SCUOLA: GRANDE ADESIONE ALLO SCIOPERO DEL 7 MAGGIO. PIAZZE PIENE CONTRO IL RIORDINO DEI TECNICI.
“LA RIFORMA È UNA CONTRORIFORMA, IL MINISTERO CONTINUA A NON ASCOLTARE I DOCENTI E NON PREVEDERE IL RITIRO O IL RINVIO. LA MOBILITAZIONE DIVENTA PERMANENTE“, TORINO, 8 maggio 2026
Una risposta corale, determinata e trasversale: lo sciopero nazionale dell’istruzione tecnica indetto per l’intera giornata di ieri ha visto una partecipazione massiccia di docenti, personale ATA, genitori, società civile.
Al loro fianco, nelle piazze di tutta Italia – più di 50 gli appuntamenti nazionali – migliaia di studentesse e studenti hanno manifestato per ribadire un concetto chiaro: la scuola della Costituzione non si piega alle logiche del mercato, né a logiche che sacrificano il futuro dei giovani in nome di una politica improntata a tagli al welfare e a scelte che penalizzano le questioni sociali in nome del riarmo europeo e di logiche neoliberiste.
Un tavolo ministeriale inutile e senza risposte
La mobilitazione è stata anche una risposta diretta a un tavolo, convocato in extremis dopo l’esito negativo della procedura di conciliazione che si è rivelato un guscio vuoto.
Mentre alcune sigle sindacali hanno scelto la strada dell’accondiscendenza, accettando una procedura di raffreddamento che non risolve alcuno dei nodi strutturali, la CGIL, insieme a COBAS, USB, CUB SUR e SGB, denunciano l’inutilità di un dialogo che non mette in discussione l’impianto della riforma.
Il Ministero continua a procedere a fari spenti: ad oggi mancano ancora dati certi sugli organici e linee operative chiare che permettano alle scuole di programmare l’offerta formativa senza tagliare posti di lavoro e ore di didattica.
La cosiddetta “riforma Valditara” degli istituti tecnici e professionali (con il riordino dei tecnici e il modello 4+2) rappresenta un attacco frontale all’identità della scuola pubblica, un impoverimento in termini culturali inaccettabile che spinge l’istruzione italiana verso un modello sempre più sfrontatamente “aziendalizzato” che prevede l’ingresso massiccio di soggetti privati nella didattica e che trasforma laboratori e FSL in anticamere del precariato, piegando l’istruzione alle esigenze contingenti delle imprese locali.
Come se non bastasse, oltre ad un quadro d’insieme miope e svalutante per il ruolo emancipante e democratico che alla scuola spetta, il rischio dei danni che tale riforma porta con sé è anche quello di una drastica riduzione del personale docente e ATA, con ricadute devastanti sulla continuità didattica.
“Non ci facciamo incantare da tavoli tecnici che servono solo a guadagnare tempo,” dichiarano oggi, alla luce anche del successo della mobilitazione in molte delle realtà territoriali coinvolte, i portavoce della Rete Nazionale dei Tecnici dai presidi. “Senza un rinvio della riforma e reali, seri, ripensamenti, ogni accordo è una resa che non siamo disposti ad accettare.”
La rilevazione ufficiale delle adesioni è particolarmente complessa ancora durante la giornata di oggi, perché il Ministero non consente di scorporare i dati degli istituti tecnici dal resto del comparto. Il tentativo di minimizzare portato avanti dal Ministro già durante la giornata di ieri, tuttavia, è ridicolo: i numeri reali delle singole scuole parlano chiaro, e il nervosismo del Ministro è la prova più evidente che la mobilitazione ha colpito nel segno. A dimostrazione del successo dello sciopero si possono citare, a campione, alcuni casi. A Bologna, nessuna classe è entrata all’IIS Aldini Valeriani, dove l’adesione ha superato l’80%. A Ravenna, all’ITIS Nullo Baldini, ha scioperato il 95,5% del personale. Anche nelle Marche e in Toscana diversi istituti sono rimasti chiusi. Adesioni molto alte si registrano comunque in tutta Italia.
Verso la mobilitazione permanente
La giornata di ieri non è un punto di arrivo, ma l’inizio di una nuova fase di conflitto. Lo sciopero del 7 maggio ha segnato, infatti, anche il passaggio alla mobilitazione permanente che la Rete si impegnerà a continuare ad organizzare e promuovere in maniera sempre più capillare ed organizzata.
Tra le prossime azioni si annunciano:
- assemblee territoriali in ogni istituto per informare le famiglie sui rischi del declassamento dei titoli di studio conseguiti dai loro figli e dalle criticità della riforma.
- Boicottaggio attivo delle procedure amministrative legate all’attuazione della riforma (adozione libri, ad esempio).
- Boicottaggio di tutte le attività aggiuntive e degli incarichi che garantiscono il buon funzionamento scolastico.
La scuola non è una fabbrica, il futuro non è in vendita. La mobilitazione continua finché la riforma non sarà ritirata o radicalmente discussa con chi la scuola la vive ogni giorno.
