VOLTERRA CHIUDE LE PORTE ALLA CULTURA: meno aperture meno lavoro!
Nei giorni scorsi è stato comunicato il nuovo orario di apertura del polo museale di Volterra, comprensivo delle aree archeologiche, per la prossima stagione turistica. Si tratta di scelte assunte dagli uffici comunali e dalla Giunta Santi che, a una prima analisi, sollevano forti perplessità.
L’impegno dichiarato dall’Amministrazione verso la valorizzazione del patrimonio culturale rischia infatti di non essere rispettato. Rispetto allo scorso anno si registra un taglio consistente delle ore di apertura, particolarmente grave nei mesi di luglio e agosto, cioè nel pieno della stagione turistica.
Il calo inizia già da marzo con la chiusura per tre giorni settimanali del Museo Diocesano, che lo scorso anno era stato inserito nel circuito museale proprio per compensare precedenti riduzioni di orario. Quest’anno, invece, chiuderà per oltre 25 ore settimanali in più rispetto al 2024, rimanendo inattivo per tutta la prima parte della settimana.
Le ore settimanali restano formalmente invariate per il Museo Guarnacci, la Pinacoteca e il Palazzo dei Priori, così come per le aree archeologiche. Tuttavia, proprio su queste ultime si registra nei mesi estivi la rinuncia all’apertura serale (4 ore al giorno), esperienza definita “fallimentare” ma mai realmente sostenuta da una programmazione di eventi o da un progetto culturale strutturato.
Da anni chiediamo l’unificazione degli orari tra musei e aree archeologiche, con apertura estiva dalle 10 alle 18:30. Siamo consapevoli dei visitatori che ogni giorno perdiamo chiudendo le aree alle 17:30 .Un’offerta coordinata e più estesa renderebbe il sistema museale più chiaro, accessibile e competitivo. Ma la nostra esperienza decennale nell’accoglienza turistica non è mai stata ascoltata.
Se Volterra è percepita come una città “mordi e fuggi”, forse occorre interrogarsi sulle politiche turistiche adottate negli ultimi vent’anni: riduzione della didattica, delle visite guidate, dei laboratori, delle mostre di valore scientifico. Un progressivo impoverimento dell’offerta che non punta alla qualità, alla conoscenza e a una fruizione culturale distribuita lungo tutto l’anno.
Le conseguenze non riguardano solo il turismo, ma anche il lavoro e la sicurezza. Sono previsti anche tagli alle postazioni di servizio e verrà meno la postazione di sorveglianza alla Pinacoteca Civica, esponendo il patrimonio a rischi evidenti.
A pagare il prezzo di queste scelte siamo noi lavoratrici e lavoratori degli appalti: mancato consolidamento di contratti di categoria,al momento inadeguati, riduzione di ore e contributi, diminuzione delle assunzioni stagionali. La precarietà diventa strutturale e la stagionalità si rafforza come modello dominante.
Dal 9 marzo assisteremo a nuovi tagli e all’avvio di una stagione priva di un’adeguata programmazione di eventi e attività. Una gestione che continua a gravare sulle nostre vite personali e familiari, tra cambiamenti repentini e costante incertezza. Noi non ci fermeremo.
I lavoratori e le lavoratrici esternalizzati dei musei civici
Iscritti al sindacato CUB
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