Il 1° aprile 2026, con serena indifferenza a una data che potrebbe destare il sospetto che ci si trovi di fronte a una burla, ANIEF – CGIL – CISL – GILDA – SNALS e UIL e cioè tutti i sindacati istituzionali della scuola hanno firmato il contratto per il triennio 2025 – 27 per quel che riguarda la parte economica.
Considerando che in un recente passato non si è data un’analoga unanimità da parte di tutte le organizzazioni sindacali consociative, viene da domandarsi che novità si sono date.
Guardando i dati che pure, visto che ragioniamo di retribuzioni e non di sesso degli angeli, dovrebbero essere tenuti presenti, risulta che gli aumenti sono nell’ordine del 5,9% e che quindi coprono non l’inflazione reale ma quella programmata e corrispondono nei fatti a quanto prospetta il governo. Insomma si ripete quanto è avvenuto in passato, aumenti che coprono parzialmente l’inflazione.
La novità si riduce al fatto che:
1. La CGIL accetta di chiudere in fretta la pratica senza tentare di manifestare un’opposizione che evidentemente ritiene inefficace;
2. l’accordo è stato trovato in fretta e che, di conseguenza, attenderemo di meno. Nulla di più e nulla di meno.
D’altro canto se gli aumenti non recuperano in alcun modo quanto perso nei decenni passati, è anche vero che non tengono conto della crescita dei prezzi che sarà, con ogni probabilità, se proprio non si vuole parlare di certezza, assolutamente consistente.
Il contratto si apre e si chiude senza un’ora di sciopero, non se ne è discusso nelle assemblee di istituto e di un referendum vincolante sulla firma del contratto non vi è traccia.
D’altronde, se si accetta la proposta della controparte, è evidente non vi è motivo di scioperare, discutere, votare.
Su “La Stampa” del 5 aprile 2026 Giuseppe Valditara, Ministro dell’Istruzione e del Merito alla domanda “Il nuovo contratto della scuola è stato firmato all’unanimità dai sindacati, non accadeva da tempo. La Flc Cgil, però, chiede risorse aggiuntive per garantire i salari futuri in uno scenario di inflazione in crescita.”
Risponde: «Intanto la Flc Cgil questo contratto lo ha firmato, riconoscendo che abbiamo tutelato i salari rispetto all’inflazione. E lo abbiamo fatto in una situazione non facile. Il governo ha fatto sui contratti pubblici un lavoro straordinario. Abbiamo ottenuto un risultato storico: in una sola legislatura sono stati sottoscritti tre contratti del comparto Scuola, non era mai successo in passato. L’ultimo rinnovo è stato poi sottoscritto prima della scadenza. Complessivamente, l’aumento medio al mese per i docenti è di 412 euro. E abbiamo già messo a bilancio anche le risorse per rinnovare il contratto 2028/30. Una continuità contrattuale a cui la scuola non era più abituata da molto tempo».
Insomma il governo ritiene di avere vinto la partita e mena vanto del fatto di aver addomesticato una CGIL che a volte, assieme ad una UIL che si poneva come sindacato degli ATA, in occasione dei contratti precedenti si è mostrata riottosa al suo volere.
Come è perfettamente normale la frazione della classe politica attualmente al governo ritiene che il problema sia trovare un qualche accordo con la burocrazia sindacale e ritiene le lavoratrici e i lavoratori, gli uomini e le donne che vivono il lavoro una massa manipolata e manipolabile, per un verso, dalla stessa classe politica e, per l’altro, dalla burocrazia sindacale.
Su come poi Valditara tratta i dati c’è poco da dire, gli aumenti corrispondono al ritardo con il quale si sono chiusi i contratti, sono lordi e sono inferiori all’inflazione reale e questo lo capisce chiunque rifletta sull’argomento.
Ciò che vale la pena di sottolineare è il fatto che un osservatore ad aprile avrebbe pensato che le lavoratrici e i lavoratori della scuola erano vitali come il granito e che il governo poteva fare quello che voleva.
Sullo sfondo: Intanto però qualcosa si muoveva sul piano strutturale
Lo scorso 10 marzo è stato pubblicato il decreto per la revisione ordinamentale degli istituti tecnici che definisce gli indirizzi, le articolazioni dei quadri orari e i risultati di apprendimento attesi per i diversi percorsi di studio.
Il decreto regolamenta la riforma varata il 7 marzo 2025 (Governo Meloni) nella cornice definita dal D.L. 144 del 23 settembre 2022 (Governo Draghi) a testimoniare che destra, tecnici e sinistra condividono la stessa idea di scuola piena di contraddizioni e criticità.
In questi mesi è circolata una massa imponente di testi analitici, ordini del giorno, mozioni, interventi sulla riforma e la stessa categoria, o almeno il segmento della categoria direttamente coinvolto, ha mostrato un’attitudine radicalmente diversa rispetto a quello che ha avuto sul contratto.
