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30 OTTOBRE: SCIOPERO DEL COMPARTO SCUOLA, UNIVERSITÀ E RICERCA

PER UNA SCUOLA E UN’UNIVERSITÀ PUBBLICHE, CONTRO L’ECONOMIA DI GUERRA, DEL RIARMO E DEL SACCHEGGIO SOCIALE

30 OTTOBRE: SCIOPERO DEL COMPARTO SCUOLA, UNIVERSITÀ E RICERCA

Nelle ultime settimane assistiamo a una convergenza sempre più evidente e drammatica tra l’aggravarsi dei conflitti internazionali e l’accelerazione delle politiche di riarmo del nostro Paese. Mentre dal Governo e dalle istituzioni europee si destinano cifre astronomiche per la spesa militare e per sostenere la produzione industriale bellica, la scuola, l’università e la ricerca pubblica vengono affamate da tagli continui, precarietà strutturale e da un’inflazione crescente che erode pesantemente il potere d’acquisto.

L’economia di guerra è un meccanismo finanziario e politico ben preciso. È un vero e proprio intreccio tra armi e finanza: da un lato i colossi dell’industria bellica e i grandi gruppi bancari accumulano extraprofitti record grazie ai crediti e alle speculazioni sui mercati della difesa; dall’altro lato, la spesa militare italiana supera la soglia dei 30 miliardi di euro all’anno per adeguarsi alle direttive NATO ed europee. Si tratta di una gigantesca redistribuzione delle risorse pubbliche fatta al contrario: miliardi di tasse pagate da lavoratori e cittadini vengono sottratti al welfare, alla sanità, all’istruzione e ai salari per essere consegnati ai profitti della filiera armiera, tenendo bloccati gli stipendi di docenti, personale ATA, TAB e precari su livelli tra i più bassi d’Europa.

In risposta a questo attacco, la mobilitazione è già attiva. Le occupazioni, le assemblee e le piazze studentesche e cittadine che hanno attraversato e stanno attraversando città come Torino, Roma, Milano e Bologna dimostrano che l’opposizione sociale è viva e determinata.

È all’interno di questo solco che si colloca la giornata del 30 ottobre: come federazione CUB SUR aderiamo allo sciopero generale promosso dall’USI, accogliendo l’appello dello sciopero internazionale dei lavoratori dei porti. Il blocco delle banchine da parte dei portuali, che rifiutano di movimentare le navi e il traffico di armi destinate ai conflitti e al genocidio, rappresenta un punto di riferimento fondamentale di resistenza materiale. Dalle banchine dei porti fino alle aule e agli atenei, l’obiettivo è comune: fermare l’ingranaggio dell’economia di guerra.

In questa giornata di sciopero generale, poniamo al centro della protesta i punti cardine della mobilitazione del nostro comparto!

BASTA SALARI DA FAME E PRECARIETÀ: Non è possibile fare formazione o ricerca di qualità sulla pelle di chi lavora. Pretendiamo rinnovi contrattuali con aumenti salariali reali e dignitosi per docenti, personale ATA, TAB e ricercatori, capaci di recuperare integralmente l’inflazione che ha eroso i nostri stipendi. Pretendiamo la stabilizzazione di tutto il personale precario e l’interruzione della filiera del lavoro povero e frammentato.

STOP AI TAGLI E AL DIROTTAMENTO DELLE RISORSE: Mentre la spesa per la difesa cresce senza sosta e le banche finanziano la produzione d’armi, il Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) delle Università e le risorse per la scuola pubblica subiscono contrazioni pesantissime. Una tagliola ancora più visibile se consideriamo l’attuale inflazione. Questo blocco dei finanziamenti pubblici impedisce le assunzioni stabili, cancella i servizi essenziali ed espelle ogni anno centinaia di migliaia di studenti dai percorsi d’istruzione.

MILITARIZZAZIONE DELLA RICERCA E DELLA DIDATTICA: Assistiamo a una vera e propria riconversione bellica della formazione. Dalle scuole primarie agli atenei si intensifica l’ingresso delle aziende della difesa (a partire da colossi come Leonardo S.p.A.) e si moltiplicano le convenzioni per la ricerca dual-use (civile e militare). I luoghi della cultura vengono asserviti alle esigenze del profitto bellico e alla propaganda di guerra, nel tentativo di soffocare ogni pensiero critico e normalizzare lo stato di guerra.

EDIFICI SICURI E STRUTTURE DIGNITOSE: Mentre c’è chi pensa solo ai progetti militari, chi vive la scuola e l’università quotidianamente deve fare i conti con strutture fatiscenti, aule sovraffollate e condizioni di costante insicurezza. Pretendiamo un piano di investimenti pubblici straordinario per la manutenzione, la ristrutturazione e la messa in sicurezza di tutti i plessi e gli atenei.

SPAZI PUBBLICI E VIVIBILITÀ CONTRO IL CAROVITA: L’aumento smisurato del costo della vita, il caro-affitti e la speculazione immobiliare espellono studentesse, studenti e lavoratori precari dalle città. È urgente garantire il diritto alla casa, così come a spazi pubblici, gratuiti e accessibili a tutti e tutte: luoghi dedicati allo studio, alla socialità e all’aggregazione, per sottrarre la vita giovanile e cittadina alla logica della privatizzazione e del profitto.

OPPOSIZIONE ALLA REPRESSIONE: A questa crisi sociale il Governo risponde con una stretta autoritaria finalizzata a criminalizzare il dissenso, reprimere i picchetti, le occupazioni e le lotte sindacali di chi si oppone all’economia di guerra e alla privatizzazione dei beni comuni.

DISIMPEGNO DALLE GUERRE: Chiediamo il disimpegno totale dai conflitti, il blocco dell’invio di armi e la rescissione immediata di tutti gli accordi scientifici e tecnologici con la filiera bellica e con le istituzioni coinvolte nelle aggressioni militari.

Dall’esperienza dei portuali alle piazze di Torino, Roma, Milano e Bologna, la direzione è tracciata: chi lavora nella scuola, nell’università e nella ricerca ha la responsabilità di scendere in campo al fianco degli studenti per bloccare la deriva bellicista e privatizzatrice.

IL 30 OTTOBRE SCENDIAMO IN PIAZZA!

SCIOPERO GENERALE DEL COMPARTO SCUOLA, UNIVERSITÀ E RICERCA

Risorse per l’istruzione, i salari, la sicurezza degli edifici e gli spazi di vita, non per la guerra e il riarmo!

CUB SCUOLA UNIVERSITA’ RICERCA

 

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