IN ITALIA L’ESTREMA DESTRA VUOLE CONTROLLARE I LICEI
Molti professori denunciano che gruppi neofascisti, politici di Fratelli d’Italia e organizzazioni studentesche mirano a condizionare l’insegnamento nelle scuole
(L’articolo è di Cécile Debarge, Mediapart, Francia, pubblicato su INTERNAZIONALE il 3 aprile scorso)
“Non volevamo arrivare fino a questo punto ma alla fine abbiamo dovuto mettere delle grate di sicurezza per proteggere le scuole da atti di vandalismo”. In questa ammissione di Daniele Parrucci, consigliere comunale di Roma con delega all’edilizia scolastica, si avverte l’amarezza per aver dovuto “blindare le scuole”, prese di mira da incursioni e raid notturni. Sono state installate anche telecamere di videosorveglianza e dispositivi antifurto e antiintrusione.
“Si tratta di costi che una struttura pubblica non è più in grado di sostenere”, ammette, elencando i danni degli ultimi mesi.
“Il liceo Ruiz è stato vandalizzato quattro volte in tre anni. Sono state distrutte 75 finestre, gli estintori vengono sistematicamente svuotati e i lavandini ostruiti per allagare la scuola. I danni ammontano a più di 150mila euro”, spiega Parrucci. Il conto è simile anche al liceo Bramante, preso di mira l’autunno scorso. Per il liceo Righi, dove gli ultimi episodi di atti vandalici risalgono a febbraio, i danni ammontano a decine di migliaia di euro.
I responsabili non sono quasi mai identificati, ma in questi tre istituti, tra i quattro devastati negli ultimi mesi, “sono stati trovati croci celtiche, svastiche, slogan che inneggiano al periodo fascista”, sottolinea Parrucci, che denuncia “un’escalation che va avanti da tre anni”.
In un caso sono state perquisite le abitazioni di tre minorenni appartenenti a Lotta studentesca, il movimento giovanile del partito neofascista Forza Nuova. In altre scuole di Roma, come al liceo Tasso, i danni sono minori, ma i video hanno registrato il momento in cui alcune persone vestite di nero, con il volto coperto dai caschi, entravano nell’istituto e facevano il saluto fascista.
“Non si tratta di casi isolati, ma di una strategia politica, e questi giovani sono disciplinati nelle loro azioni”, spiega Massimo Gargiulo, segretario generale del sindacato degli insegnanti Federazione lavoratori della conoscenza Cgil in Friuli Venezia Giulia. Alla fine di gennaio Gargiulo ha denunciato la campagna di Azione studentesca, un’organizzazione di studenti di estrema destra vicina a Fratelli d’Italia (FdI), il partito di Giorgia Meloni, al liceo Leopardi Majorana di Pordenone. Sono stati affissi manifesti con lo slogan “La scuola è nostra!” e l’invito agli studenti a scansionare un qr code.
“Siamo pronti a redigere un rapporto sulla situazione nelle scuole italiane”, promette Azione studentesca nel suo programma, e chiede agli studenti di compilare un questionario: “Hai uno o più professori di sinistra che fanno propaganda durante le lezioni? Quali sono stati i casi più emblematici?”.
Gli stessi manifesti sono comparsi in decine di altri licei in Toscana, Piemonte, in altre zone del Veneto e perfino in Sicilia. “Le scuole sono autonome e associare i professori di sinistra a quelli che si dedicano alla propaganda è un attacco all’intero corpo insegnante”, sottolinea Gargiulo.
Episodi del genere sono stati aspramente condannati dalla comunità degli insegnanti in quasi tutta Italia. A Pordenone, però, la reazione è stata più timida, lamenta Gargiulo: “Il clima qui è pesante, gli studenti a volte sono intimiditi”. Cita il caso di insegnanti segnalati da alcuni genitori ai dirigenti scolastici per aver commentato fatti di attualità politica.
In questa regione, la prima in Italia ad aver eletto già negli anni novanta un governatore della Lega nord, di estrema destra, la situazione non è nuova ma sta peggiorando. “Si moltiplicano i provvedimenti disciplinari contro docenti che hanno espresso la propria opinione in classe. Spesso vengono archiviati, ma è un modo per marchiare un lavoratore, per fargli passare la voglia. Assistiamo a una pedagogia della rinuncia”, spiega Gargiulo, che insegna in Friuli Venezia Giulia da quasi quarant’anni.