Come si spiega questa differenza? Senza escludere altre ipotesi, è evidente che i contratti sono ormai da decenni considerati degli stanchi riti sui quali i lavoratori e le lavoratrici non hanno la possibilità di incidere.
La riforma, al contrario, colpisce pesantemente condizioni di vita e di lavoro e fa scattare una reazione che trova un consenso ampio e imprevisto.
Molto schematicamente, alcuni caratteri della riforma che innescano la rivolta:
1. Si riduce il tempo scuola, si tagliano le materie caratterizzanti i diversi corsi di studi e si introducono i percorsi di formazione scuola-lavoro già dal secondo anno, accentuando così il carattere addestrativo al lavoro che si vuole assegnare alla formazione tecnica.
2. Con la Riforma viene abolito il biennio comune (o, meglio, quasi comune) che caratterizzava gli istituti tecnici. D’ora in avanti ragazzini di 13/14 anni dovranno invece scegliere subito il proprio indirizzo e verranno impegnati in diverse ore pratico-laboratoriali senza un’adeguata preparazione teorica.
3. Con la scusa di “rispondere alle esigenze del territorio” (cioè delle imprese del territorio) il decreto enfatizza la possibilità di “personalizzare i percorsi di studio” adattando fino al 20% del curricolo (quota dell’autonomia) cui si può aggiungere un altro 30% nel secondo biennio e un 35% nell’ultimo anno (quote di flessibilità). Ne consegue che i percorsi di studio si possono differenziare da scuola a scuola, nell’ultimo anno, fino al 55% del curricolo rompendo il carattere unitario dell’istruzione e minando il valore legale del titolo di studio.
4. Ad ulteriore conferma di questa soggezione aziendalista notiamo che il MIM considera la creazione dei «Patti educativi 4.0» come uno dei pilastri della riforma. Si tratta di accordi territoriali tra scuole, università, centri di ricerca, ITS Academy e imprese. Le aziende diventerebbero così “partner attivi che contribuiscono alla formazione attraverso esperienze laboratoriali condivise e affiancamento tutoriale per i docenti.”
5. Eppure, dopo anni ed anni di adattamenti dei curricoli alle “esigenze dei territori” sarebbe ora di prendere atto che la disoccupazione giovanile, ostinatamente ferma attorno al 18%, non dipende dalle pretese insufficienze della scuola ma da un mercato del lavoro asfittico, basato su condizioni salariali e normative tanto indegne da spingere sempre più i nostri migliori giovani tecnici all’emigrazione.
6. Il MIM ha chiuso le iscrizioni a febbraio costringendo le famiglie a scegliere al buio, in un quadro profondamente modificato rispetto a quello loro presentato in fase di orientamento. Ora sollecita le scuole a predisporre l’organico di diritto in tempi rapidi e senza sapere a quali classi di concorso assegnare le ore previste dai quadri orari.
7. Soprattutto, da un punto di vista strettamente sindacale, nonostante le rassicurazione del Ministero dell’Istruzione e del Merito è forte e fondato il timore di tagli all’organico in particolare per quel che riguarda alcune classi di concorso.
Una prima discesa in campo si avrà il 20 aprile con un partecipato presidio a Torino di fronte all’Ufficio Scolastico Regionale del Piemonte indetto dalla Rete degli istituti tecnici con il sostegno di CUB, CGIL, COBAS, USB e, nel frattempo, si costituiscono coordinamenti in molte province.
La mobilitazione trova un primo momento di generalizzazione con una giornata di sciopero il 7 maggio indetta su diverse modalità e su piattaforme parzialmente diverse: CGIL, CUB, SGB indicono sciopero degli istituti tecnici, quelli che effettivamente sciopereranno in misura consistente, Cobas e USB indiranno sciopero di tutta la scuola e soprattutto USB, punterà principalmente su gruppi di studenti ai quali è legata.
Ovviamente una presenza studentesca può svolgere un ruolo assolutamente positivo ma è buona regola per chi ha una posizione classista porre al centro la partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici e sull’efficacia dello sciopero.
Si tratterà ora di verificare in che forme proseguirà la mobilitazione – sciopero dell’adozione dei libri di testo, blocco della collaborazione nel governo delle scuole, quant’altro si valuterà – e di operare all’estensione del movimento sia ad altri settori della categoria che alle province meno coinvolte sinora.
Stare in un movimento senza soverchie ingenuità
Una caratteristica della mobilitazione, in particolare ma non solo a Torino, è stata quella di favorire coordinamenti di delegati/e RSU e di colleghi/he. Si tratta di un fatto, di per sé, molto positivo che permette a colleghe e colleghi di operare attivamene alla mobilitazione e che stimola una partecipazione che viene percepita come non condizionata al di là delle organizzazioni sindacali.