Comunicato della RETE NAZIONALE DEI TECNICI.
Milano, giovedì 7 maggio, un migliaio di persone tra studenti, professori – anche dei licei milanesi e dell’Università Bicocca – lavoratori e lavoratrici degli istituti tecnici parte della Rete nazionale che si è costituita nei mesi scorsi in opposizione al progetto di riforma che riduce le materie di base e cultura generale – geografia ridotta a meno del 40% delle ore attuali, francese che passa da 3 a 1 ora sola a settimana solo per fare qualche esempio – penalizzando la formazione e la preparazione degli iscritti agli istituti superiori, nell’ottica di un riordino verso il basso che da più parti si pensa potrà prima o poi riguardare anche i licei, con la prospettiva di portare da 5 a quattro anni la formazione superiore.
A rischio ci sono anche posti di lavoro, cattedre e personale Ata inoltre le critiche alla riforma proposta da Valditara e che, al momento, dovrebbe riguardare anche gli studenti che ancora devono cominciare il percorso superiore a settembre di quest’anno, riguardano il capitolo alternanza scuola-lavoro, che inizierebbe fin dai bienni e senza alcuna garanzia in termini di reale formazione e soprattutto sicurezza adeguata per i ragazzi e le ragazze che entrerebbero a quindici anni in aziende, laboratori e fabbriche per lo svolgimento
delle esercitazioni pratiche.
L’incontro successivo al corteo, una delegazione formata da Cub Sur, la segretaria prov.le Daina, dal segretario regionale Flc Cgil, tre docenti RSU della Rete Tecnici Milano e da uno studente e una studentessa, è stata ricevuta da un dirigente dell’Ufficio Scolastico Regionale di Milano.
“Ognuno di noi è brevemente intervenuto per illustrare tutte le criticità della riforma e chiederne il ritiro. La delegazione ha consegnato un documento, che rappresenta la sintesi delle mozioni che i collegi docenti stanno votando contro questa riforma, e il comunicato stampa della rete nazionale tecnici. Il funzionario ha preso nota delle nostre rivendicazioni che verranno trasmesse dalla Direttrice generale dell’USR al Ministero.”
Video intervento Elisabetta Daina, segretaria Cub Sur Milano e provincia, al corteo di giovedì 7 maggio.
Video prof. Monga, docente all’istituto Torricelli di Milano.
📟 Radio Popolare, Giornale radio 7 maggio 19.30
👉🏻 Alanews, riprese durante il corteo a Milano, ieri mattina da piazza Medaglie d’Oro
👉🏻 Milano-Pavia TV, giovedì 7 maggio
“A Torino complessivamente in piazza più di 1000 persone in larga maggioranza lavoratrici e lavoratori con una robusta minoranza di studenti di OSA e Cambiare Rotta legati a USB. Interessante la presenza di diversi striscioni e spezzoni di scuola. Buona e visibile la presenza CUB.”

Riforma degli istituti tecnici, guerra, fondi: la protesta della scuola
Un migliaio di persone in corteo tra studenti e docenti, presidio davanti all’ufficio scolastico regionale: lancio di frutta marcia, bruciato un carro armato di cartone
07 maggio
Il presidio in corso Vittorio Emanuele II davanti all’ufficio scolastico regionale: interventi di studenti e docenti, fumogeni, lancio di frutta marcia, fiamme a un carro armato di cartone. E’ l’epilogo della protesta della scuola che ha portato in piazza un migliaio di persone. Ad aprire il corteo uno striscione contro la distruzione della scuola pubblica, gli slogan contro la guerra, la richiesta di più aule, e i timori di una generazione.
La riforma degli istituti tecnici
E poi la riforma degli istituti tecnici, che ha portato in piazza i docenti per lo sciopero indetto da sindacati di base e Cgil. Una riforma che entrerà in vigore a settembre ma che è stata approvata dopo che erano già state chiuse le iscrizioni, creando difficoltà anche a famiglie e ragazzi. Sullo sfondo di anche la contrarietà alla sperimentazione che prevede di accorciare il ciclo di studi da cinque a quattro anni, con un eventuale biennio aggiuntivo professionalizzate. Un altro passo sostengono i sindacati verso lo schiacciamento della scuola sul mondo del lavoro.
