Cub Sur Torino a commento della manifestazione di mercoledì 15 ottobre, dove studenti e professori hanno marciato fianco a fianco per le rivendicazioni che vedono uniti lavoratori della scuola e allievi nella richiesta di maggiori finanziamenti per la scuola pubblica, diritto allo studio per tutti senza distinzioni, adeguamento salariale e rinnovo contrattuale, stop al precariato e alle classi ‘pollaio’ e un fermo NO alla Scuola-Azienda e alla Militarizzazione. Denominatore comune, come per le manifestazioni che si susseguono da settimane in Francia e in Spagna, una generale protesta contro il carovita e le scelte politiche che il governo persegue investendo negli armamenti a discapito del welfare e dei salari inadeguati.
“A Torino oggi [15 ottobre] nel corso della manifestazione un gruppo di colleghe e colleghi si è schierato fra gli studenti e la polizia per garantire agli studenti e alle studentesse la massima protezione possibile. E’ una forma di azione già sviluppatasi in Francia nelle manifestazioni degli studenti, un modo per rendere visibile che la lotta contro l’autoritarismo, per la difesa della scuola pubblica, contro il razzismo vede assieme studenti e lavoratori.
E’, in particolare, importante segnalare che l’iniziativa è nata da uno spezzone unitario del corteo che teneva assieme studenti e insegnanti dello stesso istituto. Un esempio di un processo che va favorito e sviluppato.”
👉🏻 In Corriere Torino, 17 ottobre 2026 – “Rebecca Sansoè, tra i prof in testa al corteo studentesco a Torino: Fare cordone è stato un gesto spontaneo e la tensione è scesa” (di seguito il testo dell’articolo)
“E’ stata una reazione spontanea di noi docenti, quando la tensione ha iniziato a salire ci siamo spostati in testa al corteo e ci siamo presi sottobraccio a formare il cordone». Lo racconta qualche ora dopo Rebecca Sansoè, docente di sostegno al liceo artistico Passoni di Torino dove è anche Rsu della Cub Scuola. Ieri mattina è scesa in piazza assieme ai suoi studenti e altri 16 colleghi.
Quando siete intervenuti?
«La polizia stava chiudendo il passaggio al corteo, fino a quelmomento tranquillo, su tre lati. Una parte degli studenti si stava animando e abbiamo visto arrivare anche dei ragazzi incappucciati, non so se estranei o meno al movimento».
A quel punto vi siete mossi?
«Ci siamo spostati in testa al corteo, davanti a tutti, e ci siamo presi sottobraccio a formare il cordone alla francese. Ci è venuto spontaneo, non è stato concordato con il movimento studentesco».
In quanti?
«Eravamo una trentina, di scuole diverse».
Ha funzionato?
«È bastato formare il cordone, è stato un attimo. La polizia ha subito abbassato il livello della tensione e si è fermato anche chi avrebbe potuto rispondere».
Perché eravate al corteo?
«Il nostro liceo è una delle venti scuole occupate a Torino. Questo era il corteo conclusivo e con i nostri studenti abbiamo pensato che era importante esserci alla luce di quanto accaduto in altre scuole in città».
A cosa allude?
«Mi riferisco a questa sorta di accordo tra presidi e prefettura, per cui in caso di occupazione è possibile l’ingresso della polizia nelle scuole».
Non ritiene che in questi casi l’intervento sia legittimo?
«A noi è sembrato un gesto molto forte. Non abbiamo mai visto forze dell’ordine comportarsi così nei confronti di studenti minorenni. Si sta superando un limite.»
👉🏻 Corriere Torino, 17 ottobre 2026 «NOI PROFESSORI IN PIAZZA TRA STUDENTI E POLIZIOTTI. ABBIAMO DIFESO I RAGAZZI» (di seguito il testo dell’articolo)
“Anche gli insegnanti hanno partecipato al corteo studentesco, formando cordoni di protezione tra i ragazzi e la polizia. Dal Carlo Levi al Passoni, dal Berti al Regina Margherita, cresce la solidarietà alle proteste studentesche.
