Riflessione generale sullo stato di salute del sistema sanitario nazionale, a cura della federazione Cub sanità di Trento
Ogni anno, il rapporto GIMBE fa il punto sullo stato della sanità in Italia. Quello pubblicato questo mese conferma l’arretramento della sanità pubblica a scapito della sanità privata, cioè del profitto. Questo processo di privatizzazione ha comportato che 5,8 milioni di persone in Italia, pari al 9,9% della popolazione, rinunciano a visite ed esami a causa delle lunghe attese e per motivi economici.
Inoltre, l’aumento del ricorso al privato accreditato conferma che la sanità italiana si va caratterizzando sempre più come una sanità dei ricchi o per chi dispone di polizza assicurative. È sintomatico che, come rileva il rapporto, la spese per i “gettonisti” è aumentato del 62% rispetto al 2024. Lo stop normativo ai “gettonisti”, seppur importante, non riesce a fermare l’emorragia del personale sociosanitario e non risolve il problema, serve quindi che tale scelta sia accompagnato da misure capaci di reclutare ma soprattutto trattenere i professionisti nel SSN.
Per la sanità il capitale umano, come la ricerca, sono indispensabili per trasformare le risorse economiche in diritto alla salute ma per fare questo servono maggiori stanziamenti per il sistema sanitario nazionale falcidiato dai tagli imposti dalle politiche di austerità.
Medici, tecnici, infermieri e oss non si trattengono con gli appelli: servono retribuzioni competitive, condizioni di lavoro compatibili con la vita privata e maggiori prospettive di carriera.
Dobbiamo dire basta ad una gestione della salute verticistica e autoritaria che ci ha portato all’attuale sfacelo, dobbiamo invertire la tendenza.
La Sanità non ha bisogno di baroni, di manager e di tecnocrati, ma di medici che chiedono ai pazienti cosa mangiano, che lavoro fanno, che aria respirano. Abbiamo bisogno di una ricerca volta alla conoscenza e non alla produzione di utili per l’industria; di una ricerca che non lascia la morale nel guardaroba dei laboratori; di una ricerca medica che non deve rendere conto a Big Pharma, ma alla società intera, dal cui lavoro riceve l’istruzione, i mezzi e le risorse.
Mentre la sanità scivola verso il baratro il governo Meloni, su diktat degli USA, porta la spesa militare al 5% del PIL e l’Unione Europea promuove un riarmo da 800 miliardi di euro. Queste spese che saranno in maggioranza a debito comporteranno tagli alla spesa sociale per finanziare il riarmo e gli interessi sul debito verranno pagati riducendo ulteriormente la spesa sociale.
Invece di sperperare miliardi in opere inutili e dannose come il by-pass ferroviario (vista la pericolosità dei cantieri di Trento Nord, fermare i lavori e bonificare l’area è essa stessa un’opera di prevenzione sanitaria); invece di aumentare le spese militari, vogliamo dei lavori dignitosi, una pensione a cui arrivare ancora vivi e in grado di godersi qualcosa, una medicina che si curi di noi e non dei Consigli di amministrazione. La mobilitazione sui punti più urgenti – accesso alle cure e intervento contro la fuga delle operatrici e degli operatori sanitari – può e deve essere l’occasione per creare un fronte comune tra il personale della sanità e i cittadini.
Trento, 8 ottobre 2026 CUB Sanità Trento