Interviste a Giorgia Galletti – Cambiare Rotta, Zeno Lazzari, Osa, Davide Racca, docente di italiano dell’istituto Pininfarina di Moncalieri, Serena Morando, segretaria generale Flc-Cgil, Davide Bolla, Cub Sur. 👉🏻 Vai al servizio Rai
✍🏻 RASSEGNA Stampa sullo sciopero degli istituti tecnici, 7 maggio 2026
Cub, il 7 maggio sciopero contro la riforma degli istituti tecnici,
(ANSA) – ROMA, 27 APR – Sciopero il 7 maggio contro la riforma degli istituti tecnici. A indirlo è il Cub scuola università e ricerca. “Nell’arco di meno di due mesi, dopo che lo scorso 10 marzo è stato pubblicato il decreto per la revisione degli istituti tecnici che definisce gli indirizzi, le articolazioni dei quadri orari e i risultati di apprendimento attesi per i diversi percorsi di studio, il mondo degli istituti tecnici è entrato in movimento”, dice il coordinatore nazionale, Cosimo Scarinzi. Che aggiunge: “Il ministero dell’Istruzione ha chiuso le iscrizioni a febbraio costringendo le famiglie a scegliere al buio, in un quadro profondamente modificato rispetto a quello loro presentato in fase di orientamento. Ora sollecita le scuole a predisporre l’organico di diritto in tempi rapidi e senza sapere a quali classi di concorso assegnare le ore previste”. (ANSA).
“Docenti in sciopero sostituiti per assicurare le prove Invalsi, caso in tribunale“, La Repubblica-Torino, 29 marzo 2026
Docenti in sciopero sostituiti per assicurare le prove Invalsi, caso in tribunale, di Cristina Palazzo
Il sindacato Cub Scuola Università e Ricerca del Piemonte ha portato davanti l giudice del Lavoro due scuole, segnalando un comportamento che giudicano antisindacale
I sindacati indicono lo sciopero nel giorno della prova Invalsi, i dirigenti scolastici pur di garantirne lo svolgimento chiamano a lavoro altri docenti. A denunciarlo è il sindacato Cub Scuola Università e Ricerca del Piemonte che ha portato in tribunale due scuole, segnalando un comportamento che giudicano antisindacale. Nello specifico si tratta dell’istituto comprensivo Leonardo Da Vinci — Frank di Torino e la scuola primaria di Montanaro.
Ma occorre fare un passo indietro. La duplice vicenda risale allo scorso maggio, quando fu indetto lo sciopero breve della somministrazione in uno dei tre giorni di prove Invalsi, test standardizzati per tutti gli allievi per misurare i livelli di apprendimento in italiano, matematica e inglese. Uno sciopero che riguardava l’attività dei docenti: dal ritiro ed etichettatura dei fascicoli delle prove fino allo sciopero della correzione e tabulazione.
Diversi docenti aderirono allo sciopero, creando dei disagi sullo svolgimento del test ma come accade in questi casi è vietata la sostituzione del personale. In quel giorno però alla Cub Sur e il sindacato generale di base è arrivata la comunicazione che in due scuole non sarebbe andata così: nella scuola di Montanaro, segnalano dal sindacato, in risposta ai docenti in sciopero la dirigenza avrebbe emanato un ordine di servizio per individuare dei sostituti per le operazioni di correzione mentre nell’altro istituto torinese, in modo preventivo, sarebbero stati nominati due docenti per ogni classe, nonostante le credenziali fossero solo per un insegnante. «Un gesto che ha depotenziato di fatto lo sciopero perché voleva dire che entrambi i docenti avrebbero dovuto aderire», racconta il legale Simone Bisacca.
È a lui che si è rivolta la Cub e insieme hanno avanzato il ricorso al giudice del lavoro contro il Ministero dell’Istruzione, di cui i dirigenti sono i rappresentanti. Sono in corso le udienze e in aula sono stati ascoltati delegati del Ministero e dirigenti. «Nel caso di Montanaro — precisa l’avvocato — il Ministero non ha preso posizione, nell’altra vicenda, ossia la nomina preventiva di altri somministrato, il giudice ha invitato a trovare una conciliazione, altrimenti si arriverà a sentenza. Abbiamo proposto una bozza di conciliazione all’Avvocatura dello Stato e attendiamo di capire se saranno d’accordo ma registriamo comunque una buona disponibilità del Ministero nel dialogo».
Tutto ciò dovrebbe avvenire in tempi stretti anche perché è previsto per il prossimo 6 maggio un nuovo sciopero Invalsi, che coinvolgerà anche quest’anno tutte le scuole primarie. «È importante che si capisca che sostituire chi somministra le prove è possibile solo in casi gravi, come una malattia, e non perché uno esercita il proprio diritto di scioperare che è sacrosanto», sottolinea Giulia Bertelli della Cub.
Insieme al sindacato generale di base, promuovono il nuovo sciopero «per contrastare l’Invalsi in quanto modalità di valutazione dei saperi e delle competenze che riteniamo inadatta perché del tutto standardizzata». Bertelli parla di «prove massificate, per di più organizzate con un preavviso quindi dando la possibilità agli studenti di prepararsi, che non fotografano l’unicità degli allievi, anzi. Temiamo anche che i risultati siano tracciati e non siano quindi davvero anonimi. Il dubbio — conclude la sindacalista — è che servano a definire strade differenziate per gli studenti in base ai risultati che ottengono ai test, vorrebbe dire premiare chi consegue voti più alti senza intervenire davvero per eliminare i divari educativi, uno dei principali problemi della scuola oggi».
