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La libertà di insegnamento non si reprime

Dal 9 al 13 febbraio a Torino, Milano, Pisa in corso le mobilitazioni organizzate dalla Cub SUR per la libertà di insegnamento, per l’autonomia della didattica, per potenziare l’istruzione pubblica senza regalare risorse a quella privata

Organizzate insieme all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e i Docenti per Gaza, Cub Sur e Cub Pisa.

Clicca sul qrcode nel volantino👇🏼 (presidio cub sur Pisa) per tutte le info, i video e i materiali.

📹 Video, le motivazioni della protesta

Nella settimana di mobilitazione per la libertà di insegnamento promossa da Docenti per Gaza e dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, anche Pisa si mobilita per difendere un diritto costituzionalmente garantito.

Nella scorsa settimana sul tema è stata promossa un’assemblea provinciale dai Sindacati FLC-Cgil , Gilda degli Insegnanti e Cobas Scuola che hanno intercettato il bisogno dei docenti e delle docenti di confrontarsi ed elaborare delle azioni comuni di difesa e di resistenza rispetto ad una attacco che sembra coordinato e mirato a distruggere la scuola come luogo di promozione del sapere critico e di formazione di cittadini e cittadine  consapevoli. 

Da  partiti come Fratelli d’Italia e Lega che mettono sul banco degli imputati  per delegittimare le scelte didattiche volte a riportare l’attenzione degli studenti e delle studentesse sui temi dell’attualità a partire dalla crisi del diritto internazionale e delle guerre che affliggono il mondo. Attacco dal Governo e in particolare dal Ministro dell’Istruzione che invece di garantire il corpo docente, emana circolari che  limitano l’autonomia professionale  e invia ispettori sulla base di denunce politiche. Dagli studenti di azione studentesca che vorrebbero avallare un teorema secondo il quale “i docenti di sinistra fanno propaganda a scuola”. Infine i Dirigenti che hanno iniziato a censurare alcune iniziative e nei casi più eclatanti, come successo nel Liceo Montale di Pontedera   ad aprire procedimenti disciplinari che non ci sarebbero mai stati senza queste pressioni politiche. 

L’assemblea sindacale del 6 febbraio che ha visto la partecipazione di oltre 1000 lavoratori e lavoratrici della Scuola  ha prodotto un documento, una dichiarazione di intenti volta a creare una rete solidale tra i docenti e le docenti. Tra le principali richieste, l’archiviazione  della contestazione di addebito che colpisce 1 sola persona a fronte di centinaia di scuole che hanno partecipato ai webinar con la Relatrice Speciale dell’ONU Francesca Albanese. E invita a partecipare alla manifestazione che si terrà in piazza Vittorio Emanuele “La libertà di insegnamento non si reprime” dalle 15:30 di venerdì 13 febbraio. A Pisa la mobilitazione sarà sostenuta e partecipata anche  dal Collettivo studentesco del Liceo Dini, dalle Nonne in Lotta, da associazioni che operano quotidianamente nella scuola: Gruppo Territoriale MCE di Pisa, Un Ponte Per e  Il Chicco di Senape – Bottega Mondo; dai sindacati: FLC CGIL Pisa,  Gilda degli Insegnanti Pisa, Cobas Scuola Pisa, Cub Pisa, Sindacato Sociale di Base Pisa, USB Pisa; da realtà politiche come Una città in comune, Rifondazione comunista Pisa e Potere al popolo Pisa. La manifestazione sarà in ogni caso aperta  a tutti i cittadini e le cittadine e le forze sociali che credono che l’indipendenza delle istituzioni scolastiche dalle ingerenze politiche sia alla base dello sviluppo di cittadini liberi, consapevoli e autonomi. 

LE PIAZZE DI MOBILITAZIONE
Quello di Pisa non sarà un evento isolato, solo in Toscana ci saranno piazze convocate a Massa, Livorno  e Firenze, mentre in Italia si muoveranno anche Milano, Brescia, Venezia, Bologna, Reggio Emilia, Pesaro, Roma , Napoli, Cosenza, Palermo, Catania, Messina, Cagliari.

L’osservatorio in collaborazione con Docenti per Gaza ha inoltre messo a disposizione sul proprio sito una serie di contenuti video, pillole da 20 minuti sul tema “La crisi del diritto internazionale: catastrofe e opportunità” da proiettare in classe per avere sempre nuovi spunti di riflessione e di costruzione di pensiero critico. Disponibile anche un libretto di supporto “Appunti Resistenti per la libertà di insegnamento” volto a ricapitolare le norme che garantiscono il pluralismo e la democrazia negli ambienti scolastici.

✏️ Firma l’appello per la libertà di insegnamento nelle scuole (apri link).

Mille firme già raggiunte (apri link).

