Sabato 16 maggio Milano ha visto una forte partecipazione alla manifestazione nazionale in solidarietà con il popolo palestinese e per la commemorazione della Nakba del 1948. La Confederazione Unitaria di Base, insieme alla Comunità Palestinese, a numerose associazioni, realtà sociali e sigle del sindacalismo di base, è scesa in piazza per denunciare il genocidio in corso, l’occupazione, l’apartheid e la crescente normalizzazione della guerra come strumento permanente di governo dei rapporti internazionali.
Il corteo, partito da piazza XXIV Maggio e arrivato fino a piazza Duomo, ha attraversato la città con una presenza ampia, determinata e partecipata. Dalla piazza è arrivato un messaggio chiaro: occorre restare al fianco del popolo palestinese, pretendere il cessate il fuoco immediato, fermare il massacro a Gaza e sostenere il diritto del popolo palestinese alla libertà, all’autodeterminazione, al ritorno e alla fine dell’occupazione.
A spiegare il senso della mobilitazione è stato anche Khader Tamini, della Comunità Palestinese, che ha richiamato la necessità di far sentire la voce del popolo palestinese e di chi lo sostiene a chi ha responsabilità politiche e istituzionali. Se davanti a quanto accade a Gaza, in Cisgiordania e in Libano si continua a non ascoltare la piazza e a non vedere la realtà del massacro, ha sottolineato, significa trovarsi davanti a una fase di profonda ingiustizia contro l’umanità e contro gli stessi principi dei diritti umani.
La manifestazione ha avuto al centro anche la memoria della Nakba. Walter Montagnoli, della Segreteria nazionale FLAICA CUB, ha ricordato l’espulsione di massa del popolo palestinese dalle proprie terre, la distruzione dei villaggi, le vittime e l’esodo forzato di un intero popolo. Una memoria che non appartiene solo al passato, ma parla direttamente al presente: alla guerra su Gaza, all’assedio, alla violenza coloniale e alla continuità storica di una politica di espulsione, occupazione e cancellazione.
La piazza di Milano ha espresso inoltre solidarietà alla nuova missione della Global Sumud Flotilla. Montagnoli ha richiamato il valore di questa iniziativa, che prova nuovamente ad avvicinarsi alle coste di Gaza per rompere l’assedio, nonostante i precedenti attacchi subiti da imbarcazioni dirette verso la Striscia.
Sul significato politico della Flotilla è intervenuto anche Saif Abukeshek, della Global Sumud Flotilla, ponendo una questione centrale: dove inizia davvero il blocco imposto da Israele? Se l’impedimento all’arrivo delle imbarcazioni può estendersi fino al Mediterraneo, fino all’Europa, fino ai porti da cui partono le missioni umanitarie, allora il blocco di Gaza non è solo una questione locale, ma un dispositivo internazionale di controllo, complicità e repressione. Per questo, ha ricordato, le piazze devono continuare a denunciare i crimini di Israele e la complicità dei governi.
Per la CUB, la solidarietà con il popolo palestinese non è separata dalle condizioni materiali di chi lavora. Lo ha ribadito Mattia Scolari, segretario provinciale FLAICA CUB Milano, collegando la manifestazione al percorso verso lo sciopero generale del 29 maggio. Il sindacalismo di base scende ancora una volta in piazza al fianco del movimento palestinese per costruire un movimento più ampio contro la guerra, contro la distruzione del welfare state e contro l’attacco ai diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.
Il punto è politico e sociale insieme: la guerra esterna e la guerra interna contro il lavoro sono parte dello stesso modello. L’economia di guerra sottrae risorse alla sanità, alla scuola, ai trasporti, alla casa, ai salari e alle pensioni. Mentre si aumentano le spese militari e si finanzia il riarmo, peggiorano le condizioni di vita di lavoratrici, lavoratori, precari, pensionati e famiglie popolari.
Enrico Baroni, della CUB Milano, ha richiamato proprio questo nesso: la manifestazione del 16 maggio è stata un atto di solidarietà con il popolo palestinese, ma anche un atto di lotta per la difesa delle condizioni di vita di chi lavora. Il genocidio in Palestina, la guerra che si allarga in Medio Oriente, le tensioni internazionali e la corsa al riarmo avranno effetti pesantissimi sulle condizioni materiali dei lavoratori e dei cittadini anche in Italia. Salari sempre più bassi, pensioni insufficienti, welfare sotto attacco e spese militari in aumento sono facce della stessa scelta politica.
In questo quadro sono gravissime le responsabilità del governo Meloni, complice politico del genocidio in corso e totalmente allineato agli interessi dell’imperialismo statunitense. Mentre si rafforzano i rapporti militari, economici e commerciali con Israele e si finanzia il riarmo, vengono demoliti pezzi fondamentali dello stato sociale. La sanità pubblica, la scuola, i trasporti, la casa, il welfare e i diritti del lavoro vengono sacrificati sull’altare dell’economia di guerra.
La manifestazione del 16 maggio è stata quindi una tappa importante di un percorso di lotta che deve proseguire e rafforzarsi. Per questo la CUB rilancia la mobilitazione e chiama tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori allo sciopero generale del 29 maggio.
Incroceremo le braccia per fermare il riarmo e l’aumento delle spese militari, per sostenere la libertà del popolo palestinese, la fine dell’occupazione e il diritto all’autodeterminazione, per rivendicare salari dignitosi, sanità universale, scuola pubblica, trasporti accessibili, stop alla precarietà e un piano reale di edilizia popolare.
Non un soldo per la guerra.
Tutto per i diritti sociali e salariali.
Milano, 17 maggio 2026
