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Chi denuncia non è il problema

Il caso: Uno studente di un istituto scolastico in provincia di Pordenone è stato recentemente destinatario di un provvedimento disciplinare dopo aver fotografato alcune infiltrazioni d’acqua presenti in un’aula e aver diffuso l’immagine agli organi di informazione per denunciare lo stato dell’edificio scolastico.
La vicenda ripropone il dibattito sul delicato equilibrio tra diritto di segnalazione, libertà di espressione degli studenti e rispetto delle regole che disciplinano la vita scolastica.

Su quanto avvenuto nella scuola nel pordenonese, come viene riportato sul sito Tecniche della Scuola (qui l’articolo completo), sono intervenute alcune delle principali organizzazioni sindacali del comparto scuola – Gilda-Unams, Snals/Confsal, Cisl Scuola, Anief e Uil – che, in una nota congiunta, hanno espresso il proprio sostegno al personale scolastico oltre a riportare l’attenzione “sull’importanza del rispetto delle procedure interne previste dalle istituzioni educative.”
La dirigenza dell’istituto – riporta il sito di TS – aveva già precisato che la contestazione nei confronti del ragazzo non riguardava il contenuto della segnalazione in sé, bensì le modalità con cui era stata effettuata. In particolare, al centro della vicenda vi sarebbero l’utilizzo del dispositivo elettronico e il mancato ricorso ai canali interni predisposti per comunicare eventuali criticità.
In sostanza i sindacati sottolineano il ruolo della scuola come “istituzione pubblica e presidio di legalità“, sottolineando l’importanza di tutelare l’autorevolezza e la professionalità di tutti coloro che svolgono un ruolo negli istituti scolastici: docenti, dirigenti, personale amministrativo, tecnico e collaboratori scolastici.
Nella nota riportata da TS, si fa riferimento anche ad alcune dichiarazioni pubbliche rilasciate sul caso in questione, stigmatizzando il fatto che “determinate ricostruzioni possano contribuire a delegittimare il lavoro svolto dalle istituzioni scolastiche e ostacolare una corretta comprensione dei fatti.”
“Difendere la scuola – conclude la nota sindacale – significa rafforzare legalità, dialogo e rispetto reciproco”, ribadendo il proprio impegno a tutela della dignità professionale del personale e della funzione educativa svolta dalla scuola pubblica.

🎙️ La Segreteria nazionale CUB SUR (Scuola Università Ricerca) a commento di quanto accaduto nell’istituto al centro del dibattito, ha rilasciato il seguente comunicato ufficiale:

“CHI DENUNCIA UN PERICOLO NON È IL PROBLEMA
Abbiamo letto con attenzione la notizia riportata da Tecnica della Scuola relativa agli studenti che hanno diffuso fotografie di locali scolastici danneggiati per denunciare possibili criticità, e alle successive prese di posizione sindacali (di CISL, GILDA, ANIEF, UIL e SNALS) in difesa dell’istituzione scolastica.
La vicenda, a nostro avviso, pone una questione molto più importante del dibattito sull’uso di un telefono cellulare o sulle modalità della segnalazione.

Per CUB Scuola Università e Ricerca la questione è molto semplice: chi denuncia un pericolo non è il problema. Il problema è il pericolo.

Da anni ci occupiamo di salute e sicurezza e sappiamo bene che incidenti, infortuni e tragedie trovano terreno fertile proprio dove prevalgono il silenzio, la sottovalutazione dei rischi e la paura di segnalare ciò che non va.
Per questo riteniamo singolare che, di fronte a fotografie che documentano situazioni di degrado o possibili rischi, parte del dibattito pubblico si concentri sul comportamento di chi ha effettuato la segnalazione anziché sulle condizioni denunciate.
La cultura della prevenzione si costruisce incoraggiando le segnalazioni, non scoraggiandole. Questo vale nei luoghi di lavoro e dovrebbe valere soprattutto nelle scuole.
Le nuove generazioni stanno spesso dimostrando una consapevolezza che molti adulti sembrano aver dimenticato: la sicurezza viene prima dell’omertà.
Infrangere il silenzio di fronte a un rischio non è una colpa. È un atto di responsabilità.
Non è un caso che, proprio nelle scorse settimane, la trasmissione Report (del 24 maggio 2026) abbia riportato all’attenzione nazionale le gravi criticità del patrimonio scolastico italiano, tra carenze strutturali, manutenzioni insufficienti e condizioni non sempre adeguate per studenti e lavoratori.
I dati emersi delineano una realtà per noi inaccettabile: oltre il 50% degli edifici scolastici e universitari risulta “in deroga”, ovvero in mancanza delle condizioni di agibilità e della documentazione sulla valutazione dei rischi.

In questo contesto, il vero problema non è chi documenta una situazione critica. Il vero problema è che quelle situazioni esistano. Il vero scandalo non è una fotografia. Il vero scandalo è che nel 2026 si debba ancora discutere se sia grave documentare un pericolo o se sia giusto attivarsi per eliminare il pericolo stesso. Chi infrange il silenzio per la sicurezza sta dalla parte giusta.”

 

 

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