UFFIZI- L’ATTACCO DI ALES S.p.A. AL DIRITTO DI SCIOPERO
“Contestazioni disciplinari illegittime: è questo che il personale di ALES S.p.A. (società in house del Ministero della Cultura) in servizio presso le Gallerie degli Uffizi si è visto recapitare. La loro colpa? Aver aderito al legittimo Sciopero Generale della Cultura dello scorso 12 giugno. La gestione dell’intera vicenda da parte dei vertici di ALES svela una gravissima condotta antisindacale e una totale ignoranza delle regole che disciplinano il diritto di sciopero.
A soli due giorni dalla mobilitazione, tutti i dipendenti in turno hanno ricevuto una mail aziendale che parlava esplicitamente di “precettazione”. Ricordiamo ad ALES S.p.A. che la precettazione non è una facoltà aziendale, ma un atto amministrativo d’autorità che spetta unicamente agli organi competenti, ovvero le Prefetture. Se l’intenzione dell’azienda era quella di comunicare i contingenti minimi per i servizi essenziali, lo ha fatto violando la legge: secondo gli accordi ARAN, tali dispositivi devono essere comunicati entro il quinto giorno precedente alla data dello sciopero.
L’illegittimità delle pretese di ALES è scritta nero su bianco nei documenti ufficiali. Il Protocollo di attuazione delle norme di garanzia dei servizi pubblici essenziali delle Gallerie degli Uffizi (firmato il 14 febbraio 2022) parla chiaro: in caso di sciopero generale, per garantire l’apertura parziale del museo, l’Amministrazione del Ministero comanda un contingente di 35 unità di vigilanza. Il Protocollo specifica testualmente che tale numero è calcolato «in considerazione della possibile assenza del personale ALES». Questo accade perché i lavoratori ALES sono assunti con il Contratto del Commercio (Terziario Confcommercio). Un contratto totalmente inadeguato alle mansioni culturali svolte e che, soprattutto, non prevede norme interne di garanzia sui servizi essenziali nei musei. Ad oggi non esiste alcun accordo o protocollo specifico sui servizi minimi che vincoli direttamente i lavoratori ALES. Pretendere di comandare a bacchetta il personale, minacciando sanzioni, è un atto arbitrario e privo di basi giuridiche.
Come CUB, non possiamo tollerare che i vertici di ALES S.p.A. si sentano al di sopra delle regole, reprimendo un diritto già fortemente limitato dalla Legge 146/1990. Ricordiamo che persino il CEDS (Comitato Europeo dei Diritti Sociali), con una storica decisione del 13 marzo 2026, ha sanzionato l’Italia proprio per l’eccessiva limitazione del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali, settore in cui i beni culturali sono stati inseriti a forza nel 2014.
Il comparto cultura è allo stremo ed è per questo che abbiamo proclamato lo sciopero. E saremo pronti a rifarlo se il Ministero non affronterà le vere piaghe del settore:
Salari da fame
Precariato strutturale
Appalti al massimo ribasso
Esternalizzazioni selvagge
Carenza cronica di organico
Volontariato sostitutivo
Partite IVA coatte
Discriminazioni di genere
Art-washing
Noi abbiamo già provveduto a diffidare ufficialmente ALES S.p.A. tramite PEC, esigendo l’immediato annullamento e ritiro di tutte le contestazioni disciplinari inviate al personale. Invitiamo tutte le lavoratrici e i lavoratori che hanno subito pressioni, minacce o condotte antisindacali a seguito dello sciopero del 12 giugno a contattarci immediatamente. Ci faremo carico di ogni singola contestazione e difenderemo i vostri diritti in ogni sede.
Con lo sciopero generale della cultura la CUB vuole intraprendere un percorso di rivendicazione per tutti quei lavoratori e lavoratrici della cultura che da sempre vivono una condizione di sfruttamento, in cui la propria professione non viene valorizzate e tutelata. Quella che vogliamo portare avanti è una lotta che si può vincere solo con la sindacalizzazione.”
Pec inviata
Indizione