✍🏻 Comunicato Cub sul contraddittorio a scuola, 15 febbraio 2026
Dopo la straordinaria manifestazione di Venerdi’ 13 a Pisa promossa da Osservatorio, docenti per Gaza, sindacati e realtà studentesche, veniamo a conoscenza di un grave fatto avvenuto in una scuola del Sud. Non avviene a Pisa ma presto potrebbe accadere anche sui nostri territori.
Iniziano a manifestarsi con tutta la virulenza possibile le linee guida del Ministero, stiamo parlando del contraddittorio richiesto per ogni dibattito (solo sulla attualità?) nelle scuole.
Se oggi dovessimo organizzare un seminario sulle responsabilità della monarchia dei Savoia rispetto al fascismo e al colonialismo dovremmo quindi invitare un esponente monarchico o della famiglia degli ex reali? E qualora dovessimo tenere una conferenza sulla criminale repressione dei movimenti di liberazione nel continente latino americano dovremmo chiedere, in largo anticipo, alla Cia di inviarci qualche esponente dei battaglioni della morte?
La nostra provocazione è evidente ma la circolare del Ministro  e quella sorta di retorica della par condicio nei dibattiti sta giungendo al suo paradossale capolinea.
La notizia che in un  istituto superiore sia stata negata una iniziativa a tre anni dal naufragio di Cutro suona come violenza  verso le vittime innocenti di quella strage.
Una decisione incomprensibile come inaudito l’oblio di quel naufragio che provocò 94 moti, 34 dei quali minori.
Negare l’iniziativa per mancanza di un presunto ‘contraddittorio’ non è tanto una sorta di cavillo burocratico quanto invece una scelta politica perché nelle scuole si applichi la censura preventiva impedendo di riflettere sulla storia recente, sulle politiche migratorie. Siamo davanti all’ennesima repressione che trasforma le scuole da luoghi democratici di educazione a una sorta di gabbia nella quale rinchiudere il pensiero critico.
Il contraddittorio non è supportato da alcuna ragione di carattere pedagogico ed educativo, è invece strumento per imporre il silenzio alle scuole estraniandole dal contesto civile.”

✍🏻 Scuola nega iniziativa in ricordo di naufragio: Cub ‘sconcerto’ 
(ANSA) – ROMA, 14 FEB – “Ha creato un notevole stupore, per non dire sconcerto, il fatto che il professor Girolamo Arcuri, dirigente Scolastico dell’Istituto Polo Tecnico Professionale “A.M. Barlacchi – A. Lucifero” di Crotone, ha negato lo svolgimento di un’iniziativa per ricordare il naufragio avvenuto a Cutro il 26 febbraio 2023 con la motivazione che vi sarebbe la mancanza di contraddittorio. Non si capisce infatti che contradditorio ci dovrebbe essere di fronte alla morte accertata di 94 persone, a decine di dispersi anch’essi morti con ogni evidenza, al fatto che non è stato garantito un soccorso adeguato alla gravità della situazione. Forse un confronto fra chi è favorevole e chi si oppone a politiche che portano alla morte di esseri umani”. A dirlo è Per la Cub Scuola Università Ricerca Il coordinatore Nazionale Cosimo Scarinzi che aggiunge: “E’ necessario non ridurre la vicenda ad un arbitrio di un singolo dirigente scolastico, dietro la sua scelta vi è quella ben più grave ed influente del Ministero dell’Istruzione e del Merito e, di conseguenza, del Governo. Infatti il 7 novembre 2025 il MIM pubblica la nota 5836 ‘Manifestazioni ed eventi pubblici all’interno delle istituzioni scolastiche’, nella quale viene ribadita l’importanza che tali eventi, incentrati su tematiche di ampia rilevanza politica o sociale, siano organizzati garantendo la presenza di ospiti ed esperti di comprovata competenza e autorevolezza. Nello specifico, si raccomanda la presenza di ospiti ed esperti di comprovata competenza per favorire un confronto sereno tra posizioni diverse e permettere agli studenti di formare un pensiero critico autonomo e non semplicistico. In apparenza un richiesta ragionevolissima, la difesa di un dialogo costruttivo, del pluralismo, della libertà di opinione”. “Abbandoniamo però la propaganda ministeriale e stiamo alla realtà effettuale. Sin da quando è uscita la nota ci si è domandati se, trattando della violenza contro le donne, fosse necessaria la testimonianza di stupratori e, trattando dei campi di sterminio, quella di nazisti antisemiti. Certo, in alcuni casi, sembravano ipotesi surreali. Scopriamo invece che la realtà eguaglia, posto che non superi, la fantasia. Al A.M. Barlacchi – A. Lucifero di Crotone non si può discutere del naufragio di Cutro e ovunque vi sarà un dirigente scolastico realista quanto il Re, se non più di lui, la libertà di insegnamento, il potere di decisione del Collegio Docenti saranno a repentaglio”, prosegue il dirigente sindacale. Di fronte a derive di questa fatta la Cub Scuola Università Ricerca ritiene necessaria che i collegi, docenti, le assemblee Ata, le rappresentanze sindacali unitarie di istituto, le assemblee del personale, gli studenti e le famiglie “si mobilitino unitariamente per la difesa della libertà della e nella scuola pubblica e si impegna a sostenere ogni azione che vada in questa direzione”. (ANSA).