Di fronte allo scandalo suscitato dal tentativo di censire i professori di sinistra, la deputata del Partito democratico Irene Manzi ha interrogato invano Giuseppe Valditara, ministro dell’istruzione e del merito, durante il question time al governo, che da parte sua non ha condannato ufficialmente i fatti. Tutt’al più Fratelli d’Italia ha ricordato che Azione studentesca è un’organizzazione autonoma.
Eppure pochi mesi prima, durante il raduno annuale del partito di Giorgia Meloni ad Atreju, una foto ha ritratto la sottosegretaria al ministero dell’istruzione e del merito Paola Frassinetti accanto ai responsabili di Azione studentesca, mentre reggevano una grande bandiera con la scritta: “La scuola è nostra”, lo slogan che accompagna l’iniziativa lanciata all’inizio di gennaio dall’organizzazione studentesca per “verificare” che la scuola non sia un luogo di propaganda.
E Azione studentesca ha segnalato un liceo toscano come luogo del “pensiero unico” dopo alcune lezioni sull’antifascismo. Davanti all’istituto è stato poi esposto uno striscione con la scritta: “Raccontate che gli antifa picchiano a Roma”, alludendo a episodi di violenza tra militanti fascisti e antifascisti avvenuti poco tempo prima.
Questo riferimento è tutt’altro che insignificante e rientra nel solco di una circolare del ministero dell’istruzione e del merito del 7 novembre 2025 volta ufficialmente ad “assicurare il pieno rispetto dei princìpi del pluralismo e della libertà di opinione”. Secondo questa circolare, adesso i dibattiti devono essere organizzarti secondo il principio della “par condicio”, ossia sulla base di un’uguaglianza di trattamento di tutti i punti di vista.
Nel dicembre 2025 in diverse scuole toscane sono stati mandati gli ispettori del ministero dopo che gli istituti avevano partecipato a un seminario con Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati. “Riceviamo segnalazioni che riflettono questo clima da parte di genitori che contestano i temi trattati dagli insegnanti o i termini che usano, sia che si parli di antifascismo, di sessualità o di educazione affettiva. In alcune scuole i dirigenti scolastici hanno censurato dibattiti sulla guerra in Ucraina o sul conflitto tra Israele e Palestina”, racconta Manzi.
“È da un po’ che la situazione è tesa, ma si è aggravata dall’inizio dell’anno scolastico”, afferma Alina Rosini, responsabile del sindacato Cub Sur e referente scolastica in Piemonte. Un episodio l’ha particolarmente colpita: davanti al liceo Einstein di Torino Gioventù nazionale, sezione giovanile di Fratelli d’Italia, ha organizzato vari volantinaggi “contro la cultura maranza”, termine usato in modo spregiativo per indicare la seconda o terza generazione di famiglie immigrate.
Uno studente contrario al volantinaggio è stato ammanettato e portato via dalla polizia presente sul posto dopo essere stato accusato di aver colpito un agente, accusa che lui respinge. “Da allora, questi volantinaggi si moltiplicano all’ingresso delle scuole, a Torino e nei dintorni, sempre contro la cultura maranza, per la ‘remigrazione’ o per il revisionismo storico. Non è facile: il clima è particolarmente rigido, repressivo e autoritario”, denuncia Rosini.
Il 13 marzo il vicepresidente della camera dei deputati Fabio Rampelli, di Fratelli d’Italia, ha presentato al ministro dell’istruzione Valditara una lista di 41 licei italiani chiedendo di prendere delle misure affinché le istituzioni scolastiche commemorino le foibe. Dice Rampelli che queste scuole non avrebbero ricordato l’evento storico particolarmente caro all’estrema destra, in cui migliaia di italiani furono massacrati dalle forze della resistenza jugoslava alla fine della seconda guerra mondiale nel nordest del paese.
Una legge del 2004 ha istituito il giorno del ricordo il 10 febbraio, suggerendo alle scuole attività didattiche, senza però renderle obbligatorie.
📟 Ascolta “Radio Lib(e)ro: Contro la scuola neoliberale “tecniche di resistenza per docenti“, Radio Grad, 27 marzo 2026
Oggi parliamo di un testo di grande interesse edito da Nottetempo, intitolato “Contro la scuola neoliberale – Tecniche di resistenza per docenti”.
