quadro e dai CCNL; mensilità aggiuntive, altre indennità previste e riconosciute dai CCNL, riduzioni di orario di lavoro; elementi di welfare, a carico del datore di lavoro, che siano universali, esigibili ed economicamente quantificabili previsti dalla contrattazione collettiva nazionale comparativamente più rappresentativa. 
Nell’accordo non si accenna neppure alla necessità dei lavoratori di potersi vedere aumentare i salari con meccanismi automatici di recupero dell’inflazione. Si ribadisce l’importanza della consultazione e delle trattative: Cgil, Cisl e Uil fingono forse di non sapere-non vedere e non capire cosa sia successo?

Si introduce il criterio del salario complessivo, includendo fette di retribuzioni legate all’andamento aziendale o alla presenza in servizio e, come già avvenuti per alcuni contratti, (trasporto aereo) vengono inseriti nel computo degli aumenti salariali i contributi padronali per forme private di sanità, pensione e formazione. 
Secondo la Cub i confederali potrebbero poi sostenere che i salari aumenteranno per l’introduzione della sanità integrativa (a danno però di quella pubblica) e lo stesso dicasi per il welfare aziendale, anche se solo per pochi. In pratica verrebbero considerati aumenti salariali tutti i costi delle aziende.

Per quanto concerne il capitolo FORMAZIONE (un capitolo dell’accordo riguarda la formazione, intesa come leva strategica per la competitività e la qualità del lavoro. “L’obiettivo è definire una governance condivisa”): La Cub si domanda se le segreterie nazionali di Cgil-Cisl-Uil, dopo aver introdotto le pensioni integrative e la sanità privata, arrivando a gestire milioni di euro, ora immaginino di poter decidere la destinazione dei fondi pubblici per la formazione, ben oltre quanto già avvenuto finora, con una gestione in deroga alle leggi in materia.

Sulla PARTECIPAZIONE: La Cgil, a differenza della Cisl che ne è stata la principale promotrice con il governo Meloni, dopo aver espresso una netta contrarietà nei confronti della Legge n. 76/2025 sulla partecipazione dei lavoratori negli organismi di gestione aziendale, ora nella sostanza ne chiede l’applicazione e la gestione collegiale.
La legge prevede la sua attuazione tramite gli accordi stipulati nei contratti nazionale di lavoro. Inoltre, la norma prevede la nomina di alcuni rappresentanti dei lavoratori negli organi societari (Consiglio di Amministrazione, Consiglio di Sorveglianza o Comitato di Controllo) prevedendo la piena autonomia dei sindacati e dei datori di lavoro nel disegnare le regole operative.

CONTRATTI NAZIONALI: Attualmente i contratti scaduti vengono rinnovati dopo molti anni (ad esempio 7 anni per il settore handling del trasporto aereo) con pesanti perdite salariali. Nel documento sindacale in questione, si fa riferimento a un generico impegno al rinnovo dopo 3 o 4 anni, accennando a un recupero salariale in assenza di sottoscrizione del nuovo CCNL ma utilizzando l’indice IPCA NEI. Attualmente quasi per nessuna categoria si prevede il meccanismo della vacanza contrattuale (utilizzato nel Ccnl trasporto merci). IPCA-NEI (Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato al netto dei beni energetici importati) è l’indicatore calcolato dall’Istat che misura l’inflazione escludendo la componente volatile dell’energia importata. Quindi non un calcolo sull’inflazione reale.