🔍13/02/2026 Pisa, La Cub, i lavoratori contro la guerra sono in piazza con l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell’università (intervento):
Con gli studenti e le studentesse, con i docenti per Gaza e quanti oggi si ribellano alle schedature dei docenti, alla quotidiane minacce di ispezioni e controlli da parte ministeriale. La scuola delle destre è quella ove la contemporaneità è sempre meno attenzionata, ove il valore della identità e della patria diventano centrali a sancire anche una sostanziale chiusura ad altre culture. Ma è anche il tempo in cui le scuole si mettono in competizione tra loro per attrarre numeri più alti di studenti che permettano di accrescere le dimensioni dell’istituto e il suo prestigio.  Si sviluppa allora l’idea che governare la scuola sia come gestire una azienda, il Preside diventa una sorte di manager e i docenti dei quadri incaricati di far marciare la scuola senza intoppi di sorta dedicando a mille attività che con il ruolo educativo frontale hanno sempre meno da spartire.

L’idea delle competenze nasconde una idea ben determinata ossia che gli investimenti pubblici nella scuola debbano essere ripagati formando giovani allo svolgimento delle professioni richieste dal mercato soddisfacendo i desiderata delle imprese che una certa controriforma della scuola la caldeggiavano da tempo.
In questa ottica, il mito della produttività va a unirsi a quello del presunto merito come al principio della libertà democratica subentra quello della gerarchia e della obbedienza. Le circolari ministeriali, gli atti ispettivi, le linee guida sulla educazione civica, la retorica del contraddittorio che trasforma i momenti di approfondimento in una sorta di talk show televisivo che banalizza il pensiero riducendo il conflitto a una caricatura, quanto  sta accadendo nella scuola ci ricorda che il mondo della istruzione è il banco di prova di politiche e logiche securitarie. E la prova eloquente è data dalla  presenza dei militari nelle scuole in ogni veste possibile, la presenza di fondazioni legate a imprese di armi , la continua influenza esercitata come dimostra il caso Leonardo e le materie Stem.
La parentesi scolastica diventa accettabile se riesce a sfornare giovani con le competenze richieste dalle imprese, i diritti spariscono sostituiti dai doveri, chi resta indietro nei programmi scolastici potrà essere sacrificato e alla occorrenza per gli esclusi ci saranno corsi abilitanti alle professioni con il rilascio di attestati necessari per lo svolgimento di lavori poco gratificanti ove il nero è assai diffuso come i bassi salari.
Fin dagli anni novanta si rafforza la convinzione che lo Stato debba progressivamente decentrare le funzioni della scuola e in questo caso nasce l’equivoco che in fondo la governance sia più democratica perché il pubblico può, anzi deve, cedere ad altri la gestione di servizi come quelli sanitari, sociali ed educativi. Se si pensa che il pubblico debba essere gestito come il privato, passa l’idea che lo Stato debba assicurare non solo scuole pubbliche aperte e funzionanti ma garantire al cittadino dei bonus da spendere per iscrivere i figli ad istituti privati.

E di conseguenza la idea di istruzione universale ed uniforme diventa sinonimo di ugualitarismo inutile e dannoso, lontano dai bisogni del mercato e ostacolo all’acquisizione di competenze spendibili nel mercato. Prima un servizio pubblico va depotenziato e svilito poi delegittimato agli occhi dei cittadini, queste sono le migliori premesse per far vincere i processi di esternalizzazione e per la supremazia del mercato. Oggi in piazza c’è il popolo della scuola in tutte le sue componenti, quel popolo non si arrende alla privatizzazione, a scambiare la istruzione pubblica con dei bonus, rivendica il diritto alla istruzione, a scuole laiche ove il confronto libero e democratico non sia tradotto nella farsa del contraddittorio. E siamo qui per ricordare al Governo che non passeranno le logiche repressive contro docenti e studenti.


Sanitari per Gaza, nel ringraziare per l’invito per il 21 febbraio a portare una testimonianza sul diritto alla cura e su quanto accade in Palestina, non può che esprimere solidarietà verso l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole dell’Università, in merito ai recenti e incomprensibili ostacoli frapposti alla partecipazione all’assemblea delle studentesse degli studenti del liceo scientifico Dini.
Il consiglio d’istituto ha selezionato arbitrariamente chi tra gli attivisti dell’osservatorio potesse prendere parte all’incontro proposto, operando una discriminazione e una violazione dell’articolo 3 della Costituzione.
Alla luce di queste considerazioni, nonostante la consapevolezza e l’ importanza di parlare di diritto alla cura e di non spegnere le luci sulla Palestina, siamo costretti a non accettare l’invito, viste le condizioni imposte, e ci dichiariamo solidali con l’Osservatorio, perché accettare un compromesso oggi, significa normalizzare questi comportamenti.
Restiamo a completa disposizione delle studentesse, degli studenti e del corpo docenti per un futuro incontro, perché la scuola pubblica continui ad essere  luogo di crescita e di confronto, in cui poter sviluppare una coscienza critica alla base di un agire consapevole.

 

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