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Vince il NO: La riforma proposta dal governo Meloni è respinta

VINCE IL NO, L’EVERSIVA RIFORMA COSTITUZIONALE PROPOSTA DA MELONI&CO E’ RESPINTA

I NO PREVALGONO DI CIRCA IL 10% SUI SI: A NULLA È VALSA LA FALSA INFORMAZIONE DIRAMATA A RETI UNIFICATE.

GIÙ LE MANI DALLA COSTITUZIONE.

HA PREVALSO LA RAGIONE SULLA MISTIFICAZIONE

Nonostante l’intero Governo si sia speso per nascondere la pericolosità della proposta della Riforma Costituzionale confezionata da Meloni-Nordio-Salvini-Tajani, finalmente lavoratori, masse popolari, cittadini in genere, sono andati in massa a votare, compresi coloro che hanno disertato le urne nelle ultime tornate, in quanto non ritenevano bastasse turarsi il naso per proposte politiche spesso poco “digeribili”.
E’ un voto popolare che boccia le smanie eversive di un Governo a cui non è bastato umiliare il Parlamento e procedere a colpi di Decreti, continuando a intervenire per ridimensionare il potere di vigilanza della Corte dei Conti, consentire l’abuso di ufficio, tentare di imporre l’autonomia differenziata, impedire la legittima espressione del dissenso e tanto altro ancora.

Meloni&Co con una vergognosa e pericolosa riforma Costituzionale hanno tentato invano il colpaccio, pur di spianare la strada alla riforma elettorale e, soprattutto, procedere, a breve, con la riforma Presidenziale della Repubblica italiana.
E’ del tutto evidente che la Giustizia è e resta affetta da diversi problemi ma ora è sventato il tentativo del Governo di ribaltare i rapporti tra i poteri dello Stato, a tutto vantaggio di quello esecutivo su quello giudiziario e legislativo.

E’ stato un VOTO popolare e sarebbe ora che diversi ministri prendessero atto di una sconfitta che non è affatto tecnica ma ha un valore politico indiscutibile.
E’ ora però che la marea che ha difeso la Costituzione non si disperda e che ritorni velocemente in campo per fermare la Guerra e il genocidio in Palestina: il silenzio del Governo italiano ha ridicolizzato un Paese che ripudia la Guerra, come recita l’art.11 di quella Costituzione che resta intatta e che in molti, tanti, abbiamo difeso.
E’ ora di rivendicare salari e diritti. Altro che Economia di Guerra e aumento delle spese militari.
Serve riportare la democrazia nei luoghi di lavoro e nella società, abbattere le discriminazioni di genere. Servono investimenti per la Sanità pubblica, la Scuola pubblica e i Trasporti. Servono risorse per rilanciare un vero piano di edilizia popolare. Serve tanto, tantissimo di quello che lavoratori e masse popolari si sono visti negare negli ultimi 20 anni. Ora è tutto possibile. Dipende da noi.

23 marzo 2026 CONFEDERAZIONE UNITARIA DI BASE

Comunicato 

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