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Il mondo della cultura si mobilita

Venerdì 12 giugno in almeno una trentina di città in Italia si sono mobilitati migliaia di lavoratori, la maggior parte precari, che afferiscono al mondo della cultura, in numerosi e diversi settori dall’editoria, agli uffici stampa, ai musei, alle biblioteche, al mondo visual e degli allestimenti, alla lirica e che rappresentano un’infinità di professioni tra loro accomunati dalla medesima condizione di precarietà, sfruttamento, non riconoscimento del valore intrinseco alla loro professionalità e tenuti in scacco da un sistema che premia i grandi finanziatori, le fondazioni, la gestione apicale e gerarchica della “cultura” in senso lato e non riconosce tutto quello che sta dietro le competenze acquisite da personale formato, preparato ma che non trova un riconoscimento né dal punto di vista delle condizioni lavorative né della dignità, scontando il prezzo di scelte politiche che da almeno un trentennio hanno relegato la cultura a serbatoio di povertà, di finanziamenti che premiano le kermesse di facciata ma lasciano a languire coloro senza i quali le scintillanti manifestazioni da copertina non potrebbero nemmeno vedere la luce

Lo sciopero di oggi è riuscito, nonostante il boicottaggio in primis delle controparti che, mentendo, avevano dichiarato fosse illegittimo, al pari di alcune organizzazioni sindacali che lo avevano spudoratamente classificato come tale, ossia illegittimo. A molti lavoratori del settore, in tanti di loro si sono rivolti alla Cub per ricevere rassicurazioni, non era stato reso chiaro che lo sciopero, legittimamente, coinvolgesse tutti i lavoratori dei vari settori interessati a qualsiasi categoria appartenessero, che fossero lavoratori diretti o indiretti, a tempo determinato o indeterminato, senza contare che allo sciopero di ieri, venerdì 12 giugno, anche in molti lavoratori a partita iva hanno partecipato solidali con la mobilitazione per il riconoscimento dei propri diritti.


È solo l’inizio di un lungo percorso – dichiarava ieri alla Triennale di Milano Enrico Baroni della Confederazione Unitaria di Base – che dovrà andare avanti e a cui il nostro sindacato parteciperà attivamente facendo in modo che i semi appena gettati possano germogliare nel prossimo futuro a un livello ulteriore. Il fatto che questo sciopero sia riuscito nonostante le precettazioni, nonostante il riferimento alla Legge 146 che metteva in forse tutta una serie di partecipazioni, dimostra che c’è un potenziale che intendiamo contribuire a coltivare nel prossimo autunno. L’importante – conclude Baroni – è che tutte queste realtà della cultura, che oggi si sono fatte ri-conoscere, continuino questo percorso unitario e la Cub si rende fin d’ora disponibile.” 

Triennale di Milano, assemblea nel giardino okkupato dai lavoratori della cultura in sciopero

Milano (Triennale), 12 giugno, Sciopero generale della cultura, il comunicato di Redacta
Redacta è una sezione di Acta, l’associazione sindacale dei freelance.
Redacta si occupa di tutte le lavoratrici e i lavoratori autonomi dell’editoria libraria.
Luciano Bianciardi, un milanese d’adozione, ha scritto più di sessant’anni fa, proprio a Milano, la Vita agra, un romanzo che si cita sempre quando si parla di lavoro editoriale. Ciò che stupisce è che quel libro sia ancora attuale, che le condizioni in cui lavorava Bianciardi sessant’anni fa non fossero così diverse da quelle in cui lavoriamo noi oggi, lavoratrici autonome dell’editoria.
Tra quel tempo e il nostro, è cambiato tutto perché nulla cambiasse. I lavoratori e le lavoratrici hanno acquisito diritti e poi li hanno persi.
L’editoria oggi si regge in gran parte sul lavoro autonomo e le esternalizzazioni, non solo dal punto di vista produttivo e organizzativo, ma anche da quello economico: abbiamo assistito negli anni alla crescita di enormi concentrazioni editoriali che poggiano anche su una progressiva svalutazione del lavoro, una strutturale compressione dei compensi che è diventata insostenibile per la forza lavoro, anche per quella dipendente.
I dati dei nostri sondaggi ci dicono che il lavoro in editoria c’è, ma il 50% delle persone intervistate non riesce a mantenersi autonomamente, perché le retribuzioni sono indegne e le città sono sempre più care e respingenti. La maggior parte delle lavoratrici in editoria sono donne, che spesso si ritrovano in una condizione di dipendenza economica dal partner, con conseguenze evidenti anche in termini di emancipazione.

