E’ di ieri l’ennesimo caso di morte sul lavoro, questa volta nei alla Fincantieri di Ancona dove un operaio di 55 anni ha perso la vita a seguito della violentissima fiammata sprigionatasi mentre eseguiva lavori di taglio su una delle navi del cantiere. Immediato l’intervento dei compagni di lavoro ma le ustioni e le ferite riportate sono risultate subito gravissime e per l’operaio tunisino non c’è stato più nulla da fare se non constatarne il decesso. I commenti a caldo degli altri lavoratori hanno subito fatto emergere un contesto in cui la fretta in prossimità della consegna delle commesse, spesso in subappalto a ditte esterne, obbligano a turni straordinari e a minore attenzione alle norme di sicurezza. Come da anni ripetuto, la Cub rimarca ancora il rischio di un eccessivo ricorso ad appalti, subappalti che non fanno che indebolire la catena dei controlli e abbassano il livello di attenzione sul rispetto delle norme di sicurezza, sopravanzate dalla rincorsa al profitto anche tramite l’abbassamento dei costi della manodopera.
Di seguito pubblichiamo l’elaborato del sindacato Cub di Pisa, relativo alla recente pubblicazione della Relazione annuale Inail, che conferma l’aumento delle malattie professionali.
“Le malattie professionali aumentano sempre più: La Relazione annuale Inail conferma l’aumento delle malattie professionali, ci si ammala causa lavoro con innumerevoli patologie a ipotecare la nostra salute. Le denunce di infortunio continuano a crescere e riguardano anche oltre 80 mila studenti, calano i casi mortali (da 1239 a 1198).
Dall’analisi dell’andamento infortunistico emerge che nel 2025 le denunce di infortunio complessive sono state 600mila (+1,2% rispetto alle quasi 594mila dell’anno precedente), con un lieve calo dei morti sul lavoro ma non sufficiente visto anche i dati oscillanti di anno in anno, stesso discorso vale per l’aumento delle denunce di infortuni in occasione di lavoro, bisognerebbe raffrontare i dati con le ore lavorate, con il numero dei lavoratori e il loro monte orario.
Ammesso, ma non concesso, che i dati registrati siano tali da indurre a ottimismo per il futuro, preoccupa fortemente l’aumento delle denunce di malattie professionali che da anni risultano in continua crescita.
Sostenere che le denunce di infortuni non siano un segnale indicativo del peggioramento delle condizioni di lavoro resta per noi un grave errore, anzi una mera sottovalutazione del problema considerato che il nostro paese presenta anche sacche di sommerso, di lavoro nero nel quale le denunce per infortunio non avvengono.
Le denunce si riferiscono alle patologie e non ai soggetti ammalati, molte patologie poi vengono riscontrate con anni di ritardo e anche in questo caso la lista delle malattie professionali, contratte causa lavoro, è in continua evoluzione.
I dati non ci parlano invece dello stress da lavoro correlato la cui crescita avviene anche nella Pubblica amministrazione con settori come servizi educativi e polizia locale costantemente tra rischio medio, e rischio elevato.
Quanto poi all’attivo finanziario dell’Inail bisogna ricordare le prestazioni economiche erogate a tecnopatici e infortunati e le loro rivalutazioni, se queste aumentano significa che le malatte professionali e gli infortuni crescono o rimangono almeno stabili.
Ci sono allora motivi per i quali esultare? Noi pensiamo di no, la sicurezza sul lavoro è sempre più a rischio e anche l’avvento delle nuove tecnologie lungi da ridurre stress e pericoli potrebbe presto generare nuove patologie.”
