LE INSEGNANTI E GLI INSEGNANTI COME L’ASSIEME DEI LAVORATORI PUBBLICI SOTTO IL RICATTO DEI DELIRI DI UN GRANDE FRATELLO INFORMATICO.
A TORINO IL CASO DELLA COLLEGA MELANIA ROVELLI
Per quel che riguarda le libertà, il clima che si respira in questo periodo in Italia non è proprio dei migliori, il dissenso viene costantemente criminalizzato e i codici di comportamento per i dipendenti pubblici sono sempre più severi tanto che ormai bisogna fare attenzione a condividere persino con gli amici “qualsiasi intervento o commento che possa nuocere al prestigio, al decoro o all’immagine dell’amministrazione di appartenenza o della pubblica amministrazione in generale”.
Negli ultimi anni sono diversi i docenti che hanno subito provvedimenti disciplinari per aver messo in discussione o criticato sui social media o in occasione di eventi pubblici l’operato di istituzioni e/o politiche scolastiche
In queste ore (venerdì 29 maggio) una docente iscritta alla CUB Scuola Università Ricerca ha ricevuto una sanzione disciplinare per aver condiviso sul proprio stato di Whatsapp, all’indomani della manifestazione del 31 gennaio, la famosa foto dei carabinieri con un collarino di dubbia utilità.
La vicenda merita di essere raccontata perché ha dell’incredibile: una libera cittadina che di mestiere fa la docente pubblica sul proprio stato di Whatsapp la foto di cui sopra che era stata presa dai vari social e conteneva commenti scritti da terzi in merito alla discutibile efferatezza delle percosse subite dagli agenti, nonché l’efficacia del collarino.
La sventurata aveva comunicato semplicemente un sentimento di sdegno riguardo alla pochezza di certi mezzi di informazione “… con questo anche i più idioti ignoranti fascisti incoscienti dovrebbero aver capito… tutta una messa in scena…”.
A questo punto un contatto telefonico copia lo stato (con tanto di foto con le figliolette) e utilizzando lo pseudonimo di Manuel Fiorenzi, lo pubblica su diverse pagine Facebook come “Questura di Barletta Andria Trani” aggiungendo frasi come ”onore a voi qui a Torino c’è una prof estremista “.
Non pago, il sedicente Fiorenzi inoltra un’email all’USR Piemonte e al MIM. Inspiegabilmente l’Ufficio Scolastico Regionale passa la patata bollente alla dirigente dell’IC Borgaretto-Beinasco Aliperta Paola Edvige Elena, che irroga alla docente la sanzione della “censura” per “un apprezzabile grado di imprudenza”.
Melania Rovelli ha semplicemente manifestato il proprio pensiero, peraltro non in un contesto pubblico ma in uno spazio privato com’è lo stato di whatsapp, ha esercitato il diritto garantito dall’art. 21 della Costituzione italiana senza “nuocere al prestigio, al decoro o all’immagine dell’amministrazione di appartenenza o della pubblica amministrazione in generale”.
Quello che è successo alla nostra compagna Melania è un monito per tutti noi: il “potere” vuole imbavagliare qualsiasi voce non allineata al mainstream. Ovviamente, la CUB SUR è schierata al fianco di Melania e impugnerà la sanzione disciplinare nelle sedi opportune.
Chiediamo a tutte le forze sindacali, politiche, culturali e a tutte le persone attente alla difesa delle libertà e dei diritti e di essere con Melania in questo difficile momento.
Per la CUB Scuola Università Ricerca, Alina Rosini
🗞️🗞️Sulla vicenda gli articoli sulla stampa:
La Stampa, Torino, 29 maggio 2026
TUTTA UNA MESSA IN SCENA”, PROF CONTESTA I POLIZIOTTI SU WHATSAPP, LA PRESIDE LA SANZIONA
Il caso di Melania Rovelli che su uno stato mette in discussione l’assalto alle forze dell’ordine durante la manifestazione di Askatasuna del 31 gennaio a Torino. La denuncia del sindacato Cub: “Ha solo manifestato il suo pensiero, ormai siamo sotto un Grande Fratello informatico”
Chiara Comai
La Stampa – 29 Maggio 2026
Una professoressa pubblica uno stato su whatsapp in cui mette in discussione l’entità delle lesioni ricevute da due carabinieri durante la manifestazione per Askatasuna del 31 gennaio scorso a Torino. Viene aperto un procedimento disciplinare a suo carico e, infine, viene sanzionata dalla sua dirigente, per aver mancato di rispetto alla pubblica amministrazione e alla Polizia di Stato. La sua storia diventa un caso e viene ripresa dal sindacato Cub, che denuncia: «Siamo sotto un Grande Fratello informatico».
La storia è questa. La docente si chiama Melania Rovelli e, all’indomani della manifestazione del 31 gennaio di Torino, in cui c’erano stati violenti scontri davanti ad Askatasuna tra manifestanti e forze dell’ordine, pubblica sul suo stato di whatsapp un post con l’immagine di due poliziotti, in cui si mette in discussione il fatto che siano stati effettivamente feriti. Di suo pugno scrive:
“Con questo anche i più ignoranti fascisti incoscienti dovrebbero aver capito… Tutta una messa in scena. Ma sicuramente non ci voleva una foto del genere a dimostrarlo. Vergogna, schifo totale e indignazione pura”
Lo stato è visibile a tutti coloro che possiedono il suo numero di cellulare, svanisce dopo 24 ore ma viene “catturato” da qualcuno tra i suoi contatti. Questa persona, che utilizza il nome di Manuel Fiorenzi, lo invia come segnalazione al ministero dell’Istruzione, all’Ufficio scolastico regionale e provinciale, all’assessorato all’Istruzione della Regione. Scrive: «Siamo stanchi di questa insegnante». Il direttore dell’Ufficio scolastico regionale chiama la dirigente del suo istituto, Aliperta Paola Edvige Elena, e le segnala il caso. Lei avvia un procedimento disciplinare. «Il post nuoce al prestigio e al decoro della pubblica amministrazione e utilizza un linguaggio non consono al ruolo educativo del docente». Risultato: la professoressa viene sanzionata con una censura.
«Sono una persona normalissima che ha sempre svolto il suo lavoro con onestà e sacrifici. Il mio era un libero commento di dissenso. Dovrebbe tutelarmi l’articolo 21 della Costituzione, invece è morto e sepolto» è il commento della professoressa. In sua difesa interviene il sindacato Cub: «Melania Rovelli ha semplicemente manifestato il proprio pensiero, peraltro non in un contesto pubblico ma in uno spazio privato com’è lo stato di whatsapp, ha esercitato il diritto garantito dall’articolo 21 della Costituzione italiana. Quello che è successo alla nostra compagna Melania è un monito per tutti noi: il “potere” vuole imbavagliare qualsiasi voce non allineata al mainstream».
Il codice di comportamento
Al centro di questa vicenda c’è il Codice di comportamento dei dipendenti pubblici, valido anche per i docenti e il personale Ata. Recita: «Il dipendente è tenuto ad astenersi da qualsiasi intervento o commento che possa nuocere al prestigio, al decoro o all’immagine dell’amministrazione di appartenenza o della pubblica amministrazione». Alla professoressa nello specifico la dirigente contesta «una forma di mancato rispetto nei confronti dell’Arma dei Carabinieri (in realtà si tratta di poliziotti ndr) e della pubblica amministrazione in generale, e contiene termini non appropriati per un docente (sebbene probabilmente non visibili agli allievi)».
Il Fatto Quotidiano, 2 giugno 2026