Triennale di Milano, 12 giugno, i lavoratori intervengono a turno dallo scalone d’ingresso al Museo.

La compressione del costo del lavoro viene giustificata da una stucchevole retorica su quanto il nostro lavoro sia bello e prezioso, come se fosse volontariato o un hobby. Noi rifiutiamo questa retorica e diciamo che tutto il lavoro è lavoro, e in quanto tale deve svolgersi in condizioni dignitose e permettere una vita degna di essere vissuta.

Per questo, Acta ha contribuito alla stesura dello Statuto del lavoro autonomo, una legge del 2017 che per quanto necessaria, oggi necessita di ampliamenti che garantiscano contratti equi e protezioni contro la discriminazione, compresa quella sindacale.
Nella piattaforma che abbiamo costruito con Mi riconosci? e altre sigle abbiamo portato le istanze degli autonomi e delle autonome della cultura. Certamente chiediamo che sia monitorato e punito il ricorso alle false partite iva, ma per le autonome vere chiediamo maggiori tutele.
Innanzitutto un riconoscimento della professionalità che non passi per forme di lavoro mascherato da formazione, come lo stage.
Chiediamo il riconoscimento anche attraverso contratti scritti che mettano nero su bianco tutte le mansioni che svolgiamo, i tempi del lavoro, i nostri diritti. Per quanto sia illegale, infatti, spessissimo noi lavoriamo senza lettere d’incarico o contratto.
Strettamente connessa al riconoscimento è la questione economica. Chiediamo compensi dignitosi, come dice l’articolo 36 della Costituzione. Una prima misura necessaria è il salario minimo, che con Acta sosteniamo da tempo. Va posta una soglia di dignità, al di sotto della quale il lavoro si chiami per quello che è: sfruttamento.
Per quanto concerne tutta la galassia del lavoro autonomo, che spesso diventa lavoro precario, vogliamo ribadire che i costi della flessibilità decisa dalle aziende, così come dal committente pubblico, non devono ricadere sulle spalle delle lavoratrici: la flessibilità si paga e non la pagheremo noi.
Per questo il lavoro autonomo, atipico e parasubordinato deve avere retribuzioni lorde maggiori rispetto a quelle dei dipendenti, retribuzioni che compensino la mancata tredicesima, la quattordicesima, le ferie non pagate, il tfr, la discontinuità, la disponibilità a lavorare fuori dai tempi standard. Compensi più alti di quelli dei dipendenti che disincentivino il ricorso al lavoro atipico come scappatoia per risparmiare sul costo del lavoro.
Le condizioni di precarietà, la competizione permanente, le discriminazioni e la mancanza di tutele producono conseguenze profonde sulla salute mentale e fisica di chi lavora nella cultura: chiediamo maggiori tutele per tutti e tutte, anche per noi autonome. Siamo stanche di codici etici sbandierati per fare profitto e lavoratrici vessate, discriminate, ricattate.
Per chi, come noi, ha affrontato e affronta carriere discontinue ed eterogenee è necessaria più che mai una riforma profonda del sistema di welfare, la costruzione di un welfare universale che parta dalla persona e non dall’inquadramento contrattuale o dalla cassa in cui versa i contributi.
Ci sono diritti minimi che vanno garantiti, non si possono privatizzare anche i diritti:
anzitutto va garantita la dignità del lavoro, con misure di sostegno al reddito per tutti e tutte; va garantito un sostegno serio alla genitorialità; il diritto all’indennità di malattia e infortunio per tutte e tutti; e soprattutto va garantita una pensione dignitosa, che non penalizzi chi ha percepito redditi troppo bassi o ha avuto carriere frammentarie, versando in casse diverse.
Dobbiamo pensare oggi a una revisione profonda del sistema pensionistico pubblico.
Abbiamo bisogno di uno Stato che applichi la Costituzione veramente: che ripudi la guerra, che garantisca la tutela dei diritti, che promuova lo sviluppo della cultura e della ricerca.
Abbiamo semplicemente bisogno di uno Stato che faccia quello che deve fare, in cui l’importanza della cultura sia davvero riconosciuta, e non solo sbandierata come vanto che si regge in realtà su precarietà e sfruttamento.