RAPPRESENTANZA: Secondo la Cub quanto emerge dal documento per l’accordo-quadro va nella direzione di un rafforzamento del controllo di Confindustri e delle Segreterie confederali sulla classe operaia.
Nel documento redatto da Cgil, Cisl, e Uil e consegnato alle controparti datoriali si ribadisce infatti l’importanza della misurazione degli iscritti alle varie OO.SS. sulla base dei dati forniti dalle aziende, occultando il fatto che tale rilevazione, spesso, viene rifiutata ai sindacati considerati “scomodi”.
D’altra parte, la materia della rappresentanza sindacale è attualmente priva di regolamentazione legislativa o, per meglio dire, quella esistente, dopo il referendum del 1995, di fatto consente alle controparti datoriali di scegliere gli interlocutori sindacali indipendentemente dalla loro reale rappresentatività, privando così i lavoratori della possibilità di scegliere i propri rappresentanti. E la proposta sindacale presentata sembra puntare a rafforzare il ruolo monopolistico rivestito da Cgil, Cisl e Uil.
Nonostante le ripetute indicazioni da parte della Corte Costituzionale, nel comparto del lavoro privato a regolare la rappresentanza sindacale sussiste solo il Testo Unico del 2014 ossia l’accordo stipulato tra controparti datoriali e Cgil, Cisl e Uil 12 anni fa, tramite il quale si definiscono nuove regole di nomina e gestione delle RSU. Queste ultime, però, sono escluse dalla contrattazione nazionale e pende sulla loro testa la possibilità di essere penalizzate nel caso non accettino il contenuto degli accordi in essere: una previsione normativa finora non applicata eppure prevista dal citato Testo Unico.
In realtà, secondo la Cub, se finora alcune OO.SS. solo per il fatto di essere firmatarie di accordi applicati hanno beneficiato della possibilità di vedersi riconosciuti i diritti sindacali previsti dallo Statuto dei Lavoratori (diritto di assemblea, bacheche aziendali, permessi sindacali e poco altro) questo ulteriore nuovo documento si punterebbe a omologare tutti, e quindi anche le strutture periferiche confederali, alle decisioni dei vertici dei sindacati Confederali e di Confindustria (nel trasporto aereo ad esempio numerosi sono gli accordi siglati dalle segreterie nazionali in materia di maggiorazione domenicale e di lavaggio dpi senza neppure la consultazione dei lavoratori e delle loro stesse strutture locali).

“Rappresentanza e contrattazione, partita la trattativa. Landini: “Un’occasione che non va sprecata per rafforzare il ruolo del lavoro”
È iniziato il confronto tra Cgil, Cisl, Uil e le principali associazioni imprenditoriali sul nuovo sistema di relazioni industriali, la rappresentanza e la contrattazione collettiva. Al termine dell’incontro svoltosi nella sede di Confindustria, il segretario generale della Cgil Maurizio Landini ha annunciato l’avvio della trattativa e la definizione di un calendario di sette appuntamenti, con l’obiettivo di verificare la possibilità di raggiungere un nuovo accordo interconfederale già entro settembre.
Al tavolo siedono complessivamente le tre confederazioni sindacali e 14 associazioni imprenditoriali.
Nei cinque incontri di approfondimento previsti a settembre saranno affrontati i punti centrali della piattaforma sindacale: la misurazione della rappresentanza, il rafforzamento del modello contrattuale fondato sul contratto nazionale, la definizione di TEM e TEC e dei meccanismi di rivalutazione salariale, il diritto alla formazione permanente, la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, l’estensione della contrattazione di secondo livello e le forme di partecipazione negoziata nei processi di innovazione. Landini ha confermato la volontà di arrivare a un accordo che recepisca le cinque rivendicazioni contenute nella piattaforma sindacale.” (dal sito Cgil)

EVITARE INTERVENTI LEGISLATIVI E AUMENTARE IL POTERE DELLE SEGRETERIE CONFEDERALI/CONFINDUSTRIA: Senza la mobilitazione dei lavoratori con concrete iniziative di lotta, queste trattative con l’obiettivo di un ulteriore accordo, mirerebbero a:

  • Tacitare chi nel Paese chiede interventi legislativi sul salario minimo e sulla rappresentanza;
  • Condizionare ancora di più il salario dei lavoratori alle scelte delle aziende;
  • Dare ancora più potere alle burocrazie sindacali, ben oltre quello di cui beneficiano con le deroghe previste dalle norme in caso di accordi sindacali;
  • Sancire ulteriormente la dittatura dei vertici nazionali confederali e dei padroni sui lavoratori.

14.9.2026           

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