Ciò premesso, è opportuno tenere presenti dei fatti che sono, fra l’altro, abbastanza visibili:
1. la mobilitazione ha determinato lo schierarsi su posizioni diverse di due aree, quella che possiamo definire come ultra filogovernativa, ANIEF, CISL, GILDA, SNALS, UIL e quella che è oggi unita all’opposizione, CGIL e sindacati alternativi. Non vi è, insomma, un’indistinta “unità sindacale” ma un’unità su posizioni e proposte di due distinti raggruppamenti. Il cartello ANIEF, CISL, GILDA, SNALS si è incontrato con il MIM una prima volta l’8 aprile e ha chiuso con un accordo volto, per usare il loro gergo, a “contenere il danno” e che permette di costituire cattedre di meno di 18 ore per ridurre il soprannumero. Di fronte al crescere della mobilitazione lo stesso cartello si è incontrato di nuovo con il MIM il 6 maggio, il giorno prima dello sciopero del 7 maggio indetto da CGIL, CUB, COBAS, SGB, USB. Vedremo gli esiti dell’incontro;
2. la CGIL nelle scorse settimane, pur scegliendo di scioperare al di fuori del suo tradizionale schieramento con CISL e UIL, ha dato segnali di comprensibile difficoltà visto che per il suo gruppo dirigente l’”unità sindacale” si fa con CISL e UIL. È probabile e ragionevole se non scontato che nel prossimo periodo la liaison con il sindacalismo di base, come è avvenuto in un passato anche recente, si attenui e che si ritorni alla pratica usuale;
3. le relazioni interne al sindacalismo di base sono state abbastanza complicate per quel che riguarda le piattaforme di sciopero e i comportamenti. Si percepisce la volontà da parte di qualcuno di arrivare alla propria egemonia più che di allargare il fronte di lotta.
Sono difficoltà non nuove che andranno affrontate con chiarezza di prospettive e capacità di iniziativa.
Cosimo Scarinzi, segretario Cub Sur naz.le
CUB Scuola Università Ricerca: la prova che la direzione intrapresa va verso una istruzione manageriale, aziendalistica con scarsa attenzione verso docenti e studenti
Torino, 12 maggio 2026
Cosimo Scarinzi, segretario Cub Sur naz.le
✍🏻 Leggi anche: Rinnovo del contratto adeguato per Dirigenti Scolastici e del settore ricerca e, non a caso, inadeguato per il personale docente e ATA
CUB Scuola Università Ricerca: la prova che la direzione intrapresa va verso una istruzione manageriale, aziendalistica con scarsa attenzione verso docenti e studentiUn aumento di circa l’8,5% per i Dirigenti Scolastici e del 6% per i dirigenti dei settori di ricerca. Questo quanto previsto dal rinnovo contrattuale firmato in questi giorni al Ministero dell’Istruzione del Merito. Per i docenti l’aumento contrattuale è stato nettamente inferiore nonostante anni di attesa e nonostante i rinnovi firmati di recente e definiti “storici”. Per non parlare del personale ATA, al quale viene sempre riservato un trattamento di serie B!
La verità è che ci troviamo davanti all’ennesima prova di una visione dell’istruzione sempre più aziendalistica e manageriale: i Dirigenti Scolastici italiani sono tra i più pagati d’Europa (dietro solo al Lussemburgo) mentre i docenti sono tra i meno pagati, fanalino di coda rispetto alle colleghe e ai colleghi degli altri Paesi UE, in un momento storico dove i salari dei lavoratori a reddito basso andrebbero aumentati in maniera certamente più consistente e corrispondente alle reali esigenze dei lavoratori e delle lavoratrici.
La CUB SUR invita docenti, personale Ata, studentesse e studenti, le famiglie dei ragazzi a riflettere su questi dati che dimostrano la direzione intrapresa: dopo la riforma degli Istituti Tecnici, che svuota di “sapere” e “conoscenza”, arriva un’altra prova che il comparto dell’istruzione oramai è considerato come un insieme di piccole “aziende” dove prevale la logica di sfornare giovani senza uno spirito critico adeguato, senza un bagaglio culturale trasversale in nome della presunta esigenza di rispondere alle richieste del mercato del lavoro.
La strada sembra oramai tracciata: consentire ai privati e alle aziende di entrare nel sistema scolastico pubblico, consentire ai Dirigenti di nominare esperti al posto di docenti formati adeguatamente sia sui contenuti ma soprattutto sulle competenze pedagogiche e didattiche.
Una scuola, sottolineiamo infine, sempre più burocratica e piena di incombenze estranee alla didattica, che oberano di lavoro il personale docente: riunioni, consigli, collegi, progetti in orario curriculare, formazione con svariati corsi che poco o nulla hanno a che fare con la didattica, con il risultato che le 40 ore più 40 ore dedicate appunto alle attività extracurriculari sono oramai ampiamente insufficienti.
Sono quindi necessari reali aumenti contrattuali per docenti e personale ATA che sono ogni giorno in prima linea per garantire un’istruzione pubblica di qualità.
Torino, 12 maggio 2026
CUB SUR Torino
