Nell’arco di meno di due mesi, dopo che lo scorso 10 marzo è stato pubblicato il decreto per la revisione degli istituti tecnici che definisce gli indirizzi, le articolazioni dei quadri orari e i risultati di apprendimento attesi per i diversi percorsi di studio, il mondo degli istituti tecnici è entrato in movimento.
Questo movimento si è manifestato con:
* un grande numero di assemblee, mozioni, documenti;
* lo sviluppo di coordinamenti, il superamento di steccati nelle relazioni fra colleghe e colleghi, delegati/e sindacali;
Con la sua stessa esistenza la mobilitazione ha contribuito a determinare la posizione assunta dalle diverse organizzazioni sindacali, divise fra quelle prone al governo (ANIEF, CISL, GILDA, SNALS, UIL e quelle che si pongono a sostegno dei colleghi e delle colleghe degli istituti tecnici (CUB, SGB, Cobas, USB e CGIL).
Per rapidamente ricapitolare, siamo di fronte a:
* innanzitutto una scuola al servizio delle imprese: si riduce il tempo scuola, si tagliano le materie caratterizzanti i diversi corsi di studi e si introducono i percorsi di formazione scuola-lavoro già dal secondo anno, accentuando così il carattere addestrativo al lavoro che si vuole assegnare alla formazione tecnica.
* con la scusa di “rispondere alle esigenze del territorio” (cioè delle imprese del territorio), il decreto enfatizza la possibilità di “personalizzare i percorsi di studio” adattando fino al 20% del curricolo (quota dell’autonomia) cui si può aggiungere un altro 30% nel secondo biennio e un 35% nell’ultimo anno (quote di flessibilità). Ne consegue che i percorsi di studio nell’ultimo anno si possono differenziare, da scuola a scuola, fino al 55% del curricolo.
* il Ministero dell’Istruzione e del Merito considera la creazione dei «Patti educativi 4.0» come uno dei pilastri della riforma. Si tratta di accordi territoriali tra scuole, università, centri di ricerca, ITS Academy e imprese. Le aziende diventerebbero così “partner attivi che contribuiscono alla formazione”
* Il MIM ha chiuso le iscrizioni a febbraio costringendo le famiglie a scegliere al buio, in un quadro profondamente modificato rispetto a quello loro presentato in fase di orientamento. Ora sollecita le scuole a predisporre l’organico di diritto in tempi rapidi e senza sapere a quali classi di concorso assegnare le ore previste dai quadri orari.
Con lo sciopero del 7 maggio che sarà promosso oltre che da diversi sindacati anche, e diremmo soprattutto, da una rete di coordinamenti intersindacali di colleghe e colleghe che si stanno sviluppando a livello nazionale rivendichiamo il ritiro di una riforma inaccettabile e un confronto serio nel merito della situazione degli istituti tecnici nella consapevolezza che la mobilitazione delle colleghe e dei colleghi degli istituti tecnici è uno stimolo positivo per l’assieme della categoria.
Per la CUB SCUOLA UNIVERSITÀ RICERCA
IL COORDINATORE NAZIONALE
COSIMO SCARINZI
Cub, il 7 maggio sciopero contro la riforma degli istituti tecnici
27 Aprile , 19:06
(ANSA) – ROMA, 27 APR – Sciopero il 7 maggio contro la riforma degli istituti tecnici. A indirlo è il Cub scuola università e ricerca. “Nell’arco di meno di due mesi, dopo che lo scorso 10 marzo è stato pubblicato il decreto per la revisione degli istituti tecnici che definisce gli indirizzi, le articolazioni dei quadri orari e i risultati di apprendimento attesi per i diversi percorsi di studio, il mondo degli istituti tecnici è entrato in movimento”, dice il coordinatore nazionale, Cosimo Scarinzi. Che aggiunge: “Il ministero dell’Istruzione ha chiuso le iscrizioni a febbraio costringendo le famiglie a scegliere al buio, in un quadro profondamente modificato rispetto a quello loro presentato in fase di orientamento. Ora sollecita le scuole a predisporre l’organico di diritto in tempi rapidi e senza sapere a quali classi di concorso assegnare le ore previste”. (ANSA).