📰 “A Milano i lavoratori della cultura in piazza contro la precarietà”, Ansa Lombardia, 12 giugno 2026
A Milano i lavoratori della cultura in piazza contro la precarietà – Notizie – Ansa.it – Un gruppo di lavoratori della cultura e rappresentanti sindacali ha partecipato nel tardo pomeriggio a un presidio davanti alla Triennale di Milano nell’ambito dello sciopero generale nazionale del settore proclamato da Cub, Cobas, Adl Cobas, Clap e Usi, … (Link all’ANSA).

🎥 Alanews, video report da Milano, Triennale, 12 giugno 2026 (link al servizio) “Milano, lo sciopero generale della cultura entra in Triennale: “No ai tagli e al precariato”

🎥 Presidio alla Triennale per il primo sciopero nazionale unitario che coinvolge l’intero settore della cultura”, video news, MiTomorrow, 12 giugno 2026 (link al servizio)

SCIOPERO GENERALE DELLA CULTURA 12.06.2026, il comunicato degli ART WORKERS
Siamo ART WORKERS: artistɜ, performer, curatorɜ, assistenti curatorɜ, ricercatorɜ, educatorɜ museali e mediatorɜ culturali d’arte, allestitorɜ, producer, tecnicɜ dell’illuminotecnica e del suono, registrar, videomaker, criticɜ d’arte, art writer, storicɜ dell’arte, guardasala, trasportatorɜ, assistenti di galleria, project manager, consulenti, coordinatorɜ, restauratɜ, graficɜ, illustratorɜ, fotografɜ, animatorɜ, assistenti di studio, comunicatorɜ, social media manager e addettɜ ufficio stampa.

Ci siamo riunitɜ in [AWI – ART WORKERS ITALIA], e dal 2020 siamo impegnatɜ sul fronte della pressione politica, della sensibilizzazione e della definizione di strumenti concreti per il settore dell’arte contemporanea in risposta alla crisi strutturale che stiamo vivendo. Operiamo in relazione solidale con tutte lɜ lavoratorɜ sottopagatɜ e sfruttatɜ e in direzione di un cambiamento profondo verso un orizzonte egualitario per tutte le soggettività marginalizzate. Sosteniamo la giustizia sociale e il diritto all’autodeterminazione delle persone e dei popoli, secondo una prospettiva intersezionale, antifascista, antisessista, anticlassista, antirazzista, antiabilista, antisionista e anticoloniale.

Oggi aderiamo alla SCIOPERO GENERALE DELLA CULTURA  in coordinamento trans-categoriale a fianco di altre realtà, associazioni e sindacati. Ci uniamo contro un sistema culturale fondato sullo sfruttamento, sul lavoro povero, sulla precarietà e sul disinvestimento strutturale, per:

– Il riconoscimento, dignità e tutela del lavoro culturale,
– Risorse e retribuzioni dignitose,
– Il rispetto dei diritti e della salute psicofisica,
– Un welfare universale che ci sottragga allo sfruttamento e alla precarietà,
– Contro l’economia del riarmo e l’art-washing nelle istituzioni culturali.

Nello specifico, per il comparto dell’arte contemporanea chiediamo:

  • una revisione dei bandi e maggiori fondi pubblici e risorse strutturali a sostegno di spazi no profit, musei pubblici, progetti indipendenti e della ricerca così da segnare un’inversione di rotta rispetto alla costante privatizzazione del comparto lasciato in balia di interessi economici e di mercato.
  • una regolamentazione che renda obbligatori compensi e fee per artistə e art workers il cui lavoro ancora oggi può non essere retribuito anche in occasione di mostre in musei pubblici.

    📹 Riportiamo l’intervento di Federico Giusti della Cub di PISA in occasione dello sciopero della cultura del 12 giugno (link al video)

    Siamo in tante piazze del Paese per un primo sciopero che coinvolge i lavoratori e le lavoratrici della cultura, si sono bloccate innumerevoli attività a gestione diretta, statale e comunale, e indiretta,  nelle biblioteche universitarie e comunali, nelle mostre permanenti.
    Non era scontato questo sciopero, abbiamo impiegato un anno per discutere e trovare una sintesi in una piattaforma sottoscritta da tanti anche se poi alcuni si sono sfilati dallo sciopero.
    A prevalere sono state poche ragioni, proviamo a sintetizzarle: La forza lavoro nella cultura è sovente inquadrata con contratti da fame, contratti inadeguati e salari senza dignità. Il ricorso ad appalti e subappalti abbassa il costo del lavoro, lo precarizza e lo svilisce. In molte città vige una preoccupante subalternità della forza lavoro rispetto alle cooperative, prima sono soci e solo dopo lavoratori che rivendicano salari dignitosi.

