Oggetto: richiesta avvio confronto su servizi esternalizzati sul territorio nazionale e regionale del servizio sanitario pubblico
I fatti avvenuti al San Raffaele di Milano nel mese di dicembre 2025, con l’esternalizzazione di un reparto ad alta criticità affidato ad una cooperativa con conseguenze devastanti, rappresentano la punta di un iceberg, costituito dalla moltitudine di strutture private che operano in regimi differenti di convenzioni, appalti, concessioni nel servizio sanitario pubblico, strutture che a diverso titolo vengono finanziate con soldi pubblici ma che inevitabilmente perseguono la logica del profitto prima di quella del bene comune e della salute pubblica..
Alla deriva del servizio sanitario pubblico concorre come ormai ben noto la “fuga” del personale sanitario che lascia il servizio pubblico per le condizioni di lavoro sempre più difficili e rinnovi contrattuali sempre più poveri, sia sotto il profilo economico sia sotto il profilo normativo (tutele e diritti dei lavoratori)
Anni di blocco delle assunzioni hanno depauperato il servizio sanitario pubblico di personale, con conseguenze che ormai sono sotto gli occhi di tutti ( le liste di attesa sempre più lunghe, migliaia di cittadini costretti a rinunciare alle cure o a pagarle privatamente o a utilizzare assicurazioni, private o introdotte nei contratti di lavoro. Il sistema del welfare aziendale che ha introdotto con la contrattazione integrativa il ricorso alle assicurazioni sanitarie, considerate salario indiretto, ben evidenzia il circolo vizioso in cui è precipitata la sanità pubblica, dove i lavoratori/cittadini hanno perso l’accesso alle cure gratuite tramite il servizio sanitario nazionale e vengono spinti ad accettare il ritorno ad un sistema differenziato di assistenza (come il vecchio sistema mutualistico), che da copertura differenziata a seconda del contratto applicato ed esclude comunque chi non ha lavoro o i pensionati. Un sistema che implementa il business del sistema assicurativo a danno del sistema sanitario stesso.
Parallelamente, buona parte dei servizi sanitari è stata esternalizzata attingendo all’acquisto di beni e servizi sempre a carico del pubblico. Prima le pulizie, poi la ristorazione e i servizi non sanitari; oggi anche l’assistenza sanitaria territoriale — anziani, cronicità, disabili, salute mentale, dipendenze — viene affidata tramite appalti o concessioni a cooperative. Questa pratica ha evidenti conseguenze sia sulle condizioni di lavoro sia sulla qualità dei servizi, per le difficoltà di controllo da parte delle istituzioni competenti e per la gestione dei percorsi formativi del personale assunto da privati o cooperative. La “giungla” dei contratti del settore esternalizzato, con rinnovi scaglionati, genera trattamenti economici e normativi differenziati per lavoratori e lavoratrici a parità di qualifica, con conseguente fuga verso settori con contratti migliori e mancata continuità dei servizi.Inoltre, i fondi pubblici destinati alle prestazioni dei privati accreditati coprono non solo le spese del personale, ma anche il profitto del privato, con ricadute negative sui lavoratori, spesso impiegati con contratti peggiorativi finalizzati al contenimento dei costi del personale.
Alla luce di quanto sopra, chiediamo:
- Indagine conoscitiva con mappatura a livello nazionale e regionale per comprendere quante e quali aziende e cooperative forniscono personale nelle strutture sanitarie pubbliche.
- Verifica delle condizioni di accreditamento, con vincoli sulle caratteristiche professionali richieste e sui contratti applicati al personale.
- Avvio di un percorso verso l’unificazione dei contratti collettivi del settore, basato sul contratto della Sanità Pubblica, quale riferimento per infermieri, OSS, educatori, fisioterapisti, tecnici e altre figure professionali. Il contratto unico deve rappresentare una reale inversione di tendenza, riconoscere il valore di chi lavora in condizioni spesso estenuanti, precarie e sotto organico, e riunificare diritti, tutele e trattamenti economici su basi migliorative.
Chiediamo inoltre che, a livello governativo e regionale, si avvii un percorso verso il blocco delle esternalizzazioni e la ripubblicizzazione dei servizi esternalizzati. Nel frattempo, chiediamo alle istituzioni pubbliche di intervenire sui criteri di accreditamento a livello nazionale, per garantire qualità dei servizi e dignità del lavoro ,superando la già attuale differenziazione territoriale su base regionale.
Rinnoviamo la richiesta di avviare un confronto su questi temi nell’ottica di salvaguardare il Servizio Sanitario Nazionale nei ai suoi compiti fondamentali: tutela della salute dei cittadini e dignità del lavoro di chi vi opera, condizioni che devono necessariamente andare di pari passo, come previsto dalla legge 833/1978.
Per la segreteria CUB Sanità Italiana
La segretaria
Paola Sabatini, Milano, 2 marzo 2026 (scarica la missiva inviata)
