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Turetta, Cub Veneto, sul caso Jannacopulos

Comunicato stampa: Sul blitz della Guardia di Finanza all’Ulss 7 Pedemontana è doveroso fare chiarezza

In queste ore i media regionali stanno dando ampia diffusione alla notizia relativa al blitz della GdF presso gli uffici dell’Ulss 7 Pedemontana. Le indiscrezioni per cui l’attività di indagine non dipenderebbe da quanto accaduto rispetto al cosiddetto caso Jannacopulos è un po’ difficile da credersi

Eventuali connessioni infatti vanno valutate a 360 gradi e un giudizio preciso in merito a possibili collegamenti potrebbe essere valutato solo dopo una attenta lettura non dello scarno
 comunicatostampa della procura berica bensì dell’intero fascicolo d’indagine che è visionalibile invece solo dalle parti. Sul cosiddetto caso Jannacopulos, tra l’altro, si apre un fronte non di poco conto. La questione è dirimente, perché o le accuse della magistratura sono vere o non sono vere. Se sono vere non si capisce perché un sistema così pervasivo sia durato anni senza che nessuno dicesse alcunché: al riguardo basti pensare alle dichiarazioni dell’exassessore regionale Raffaele Grazia. Non si capisce perché di fronte a una situazione così conclamata la stampa, rispetto alla quale Rete Veneta viene presentata come un vero pezzo del poter regionale, non abbia approfondito nel modo dovuto.
E soprattutto non si capisce come mai il Consiglio di disciplina dell’Ordine dei giornalisti del Veneto non abbia mai stangato duramente chi era da stangare, a partire dal direttore Luigi Bacialli, il quale, se è vero quanto riferiscono i magistrati ed i media, si sarebbe macchiato di uno degli illeciti deontologici più gravi per un giornalista, quello di farsi dettare la linea nemmeno dall’editore ma dall’azionista di riferimento del network.
Di contro si apre uno scenario inquietante se invece la procura, come sostiene la difesa, abbia preso un abbaglio. I servizi pubblicati da Rete veneta, ad esempio quelli sui guai finanziari di Bramezza e delle società a lui collegate, sono veritieri o no? E perché non sono mai stati resi noti i nomi e i soci di quelle compagnie?
Come mai quelle compagnie trevigiane sono andate incontro a quel rovescio finanziario? Chi concesse quelle linee di credito? E a che titolo? Se i servizi di Rete Veneta sui guai di Bramezza non sono veritieri perché la procura non ha dato notizia di una serie di inchieste per diffamazione? E se sono veritieri perché usarli per dimostrare una accusa per minacce? Chi può essere minacciato dalla verità? Per assurdo ci troviamo di fronte a una situazione, per certi aspetti impazzita, per la quale una serie di servizi veritieri siano stati pensati per raggiungere un obbiettivo inconfessabile? In questo caso una accusa per minaccia è corretta? O la procura dovrebbe indagare, magari contro ignoti, per estorsione? Si tratta di dubbi sostanziati anche alla luce del fatto che sui media si parla di un blitz delle fiamme gialle in cui viene approfondito il tema della attività di medici ospedalieri in libera professione.
Ebbene il comunicato stampa della procura parlava di pressioni sul direttore generale dell’Ulss Carlo Bramezza affinché fosse garantita a un medico una «maggiore autonomia funzionale da un primario». Si tratta di una autonomia funzionale che aveva come fine ultimo la possibilità per chicchessia di avere più spazio per l’attività in libera professione? Sono questi gli aspetti che dovrebbe essere chiariti. Ma da chi? I chiarimenti dovrebbero giungere anzitutto dal procuratore capo Lino Bruno visto che lo scarno comunicato del 14 ottobre sembra più un sasso nello stagno che una nota pensata per informare con completezza l’opinione pubblica. Chiarezza ce l’aspettiamo dal presidente della giunta regionale Luca Zaia, il quale su un caso tanto grave che lo coinvolge, certo non da indagato ma da persona a conoscenza dei fatti, dovrebbe spiegare tante cose.
Lo stesso vale per l’assessore regionale alla sanità Manuela Lanzarin ma anche dal consigliere regionale bassanese Nicola Finco (pure quest’ultimo persona a conoscenza dei fatti). A doverci delle spiegazioni sono anche il presidente del Consiglio regionale veneto Roberto Ciambetti che in circostanze tutte da approfondire avrebbe incontrato un pio di giorni fa il direttore Bramezza a Nove, vicino a Bassano del Grappa. Per ultimo, ma non da ultimo, la stessa richiesta vale proprio per il dg Bramezza il quale ha professato la sua fede nella legge andando a denunciare Jannacopulos.

Non ci bastano, quindi, le rassicurazioni degli inquirenti che non imputano tali perquisizioni al caso Jannacopulos, perché oggetto di tali indagini è la gestione di ingenti risorse di una delle più importanti aziende sanitarie pubbliche del Veneto capitanata da un chiacchieratissimo direttore generale. Qui in ballo ci sono milioni di euro affidati in appalti e stipendi manageriali la cui erogazione deve rispondere ai criteri di trasparenza e correttezza. Tali perquisizioni, tra le altre, sono contestuali alla dura vertenza sul mancato pagamento degli straordinari svolti dai sanitari durante la pandemia, portata avanti in solitaria dalla CUB che, per il terzo mese consecutivo, ha proclamato lo sciopero dell’orario straordinario per tutto il personale dipendente Pedemontana.

Maria Teresa Turetta, Segretario CUB Veneto

Articolo in Vicenza Today
Articolo in IlGazzettino.it

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