    Nei campi di appalto si chiede alle maestranze di sostenere il rischio di impresa, lo fanno togliendosi delle ore di contratto per evitare tagli occupazionali, meno ore per tutti che poi si tradurranno nella diminuzione dei contributi previdenziali che sono già bassi parlando di lavoratori e lavoratrici con contratti prevalentemente part time e impieghi discontinui

    i contratti applicati rispondono alla logica del risparmio sul costo del lavoro, sono inappropriati per valorizzare le professionalità
    anche in materia di salute e sicurezza le committenze pubbliche dovrebbero adoperarsi maggiormente e non limitarsi a bandi di appalto che poi disimpegnano il pubblico dal controllo delle condizioni retributive, lavorative e contrattuali.

    L’economia di guerra ha le sue vittime sacrificali, se l’economia non tira e il Pil stagna i primi tagli saranno ai danni del welfare, della sanità e appunto della cultura di cui ci ricordiamo solo come location ottimale per Kermesse, campagne pubblicitarie o iniziative che vedono protagoniste anche industrie di armi. Il binomio cultura turismo andrebbe indagato a lungo evitando che a prevalere siano logiche di mercato e di speculazione sulla pelle di chi percepisce bassi salari.
    Questo primo sciopero non sarà l’ultimo, torneremo a costruire iniziative unitarie partendo dal presupposto che la sindacalizzazione, alla insegna della conflittualità e non delega in bianco, del settore culturale sia una esigenza insopprimibile per aprire una stagione di lotta e di vertenze con la committenza pubblica. La logica degli appalti e dei subappalti mortifica il lavoro e anche la cultura, non dimentichiamolo mai.”

    📰 Sciopero generale della cultura, precari in presidio sotto il Comune di Pisa: Diritti e tutele per il futuro di tutti“, Pisatoday.it, 13 giugno 2026 
    I sindacati Cub e Cgil hanno indetto a Pisa la giornata che per la prima volta si è svolta contemporaneamente in varie piazze italiane

    Venerdì 12 giugno in Italia si è tenuto il primo sciopero generale dei lavoratori della cultura. Gli operatori che hanno aderito sono professionisti di vari ambiti: personale dei musei, biblioteche, archivi, teatri, ma anche lavoratori e lavoratrici autonome dell’editoria, dello spettacolo e della produzione artistica e culturale. Anche a Pisa, città per cui il comparto è di vitale importanza, si è tenuto un presidio nel corso della mattinata. Lo stesso è accaduto in altri grandi città come Firenze, Roma, Milano, Bari, Napoli, Torino e Venezia. Le richieste: dignità e diritti a livello di contratti, salari e tutele. (link all’articolo)

    Il Tirreno-Pisa, 13 giugno 2026

    🛑 IL CASO DI VOLTERRA e LA “LEGGE FRANCESCHINI”, che ha limitato la libertà di sciopero nei musei attraverso l’estensione della disciplina dei servizi pubblici essenziali ai luoghi della cultura. Ieri in occasione dello sciopero generale della cultura, numerosi di loro erano in piazza per far sentire le proprie ragioni.

    L’11 settembre 2023 i lavoratori esternalizzati dei Musei civici di Volterra avevano effettuato uno sciopero contro il nuovo bando di gara predisposto dal Comune per l’affidamento dei servizi museali. Secondo i sindacati, il capitolato prevedeva una riduzione significativa delle ore di lavoro necessarie per il servizio, con il rischio di tagli occupazionali e salariali. (Scarica il discorso con cui il 12 giugno i lavoratori di Volterra hanno raccontato della loro condizione e hanno esposto le gravi criticità segnalate rispetto alla Legge Franceschini).

    📺 TG3 TOSCANA, 12 GIUGNO 2026, edizione delle ore 14, (dal min. -11:20) Servizio sullo sciopero generale della cultura, dai Musei degli Uffizi a Firenze.

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