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Da Cuba lettera aperta al mondo

Cuba. Una lettera aperta al mondo dall’isola: una donna comune denuncia il crimine che tutti si rifiutano di vedere

Di Ikay Romay /Resumen Latinoamericano, 13 febbraio 2026.

A tutta l’umanità, alle madri del mondo, ai medici senza frontiere, ai giornalisti con dignità, ai governi che credono ancora nella giustizia:

Il mio nome è come quello di milioni di altri. Non ho un cognome noto né ricopro una posizione importante. Sono una donna cubana qualunque. Una figlia, una sorella, una patriota. E scrivo questo con il cuore spezzato e le mani tremanti, perché quello che il mio popolo sta vivendo oggi non è una crisi. È un assassinio lento, calcolato e a sangue freddo, orchestrato da Washington.

E il mondo guarda dall’altra parte.

👵RECLAMO PER CONTO DEI MIEI NONNI:

Denuncio il fatto che a Cuba gli anziani muoiano prematuramente perché il blocco impedisce l’arrivo di farmaci per malattie cardiache, ipertensione e diabete. Non si tratta di mancanza di risorse. È un divieto deliberato. Le aziende che vogliono vendere a Cuba vengono multate, perseguitate e minacciate. I loro governi rimangono in silenzio. E nel frattempo, un nonno cubano si stringe il petto e aspetta. La morte non avvisa. Il blocco sì.

👶RECLAMO PER CONTO DEI MIEI FIGLI:

Denuncio il fatto che le incubatrici a Cuba abbiano dovuto essere chiuse per mancanza di carburante. Che i neonati stiano lottando per la propria vita mentre il governo degli Stati Uniti decide quali paesi possono venderci petrolio e quali no. Che le madri cubane abbiano visto la vita dei loro figli messa in pericolo perché un ordine firmato in un ufficio di Washington vale più del pianto di un bambino a 145 chilometri dalle loro coste.

Dov’è la comunità internazionale? Dove sono le organizzazioni che difendono con tanta veemenza i bambini? O forse i bambini cubani non meritano di vivere?

🍽️RECLAMO RIGUARDANTE LA FAME INTENZIONALE:

Denuncio il blocco come una carestia programmata. Non è che manchi cibo senza motivo. È che ci impediscono di comprarlo. È che le navi che trasportano cibo vengono molestate. È che le transazioni bancarie vengono bloccate. È che le aziende che ci vendono cereali, pollo e latte vengono sanzionate.

La fame a Cuba non è un caso. È una politica statale del governo degli Stati Uniti, perfezionata in 60 anni, aggiornata da ogni amministrazione, intensificata da Donald Trump e spietatamente applicata da Marco Rubio.

Loro lo chiamano “pressione economica”. Io lo chiamo terrorismo con fame.

⚕️RECLAMO RIGUARDO AI MIEI MEDICI:

Denuncio il fatto che i nostri medici, gli stessi che hanno salvato vite durante la pandemia mentre il mondo intero era al collasso, ora non hanno più siringhe, anestesia e apparecchiature radiologiche. Non perché non sappiamo come produrle. Non perché ci manchino i talenti. Ma perché il blocco ci impedisce di accedere a forniture, pezzi di ricambio e tecnologia.

I nostri scienziati hanno creato cinque vaccini contro il COVID-19. Cinque. Senza alcun aiuto. Contro ogni previsione. Contro blocchi e bugie. Eppure, l’impero ci punisce per avercela fatta.

🌍AL MONDO DICO:

Cuba non chiede loro l’elemosina.

Cuba non chiede loro soldati.

Cuba non chiede loro di amarci.

Cuba esige giustizia. Niente di più. Niente di meno.

Vi chiedo di smettere di normalizzare la sofferenza del mio popolo.

Vi chiedo di chiamare il blocco con il suo nome: CRIMINE CONTRO L’UMANITÀ.

Vi esorto a non lasciarvi ingannare dalla storia del “dialogo” e della “democrazia” mentre ci stringono il cappio al collo.

Non vogliamo carità. Vogliamo essere LASCIATI VIVERE.

Ai governi complici che restano in silenzio:

La storia li riterrà responsabili.

Ai media che mentono:

La verità trova sempre delle crepe.

Ai carnefici che firmano le sanzioni:

Il popolo cubano non dimentica e non perdona.

A coloro che hanno ancora umanità nel cuore:

Guardate Cuba. Guardate cosa le stanno facendo. E chiedetevi: da che parte della storia voglio stare?

Da questa piccola isola, con un villaggio gigante,

Una normale donna cubana che si rifiuta di arrendersi.

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Affinché il mondo sappia che a Cuba non c’è alcuna crisi.

C’è un CRIMINE.

Affinché le madri degli altri Paesi sappiano che qui ci sono bambini che lottano nelle incubatrici spente a causa del blocco.

Così i nonni degli altri paesi sanno che qui ci sono anziani che muoiono in attesa di medicine che Washington non lascia entrare.

Affinché i governi complici provino vergogna.

In modo che i media bugiardi non abbiano scampo.

Affinché i carnefici sappiano che NON SAREMO MESSO A TACI.

Una persona che condivide questo non cambierà il mondo.

Migliaia, milioni, SÌ.

Non salvare questo testo.

Non essere complice del silenzio.

FATE IN MODO CHE QUESTA DENUNCIA ARRIVI OLTRE IL BLOCCO.

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