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Ancora morti sui binari italiani

La notte del 10 ottobre scorso, nei pressi della stazione di Sanremo, si è consumata l’ennesima tragedia in cui a perdere la vita è stato un operaio.
Le indagini sono in corso e elementi utili potranno arrivare dall’analisi dei filmati delle telecamere dell’impianto di sicurezza della stazione che hanno registrato ogni istante dell’accaduto: un operaio deceduto all’interno di uno dei locomotori che erano in composizione al treno cantiere che stava muovendo nella tratta sotterranea. La procura ha anche disposto il sequestro del treno cantiere che attualmente è fermo nella stazione di Arma di Taggia.

Il magistrato ha aperto un’inchiesta che potrebbe portare a configurare l’ipotesi di reato di omicidio colposo qualora emergessero responsabilità, negligenze od omissioni e la Polfer ha inoltre chiesto alla ditta per la quale lavorava la vittima, la Ivecos, tutta la documentazione sul locomotore incriminato.

“Ancora una volta si parlerà di errore umano (di chi lavora e resta vittima, ovviamente) niente si dirà sugli appalti e su come vengono svolti i lavori ferroviari. Tempi sempre più stretti per le lavorazioni, con meno uomini e i subappalti sempre più frequenti grazie al provvedimento del governo sulla “concorrenza”, risparmi su tutti i fronti pur di ottenere un appalto ancora. Questa è la realtà che è stata creata ad oggi e che non verrà minimamente scalfita da nessuna inchiesta su morti e feriti che sempre più spesso toccano i lavoratori degli appalti ferroviari data anche la riduzione del numero e dell’esperienza dei ferrovieri.
Le eventuali responsabilità personali, in principal luogo sulla manutenzione dei mezzi di lavoro, sui ritmi e sull’utilizzo del personale, ecc. si vanno a sommare a quelle di un sistema che, in nome del profitto, di minori spese e della massimizzazione dei tempi di lavoro è già di per se nemico della sicurezza di chi lavora. A questo si sommano realtà oggettive (buona parte del tracciato ferroviario della Liguria è in galleria, es.) che amplificano i problemi sia nell’esercizio normale della circolazione ferroviaria che durante le interruzioni manutentive. In questo modo, anche le ferrovie contribuiscono al numero esorbitante dei morti e feriti sul lavoro in Italia che vede una media di almeno tre lavoratori al giorno lasciare la propria vita, creare nuove/i vedove/i e orfani in cambio di un lavoro troppo spesso precario, sottopagato e utilizzato come ricatto verso i lavoratori stessi che, pur di guadagnare il minimo per non riuscire ad arrivare nemmeno a fine mese, accettano rischi che portano poi a tragedie come quella di Sanremo.

Questo sistema di sfruttamento non è una fatalità!

È una scelta precisa nella quale il rischio della vita altrui è un’eventualità che si mette nel conto ma che ha un’importanza enormemente inferiore del risultato economico da conseguire.
E le solite lacrime di coccodrillo dei sindacalisti nostrani, per i quali tutti i problemi vengono dalla mancanza della “cultura della sicurezza”, rendono ancora peggiori le morti e gli incidenti perché aggiungono alla tragedia anche la beffa verso le vittime”.

I morti e i feriti sul lavoro si possono e si devono impedire 

Nessuna considerazione può venire prima della salute e della vita dei lavoratori.

No alla precarietà del lavoro e sul lavoro, no agli appalti e subappalti sempre più al ribasso sulla pelle dei lavoratori, nessuna riduzione di personale a discapito della sicurezza di chi lavora.

 Genova, 14/10/2022, Cub Trasporti Liguria

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