Come in Francia anche a Torino gli studenti questa volta non sono soli. Al loro fianco sono scesi in piazza molti docenti, intervenuti in due occasioni nei momenti di tensione a formare cordoni di protezione. Sono gli stessi prof che hanno solidarizzato con loro durante le occupazioni dei giorni scorsi, preoccupati per l’aria che tira in città. Quando in corso Inghilterra è salita la tensione perché il corteo era bloccato vicino alla Città metropolitana, una trentina di professori si sono frapposti tra gli studenti e la polizia.
Il cordone come in Francia
«In quel momento abbiamo fatto un cordone che abbiamo poi sciolto subito facendoci da parte, perché è giusto che gli studenti rimanessero protagonisti e infatti se la sono cavata benissimo», riferisce Simone Zito, docente di Scienze umane al Monti di Chieri, ieri in corteo dietro lo striscione del comitato Assemblea Scuola Torino. «Dato l’ingente schieramento di polizia e la presenza di tanti ragazzini così giovani, è stato istintivo pensare di difenderli anche fisicamente».
La solidarietà dei docenti
Il rischio di diventare paternalisti c’è, ma la richiesta di presenza dei docenti è arrivata da loro. In più occasioni in questi giorni, gli studenti hanno invitato i prof a sostenerli. Sia durante le occupazioni sia in quelle scuole dove tutto è finito male. Dopo le denunce dei giorni scorsi, ieri in piazza c’erano anche gli studenti dell’istituto tecnico Carlo Levi, «scortati» da 9 insegnanti, dietro lo striscione con la scritta «Digos: Giù le mani dagli studenti del Carlo Levi». Secondo i loro docenti, che non li hanno lasciati un attimo, i ragazzi «sono scioccati dopo che i loro compagni, tutti di seconda generazione, sono stati portati in Questura».
«Difenderli è stato spontaneo»
Dal liceo artistico Passoni sono partiti insieme per raggiungere piazza XVIII Dicembre. Studenti e prof. Era la prima volta che succedeva con queste modalità. «Lo abbiamo concordato perché non solo condividiamo le rivendicazioni degli studenti, ma ci sembra anche che si sia superato un limite con la presenza delle forze dell’ordine nelle scuole», spiega la docente di sostegno Rebecca Sansoè, una dei 17 docenti del Passoni in corteo (su un corpo docente di 149). Anche lei ha formato il cordone spontaneo, alla francese, in corso Inghilterra.
Dal Passoni al Carlo Levi
«Ormai scendere in piazza è diventato pericoloso, una volta ci andavo con il cane e c’era chi portava i bambini: oggi con queste nuove leggi su quel che si può o non si può fare diventa anche rischioso», osserva Piera Fratini, docente di discipline pittoriche al Primo liceo artistico, dove è Rsu della Cub Scuola, anche lei ieri in corteo. Al Primo non sembra ci siano stati danni, ad una prima ricognizione sembra anche che i ragazzi abbiano lasciato i locali puliti. «Le occupazioni non comportano per forza atti vandalici, i nostri studenti hanno portato avanti rivendicazioni per noi docenti sacrosante, come il fatto che arrivano sempre meno soldi alle scuole».
La lettera di 50 professori
In piazza sono scesi i docenti del Giulio, uno dei primi istituti ad essere occupati insieme al liceo Regina Margherita, dove è stato chiesto fin dall’inizio il coinvolgimento dei docenti. Alla vigilia, 50 prof del liceo Berti, altra scuola occupata e presente con un suo spezzone, hanno firmato una lettera di solidarietà. «La scelta di occupare il liceo è arrivata in seguito a numerose altre proteste in città, in tutto il Paese e in Europa che condividono un punto fondamentale: dirottare le risorse destinate al riarmo verso la scuola, la cultura e la sanità – scrivono i docenti -. Riconosciamo un alto valore politico all’esigenza delle ragazze e dei ragazzi di protestare».