Il volume raccoglie i contributi di un gruppo di insegnanti del collettivo “Consigli di classe” (Daniele Lo Vetere, Marco Maurizi, Marina Polacco, Emanuela Bandini, Attilio Scuderi, Rossella Latempa, Emauele Zinato e Roberto Contu), sui temi della didattica e del ruolo dell’istruzione pubblica nella nostra società.
Gli autori, coordinati da Mimmo Cangiano, autore dell’introduzione, riflettono su come la scuola sia stata ristrutturata con l’avvento del “neoliberismo”.
Abbiamo intervistato Marina Polacco, coautrice di questo libro, insegnante e autrice di diversi saggi e testi scolastici per le scuole superiori e Cosimo Scarinzi, coordinatore Cub Scuola Università Ricerca.
⭕ Ne hanno parlato esponenti del centrosinistra , docenti, sindacati, giornali locali e nazionali e non ultimo l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell’università, ci riferiamo a una schedatura di insegnanti cosiddetti di sinistra, quelli rei di riconoscersi nei valori della Resistenza, dell’antifascismo e del sessantotto. Da quanto leggiamo, e si apprende anche dai sociali, una organizzazione giovanile di destra, emanazione di Fratelli d’Italia, Azione studentesca, nella città di Pordenone invitano studenti e studentesse a segnalare tutti gli insegnanti che in classe facciamo una palese propaganda politica ed ideologica. Ma come si distingue la propaganda politica ed ideologica? O si scambia una lezione sul giacobinismo o sulla Resistenza come un atto sovversivo preferendo invece dei corsi sulla Restaurazione, sul Fascismo e sulla cultura liberale e liberista.
Leggiamo testualmente dal sito dell’Osservatorio:
“Siamo riusciti a visionare direttamente il questionario, accedendo dal QRcode del volantino diffuso dalla stessa organizzazione e, tuttavia, anche quanto apparso sui quotidiani nazionali è sufficiente per inquadrare questa iniziativa di uno dei bracci giovanili di Fratelli d’Italia, il partito che è al governo del nostro Paese. La stessa organizzazione che ritiene che durante le lezioni di educazione civica non si debba parlare di Antifascismo…”

Il Ministro dell’Istruzione e del merito Giuseppe Valditara cosa ha da dire rispetto a queste iniziative? Ad oggi non è dato sapere se dal Governo condanneranno questo clima intimidatorio nei confronti della libertà di insegnamento e della autonomia didattica, intanto è acclarato che nelle scuole superiori non è gradita la presenza di Francesca Albanese. Anni or sono venne intrapresa una campagna contro alcuni libri di testo giudicati troppo comunisti, dai cataloghi di numerose case editrici sono scomparsi autori scomodi, i libri dei quali non sono stati nel frattempo ristampati.
Le organizzazioni giovanili di destra si sono messe al servizio del Governo, hanno cercato di boicottare, delegittimare o denigrare le manifestazioni contro il genocidio dei palestinesi, da un giorno all’altro sono diventate sostenitrici del sionismo senza mai avere qualche beneficio del dubbio come avvenne, invece, per gruppi di estrema destra che negli anni settanta mostrarono maggiore autonomia e indipendenza dalle organizzazioni ufficiali di quanto facciano oggi i loro discendenti. Una lotta aperta contro i cattivi maestri identificati con chi ha contribuito a svecchiare la scuola aprendola alla attualità, quella attualità oggi vista come nemico assoluto perché capace di aprire le menti alle giovani generazioni. Un attacco scomposto ma dietro a cui si cela un pensiero unico, quello di una scuola irregimentata, senza libertà della didattica, autonomia degli insegnamenti e possibilmente con linee sulla educazione civica che preferiscano alla Costituzione la formazione finanziaria per le nuove generazioni.
Fa decisamente paura una scuola libera nella quale si parli senza stereotipi di colonialismo, razzismo e della storia recente che invece vorrebbero bandire. Siamo davanti a una grande paura: il timore che venga diffusa e acquisita la cultura della critica, della disobbedienza al militarismo, della apertura mentale e culturale a molteplici culture e religioni.
E per ricordare lo spirito dei nostri Costituenti val la pena di ricordare l’art 33 della Costituzione: L’art.33 della Costituzione che riportiamo testualmente: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.
Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali. È prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale. Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.”
E quell’autonomia è di vitale importanza per la libertà e la democrazia, sarà il caso di ricordarlo al Ministro Valditara.
(Commento raccolto da Federico Giusti, Cub Pisa)