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Trasformare gli studenti in delatori al servizio del governo?

Quando nelle scuole circola un questionario che recita “indica se hai uno o più professori di sinistra che fanno propaganda durante le lezioni”, la domanda che sorge spontanea è chi fa questa richiesta e a che scopo.

Alla prima domanda la risposta è facile, sotto la voce “Politicizzazione delle aule”, fa parte di un questionario digitale promosso da Azione Studentesca, l’organizzazione collaterale per l’ambito studentesco di Gioventù Nazionale, l’organizzazione giovanile di Fratelli d’Italia. Quindi una sottosezione del principale partito di governo organizza una schedatura, un comportamento la cui gravità è evidente.
Il fine di questa bella trovata è meno evidente ma certo non incomprensibile.
C’è certamente l’obiettivo di avere un certo ritorno mediatico ma è evidente che gli autori dell’iniziativa si propongono, in primo luogo, di intimidire gli insegnanti prospettando la non remota possibilità che nella loro classe ci sia un piccolo delatore e che nell’apparato del Ministero dell’Istruzione e del Merito ci sia qualche Dirigente Scolastico, Direttore Scolastico Provinciale, Direttore Scolastico Regionale che, mossi da cupio serviendi, si precipiteranno a sanzionare i docenti non allineati alle posizioni del governo.
Ovviamente non mancherà qualche anima zelante che sosterrà che a scuola non si deve “fare politica”, come se nell’insegnamento fosse possibile prescindere da valori, convincimenti, visioni del mondo.
Una visione seria della funzione docente prevede non che il docente stesso non abbia idee proprie ma che agli studenti sia garantita la piena libertà di esprimersi, di criticare il punto di vista proposto dall’insegnante, di essere parte sul serio di una comunità educante intesa propriamente come scuola di libertà.

Siamo insomma di fronte al ritorno di usanze come quella di introdurre denunce anonime nelle bocche di leone in uso nella Repubblica di Venezia sino alla fine del diciottesimo secolo o di fornire informazione alla polizia politica degli Stati autoritari di tempi più recenti.

👉🏻 Le dichiarazioni Cub riprese dall’Ansa:
Cub, ‘trasformare gli studenti in delatori è una proposta indecente’, (ANSA) – ROMA, 26 GEN 

La CUB Scuola Università Ricerca invita insegnanti, studenti, famiglie a respingere al mittente una proposta indecente come quella dei fratellini d’Italia.

Per la CUB Scuola Università Ricerca
Il Coordinatore Nazionale
Cosimo Scarinzi

E a proposito di delazione …

Ne hanno parlato esponenti del centrosinistra, docenti, sindacati, giornali locali e nazionali e non ultimo l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell’università, ci riferiamo a una schedatura, o presunta tale, di insegnanti cosiddetti di sinistra, quelli rei di riconoscersi nei valori della Resistenza, dell’antifascismo e del sessantotto.

Da quanto leggiamo, e si apprende anche dai social, un’organizzazione giovanile di destra, emanazione di Fratelli d’Italia, Azione studentesca, nella città di Pordenone invita studenti e studentesse a segnalare tutti gli insegnanti che in classe facciamo una palese propaganda politica ed ideologica. Ma come si distingue la propaganda politica ed ideologica? O si scambia una lezione sul giacobinismo o sulla Resistenza come un atto sovversivo preferendo invece dei corsi sulla Restaurazione, sul Fascismo e sulla cultura liberale e liberista.

Leggiamo testualmente dal sito dell’Osservatorio:
Siamo riusciti a visionare direttamente il questionario, accedendo dal QRcode del volantino diffuso dalla stessa organizzazione e, tuttavia, anche quanto apparso sui quotidiani nazionali è sufficiente per inquadrare questa iniziativa di uno dei bracci giovanili di Fratelli d’Italia, il partito che è al governo del nostro Paese. La stessa organizzazione che ritiene che durante le lezioni di educazione civica non si debba parlare di Antifascismo.”

 

Il Ministro dell’Istruzione e del merito Giuseppe Valditara cosa ha da dire rispetto a queste iniziative? Ad oggi non è dato sapere se dal Governo condanneranno questo clima intimidatorio nei confronti della libertà di insegnamento e dell’autonomia didattica, intanto è acclarato che nelle scuole superiori non è gradita la presenza di Francesca Albanese. Anni or sono venne intrapresa una campagna contro alcuni libri di testo giudicati troppo comunisti, dai cataloghi di numerose case editrici sono scomparsi autori scomodi, i libri dei quali non sono stati nel frattempo ristampati. Una lotta aperta contro i cosiddette cattivi maestri identificati con chi ha contribuito a svecchiare la scuola aprendola all’attualità, quella attualità oggi vista come nemico assoluto perché capace di aprire le menti alle giovani generazioni.
 

Un attacco scomposto ma dietro a cui si cela un pensiero unico, quello di una scuola chiusa, senza libertà della didattica, autonomia degli insegnamenti e possibilmente con linee sull’educazione civica che preferiscano alla Costituzione la formazione finanziaria per le nuove generazioni.
Fa decisamente paura una scuola libera nella quale si parli senza stereotipi di colonialismo, razzismo e della storia recente che invece vorrebbero bandire. Siamo davanti a una grande paura: il timore che venga diffusa e acquisita la cultura della critica, della disobbedienza al militarismo, dell’apertura mentale e culturale a molteplici culture e religioni
E per ricordare lo spirito dei nostri Costituenti val la pena di ricordare l’art 33 della Costituzione, che riportiamo testualmente: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.
La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.
È prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale.
Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.”

 

 

 

 

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