La Cub Toscana denuncia una situazione potenzialmente di grave rischio ambientale in una zona rurale ai piedi dei monti pisani. La preoccupazione espressa della cittadinanza del luogo, che la Cub ha raccolto, riguarda le attività di smaltimento di materie plastiche dell’impresa Delca Energy che si occupava della selezione, triturazione e trasformazione di materiali plastici in materie prime seconde e Combustibile Solido Secondario (CSS/CSS-C) destinato a un uso industriale come nei cementifici
La sede dell’azienda era in una piccola zona industriale ai piedi dei monti pisani, in una zona di alto pregio ambientale, in mezzo a villette a schiera, campi coltivati e monumenti storici. Usiamo il passato perché 2.500 tonnellate di rifiuti plastici sono andati in fumo con colonne alte fino a mille metri, disperdendo nell’aria per decine di chilometri quadrati uno spesso strato di ceneri (dopo il “disastro” la magistratura ha messo sotto sequestro l’impianto). Bisogna dire subito che il paventato “disastro ambientale” è al momento solo un’ipotesi, tale reato infatti si configura solo quando viene accertata la pericolosità del danno e l’impossibilità di effettuare una bonifica (vedi Taranto) o nel caso venga accertato che il danno alla salute dei cittadini, delle piante e degli animali coinvolti prosegue nel tempo, almeno il tempo per una indagine epidemiologica, che può durare decenni.
Arpat, l’azienda regionale per la protezione dell’ambiente toscano, ha già iniziato a rassicurare la popolazione e i sindaci dichiarando che la quantità di polveri accertate sulle foglie d’insalata nei dintorni del deposito non superano i limiti di legge ed è ancora presto per valutare la quantità di furani, diossine, fluoruri sprigionati dall’incendio. Secondo gli ultimi dati le alte temperature sprigionate non hanno creato i composti come diossine, furani, PCB e benzo(a)pirene, e le centraline di monitoraggio delle polveri sottili non hanno registrato innalzamenti significativi (ma si trovano a 20 chilometri di distanza).
Quello che sappiamo invece, dichiarano dalla Cub Toscana, è che gli abitanti della zona sono fuggiti in parte o si sono chiusi in casa per alcuni giorni per evitare intossicazioni, che le sostanze tossiche sprigionate rimarrebbero anni nei terreni e che tutta la zona potrebbe non essere sicura nel caso di un accumulo nei cicli alimentari.
Riciclo come unica soluzione “pulita”
C’è una forte crisi del mercato delle materie plastiche da riciclare poiché i costi energetici sono saliti alle stelle e si in alcuni casi si assiste allo stop di settori come il riciclo dell’alluminio che necessita di un investimento energetico molto alto. La soluzione, quindi, resta il riuso e la produzione. Servirebbe non produrre beni che non siano facilmente riciclabili, ponendo una tassa sulle plastiche e perseguendo l’innovazione del packaging, con il riciclo e il compostaggio come una necessità se si vogliano tenere in piedi intere filiere di produzione.
Va inoltre sottolineata la mancanza di una rete di protezione e di controllo adeguata. Con i tagli sistematici all’agenzia di protezione ambientale di questi ultimi anni (anche il fatto che dipenda dalla Regione e non dalle ASL depotenzia e molto il suo potenziale di indipendenza da scelte politiche) con la caduta verticale del controllo dei sistemi antincendio.
In questo l’informazione non basta e subito si è formato un nucleo di cittadini che promuoverà forme di protesta e una manifestazione in modo da creare pressione perché situazioni simili (e in Toscana ce ne sono molte, specialmente in provincia di Pisa, eletta a pattumiera dell’intera regione col 50% dei rifiuti sul 5% del territorio), vengano modificate o chiuse.
Cub Toscana, Pisa, 16 giugno 2026
